LA SQUADRIGLIA VENETA – La Spoleto-Norcia, dalle ruote ferrate a quelle raggiate.

PREMESSA

Mi sento in dovere di iniziare con una premessa senza la quale l’articolo sembrerà senza spina dorsale. La Spoleto Norcia non è un percorso, non è nemmeno una manifestazione o semplicemente una ex linea ferroviaria, è una…entità! Un qualcosa che esiste, che vive di vita propria e intorno alla quale nascono manifestazioni di tutti i tipi ma sempre improntate al rapporto uomo-natura a livello anima.

Abbiamo incontrato chi la fa a piedi in solitaria, chi in bici in compagnia, chi la usa per trovarsi con amici che non vede da decenni, chi tenta record di ascensione in sedia a rotelle, chi la percorre in massa, chi in tranquillità con i bambini e chi imbottito di testosterone su cyber-meccaniche in tracciati Extreme o Randonnè. Per tutti c’è un percorso, probabilmente unico, che grazie a una conoscenza costruttiva senza tempo, ha permesso di unire due città storiche, su cui le parole si sprecano, altrimenti divise da una montagna e da una lunga vallata creata da un fiume torrentizio, ai più sconosciuto, ma sul quale ce ne sarebbe da dire e da fare (ed infatti chi arriva a conoscere questi posti poi parte con la frenesia organizzativa ed entra in loop con l’immaginazione).

 

UN PO’ DI STORIA

La ferrovia Spoleto-Norcia nonostante il dislivello massimo “contenuto” (circa 300 mt) presenta delle caratteristiche plano-altimetriche tali da rientrare tra le ferrovie alpine. Nonostante l’altimetria e lo sviluppo modesto (51km), lungo il suo percorso sono state realizzate 13 stazioni, 24 tra ponti e viadotti e 19 gallerie tra le quali quelle elicoidali della Tassinare e della Vallegiana e quella di valico di Caprareccia di ben 2 km (perfettamente rettilinei da vedere la luce d’uscita ma non raggiungerla mai).

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Il “giro” della Caprareccia
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Particolare del viadotto Caprareccia

Per valicare il Monte Piano, sul versante della Valnerina presenta 5 rampe della pendenza fino al 4,5% con 4 tornanti di cui 3 in galleria (2 elicoidali e una a gomito). Per queste particolarità era nominata il Gottardo dell’Umbria.

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Rampe sul versante della Valnerina
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Vista satellitare dei tornanti e delle gallerie (in rosso)

Inaugurata nel 1926 vide l’ultimo treno transitare nel 1968. Da allora la natura e un po’ di abusivismo si appropriarono di alcuni tratti del sedime fino quasi a farla diventare solo un ricordo.

La rinascita si deve ad alcuni spoletini, tra cui l’attuale Presidente dell’MTB Club Spoleto, che grazie alla loro adolescenza, passata in sella alle prime mtb di fine anni 80 percorrendo avventurosamente quei sentieri e quelle gallerie ufficialmente vietate al transito, quella ferrovia non l’hanno mai dimenticata e divenuti adulti, nel 2008 hanno iniziato a realizzare il progetto di recupero del vecchio tracciato ferroviario. Grazie al loro titanico lavoro (sia fisico per ripulire il tracciato, sia soprattutto burocratico per ottenere permessi e fondi) si arrivò nel 2014 ad avere la percorribilità di 34 dei 51 km della tratta.

Ciò permise nel 2015 lo storico “incontro di Serravalle” tra la Squadriglia Veneta e la Squadriglia Sarda (che Teano, Garibaldi e Vittorio Emanuele II, muti!) dove si verificò tra l’altro l’epica difesa all’arma bianca (coltellaccio ichnuso a serramanico) del banchetto celebrativo a base di salsiccia, pane guttiau e vino Nepente (portati in zaino da Cagliari!!!) dall’assalto di pirati a bordo di gommoni da rafting sulle sponde del fiume Nera.

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Sulla riva del Nera a Serravalle (quasi a Norcia)

Purtroppo con i terremoti del 2016 buona parte del tracciato tra la Valnerina e Norcia è sparito sotto smottamenti e frane e la restante parte chiusa in attesa delle verifiche statiche di gallerie, viadotti e argini (circa 20 km del tracciato costeggiano il fiume/torrente Nera).

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Passaggio lungo il Nera ieri e oggi

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LA MANIFESTAZIONE

Colpiti emotivamente dalla perdita (speriamo momentanea) di tanta bellezza artistica, naturalistica e ingegneristica, la Squadriglia Veneta ha deciso di “adottare” quella tratta e ha deciso di prendere come appuntamento annuale la manifestazione <<La Spoleto Norcia in MTB>>, nata nel 2014 con 700 partecipanti e raggiungente i 2000 partecipanti con le edizioni del 2017 e 2018.

