LA SQUADRIGLIA VENETA – Il giro della Laguna Nord di Venezia

Il giro della laguna nord è un percorso di quelli che potremmo definire “peace&love”.

Non presenta nessun tipo di difficoltà tecnica ma data la distanza necessita di un discreto assetto sella. Nonostante la mancanza di adrenalina, lascia comunque il segno perché è un viaggio attraverso la natura “naturale” e quella “addomesticata” dall’uomo, è un viaggio nella storia che tocca l’Impero Romano, attraversa la Repubblica Serenissima e ci fa rivivere gli anni della Grande Guerra passando per la dominazione Austriaca, è un viaggio nell’Arte con la A maiuscola perché il finale con la sfilata davanti al Bacino di San Marco, ripaga anche gli indigeni, ormai abituati a tanta bellezza, della fatica fatta.

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Il percorso è un anello circa 100-110 km di cui 13 di navigazione e il resto in sella e si può idealmente dividere in 6 tratte più piccole (più 2 di navigazione).

 

Mestre-Quarto d’Atino.

Si parte dalla “terraferma” veneziana nel nostro caso dalla periferia di Mestre per raggiungere su strade asfaltate secondarie, circondate da campi agricoli, il centro di Quarto d’Altino.

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Qui, volendo, con una piccola deviazione (6 km a/r) si può raggiungere il sito archeologico di Altinum risalente al II sec. a.C. dove si può visitare il piccolo museo contenente  i ritrovamenti più preziosi (anche risalenti al I millennio a.C.) e/o affacciarsi (a gratis dalla strada) sui resti delle antiche vie Romane e sugli altri scavi.

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Un tratto del decumano di Altinum

 

Quarto d’Altino – Portegrandi.

Qui intercettiamo  la Greenway del Sile, una ciclabile su argine che collega Treviso alla laguna. Questo tratto si snoda sulle anse del fiume Sile, il più lungo fiume di risorgiva d’Europa e tutelato come parco naturale.

 

 

Percorsi circa 10 km sulle sue sponde dove un tempo transitavano i buoi che trainavano i barconi controcorrente, arriviamo a Portegrandi, un piccolo centro abitato che secoli fa vedeva il fiume sfociare in laguna.

 

Portegrandi – Caposile

Tutto ciò accadeva prima del 1683 anno in cui la Serenissima deviò il corso del fiume, per impedire l’interramento di quella parte della laguna, realizzando un canale artificiale, noto come Taglio del Sile, che percorre parallelamente la barena fino a congiungersi con un ramo del fiume Piave. E’ proprio sul lembo di terra di pochi metri che divide l’acqua dolce del Sile da quella salmastra della barena che nel 2017 è stata inaugurata una nuova tratta ciclabile che collega Portegrandi a Caposile permettendo a chi la calca di cogliere la singolare bellezza delle aree barenali e provare ad immaginare il tipo di vita che facevano le genti che convissero con questi territori e li plasmarono in quella che per un millennio sarà la Repubblica Serenissima.

 

 

Caposile-Jesolo Paese

A Caposile intercettiamo la ciclovia Gira Piave che da San Donà di Piave accompagna un ramo del fiume sacro alla Patria fino allo sbocco in Adriatico.

Proprio a Caposile nel 1918 venne combattuta la “Battaglia del Solstizio”.

“A novembre del 1917 gli artificieri italiani fecero saltare i ponti e alcuni argini del fiume Piave per fermare la travolgente avanzata dell’Esercito Austroungarico. Tra il 15 giugno ed il 2 luglio 1918 il terribile scontro conosciuto come la ‘Battaglia del Solstizio’ vide gli Austriaci superare il Piave, essere fermati da una difesa disperata ed essere infine ricacciati oltre il Fiume in piena con perdite ingenti da entrambe le parti. 
La Piave Vecchia divenne così la tomba di intere armate, ingoiando tonnellate e tonnellate di materiale bellico e migliaia di cadaveri. Nel solo Cimitero di guerra di Caposile sembra che le salme fossero non meno di diecimila.”

Anche alcuni reggimenti dei Granatieri di Sardegna  presero parte alla furiosa battaglia.

“Scatenatasi in giugno l’ultima grande offensiva austriaca, la Battaglia del Solstizio, la brigata è impiegata per una irruzione sulla riva sinistra del Piave Vecchio a Capo Sile, per creare una testa di ponte verso il ramo del fiume chiamato Piave Nuovo. L’azione, pur fortemente contrastata, riesce ed il I° reggimento il 6 luglio si schiera sulla linea La Trezza-Passo del Palazzetto, alternandosi in trincea con i reparti del II° . Il 30 di ottobre, iniziatasi la battaglia di Vittorio Veneto, essa insegue il nemico ormai in rotta che si ritira verso il Tagliamento. Il 5 giugno 1920, alle bandiere di guerra del I° e II° Reggimento brigata Granatieri di Sardegna viene concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare.”