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Griglia di partenza del 2017

Naturalmente queste ultime due edizioni post terremoto hanno visto un percorso nettamente diverso rispetto le prime . Quella del 2017, che potremmo definire della resilienza, per forza di cose ha visto poca sede ferroviaria montana (anche se i soli 20 km di ghiaia calcati tra andata e ritorno lasciano a bocca aperta per i passaggi  sotto e sopra i maestosi viadotti ad archi grazie ai quali si esce dal ventre di un costone per esserne risucchiato dal successivo).

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Parte bassa del “giro” di Caprareccia
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Viadotto del Cortaccione

La necessità di unire i vari pezzi percorribili del sedime ferroviario ha generato un tracciato molto vario che, a discapito della definizione di “cicloturistica”, ha presentato, discese mozzafiato sulla statale 395 con velocità di 50km/h, sterrati ricavati nella boscaglia che ci sentivi ancora l’odore dei cinghiali grufolanti in cerca di tartufi, strappi saliscendi nei borghi medievali che coronano quel tratto ferroviario della valle (Castel San Felice, Santa Anatolia di Narco e Scheggino), salite ormai facenti parte degli incubi dei partecipanti (la “Bastarda” o la “Spaccacore”) ma anche l’ultimo ristoro, degno della terra che lo ospita, a base di salsicce alla brace.

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L’edizione del 2018 è stata ancora più varia, grazie allo stabilizzarsi dell’emergenza terremoto, che ha permesso di destinare uomini e fondi al ripristino di infrastrutture di “seconda importanza”.

Già qualche mese prima della manifestazione era iniziata a girare la notizia che l’ispezione delle gallerie e dei viadotti era iniziato e che ci sarebbe stata la possibilità di poterne percorrere qualcuna del versante valnerino. All’entusiasmo dei partecipanti è seguìto il frenetico lavoro dell’organizzazione per modificare e adattare il tracciato e le altimetrie in base ai tratti ferroviari montani che venivano man mano aperti, col risultato (miracoloso) del tracciato divenuto ufficiale la sera prima della partenza con l’apertura dell’ultima delle gallerie sotto ispezione che ha permesso di percorrere quasi per intero il versante valnerino.

Quel “quasi” però ha trasformato il terzo quarto del percorso in un incrocio tra un Camel Trophy e una edizione di Overland Himalaya perché dopo esserci divertiti nei primi 25 km di percorso tra i famosi saliscendi medioevali, singles tracks naturali e l’attraversamento di un camp di allenamento per le squadre locali di mtb (tecnico ma divertente) ci si è trovati di fronte a un sentiero di montagna improvvisato (tratti fino al 30% di pendenza positiva) allo scopo di poter raggiungere l’inizio del tratto riaperto della sede ferroviaria e dove il mezzo poteva procedere solo spinto (o trascinato) a mano.

 

Situazione simile giunti alla galleria ancora chiusa del valico dove ci si è dovuti inerpicare su una strada forestale per riprendere la Statale a ridosso del valico di Forca di Cerro. A onor del vero e della magnanimità dell’organizzazione, anche l’arrivo doveva essere in salita con traguardo in Piazza Mercato a Spoleto, in pieno centro storico a +80 mt dalla base della città, ma grazie alle varie deviazioni che comunque hanno portato il dislivello totale della manifestazione da 1100mt e a oltre 1300mt, con la mano sul cuore  si è mantenuto il traguardo a quota mura cittadine. Riunitici al traguardo con la <<Medaglia del Finisher>> al collo e repressa malamente una lacrimuccia di commozione per essere arrivati anche questa volta (e non è stato scontato a causa dei crampi dovuti al continuo monta e smonta dalla mtb), ci siamo diretti per il Terzo Tempo presso lo stadio Comunale dove ci aspettava il Pasta Party innaffiato, guarda caso, da un birrificio veneto co-sponsor della manifestazione.

 

CONSIDERAZIONI

La manifestazione ha sicuramente il suo perché, uno tra tutti il fatto di attirare l’attenzione mediatica su queste aree che effettivamente per centinaia di motivi, che non staremo a sindacare in questa sede, sono rimaste oggettivamente in balia di se stesse dopo il terremoto. E il riscontro, anche internazionale, che ha avuto questa edizione ha fatto si che una settimana dopo l’evento siano arrivati ben 30 milioni di euro per il recupero del percorso e delle aree circostanti.

Nonostante ciò il consiglio spassionato che lancio a quanti spero di aver acceso la voglia di provare questa esperienza è di farlo fuori dalla mischia, con lo spirito di abbandonarsi alla natura (anche grazie ai manufatti dell’uomo) e potersi godere con i propri tempi e gusti tutti gli angoli meravigliosi che la Valnerina offre. Al momento ciò non è possibile ma se continuano ad arrivare i fondi e ad andare nelle mani giuste è auspicabile che l’intera tratta venga riaperta entro qualche anno. Nel frattempo il solo ristoro a base di grigliata sistemato sul piazzale della ex stazione di Caprareccia, vale il partecipare alle prossime edizioni de La Spoleto Norcia in MTB.

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Squadriglia Veneta alla partenza
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…e all’arrivo

Alessandro, Erica e Michele

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