Lasciando alle spalle la storia, calchiamo questo nuovo tratto che deviando verso est costeggia il confine nord della gronda lagunare sempre accompagnati dalle testimonianze di un trascorso umano passato a dividersi tra acqua e terra.

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A metà strada da Jesolo, dove finisce lo sterrato e si rimonta su asfalto (scarsamente trafficato) possiamo ammirare i resti della Torre del Caigo, fortino doganale dell’Alto Medioevo che controllava l’accesso alla laguna dei mezzi acquei provenienti dai monti.

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Arrivati a Jesolo Paese si può fare una puntatina veloce (8 Km a/r) a Jesolo Lido la famosa zona balneare (mi perdonino il termine gli amici sardi :-)) o approfittare per la pausa pranzo magari in uno dei tanti locali della cittadina. Altrimenti si può proseguire puntando verso sud-ovest, sempre tra il fiume e la gronda lagunare che in queste zone mostrano un continuo susseguirsi di biotopi diversi.

 

 

Jesolo-Punta Sabbioni

Continuiamo a seguire il Sile fino a quando, al confine col comune di Cavallino-Treporti, devia puntando il mare mentre noi torniamo a costeggiare la laguna questa volta su strada asfaltata a medio traffico.

 

Qui per una decina di chilometri passiamo all’ombra di 6 torri telemetriche. Queste ex strutture militari, slanciandosi dal piatto ambiente lagunare, durante il primo conflitto mondiale, venivano utilizzate per l’avvistamento di unità navali e terrestri nemiche e per il calcolo delle coordinate di tiro da inviare alle batterie costiere poste lungo il litorale.

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Giunti invece a Punta Sabbioni passiamo al cospetto del Forte Vecchio, un forte Austroungarico della seconda metà dell’ottocento (rimaneggiato durante la 1^ Guerra mondiale dal Regio Esercito Italiano) che a differenza di oggi, all’epoca si trovava affacciato sul corridoio acqueo della laguna e difendeva l’accesso a Venezia con 18 postazioni di artiglieria.

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Siamo a questo punto giunti alla fine della tratta pedalabile. Se l’orario della motonave lo permette, ci si può spingere fino al faro che segna l’inizio della diga foranea della bocca di porto oggi fortemente “devastata” dalla realizzazione del M.O.S.E che ha riversato in acqua migliaia di metri cubi di cemento (sconvolgendo in alcune zone il delicatissimo equilibrio raggiunto in centinaia di anni di flussi e riflussi delle maree). Guardando il mare sulla sinistra si sviluppa il litorale balneare che porta fino a Jesolo mentre sulla destra, al di là della bocca di porto c’è l’isola del Lido di Venezia con le sue altrettanto rinomate spiagge, anche se per problemi di collegamento, frequentate più dai locali che dai “foresti”.

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Faro di Punta Sabbioni
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Faro del Lido

 

Punta Sabbioni – Lido di Venezia

Dall’imbarcadero (approdo dei mezzi nautici) ci imbarchiamo sulla motonave che ci permette di attraversare il canale che ci divide dall’isola del Lido. Essendo un mezzo prevalentemente adibito al trasporto di persone, l’imbarco di biciclette è di solito limitato al numero di 2-3 pezzi e subordinato al consenso del comandante, di positivo è che la cadenza di partenze è discreta (ogni mezz’ora) per cui eventualmente basta aspettare un po’.

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In questa traversata passiamo davanti ad un altro gioiello storico della Repubblica Serenissima, il Forte di Sant’Andrea. Posto proprio di fronte all’ingresso dal mare, era una cannonniera direttamente puntata sui malintenzionati e le sue 40 bocche da fuoco sistemate a pelo d’acqua era un ottimo deterrente che veniva mostrato appositamente durante le visite degli ambasciatori stranieri. Gli unici a sfidarlo furono i Napoleonici che nel 1797 alla vigilia della caduta della Repubblica Serenissima, tentarono di forzare l’accesso alla laguna perdendo la nave Le Liberateur d’Italie  e il suo comandante.

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Lido di Venezia – Venezia

Giunti a Lido rimontiamo in sella per un paio di chilometri per raggiungere l’attracco del Ferry boat. Qui problemi di posto non ce ne sono per cui imbarcata la mtb si prende posto e ci si gusta lo spettacolo sfliando per tutta la Riva degli Schiavoni fino a giungere davanti a Piazza San Marco, poi si imbocca il canale della Giudecca dove possiamo ammirare la Punta della Dogana con i suoi ex magazzini e la chiesa della Salute e il Molino Stucky (oggi un hotel) alla fine del canale.

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Piazza San Marco
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Punta della Dogana con alle spalle la chiesa della Salute e alla destra il Canal Grande
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Il Molino Stucky

 

Venezia – Mestre

Sbarcati sull’Isola del Tronchetto rimontiamo in sella e dopo un paio di chilometri su sede promiscua discretamente trafficata, raggiungiamo il ponte translagunare che da un paio d’anni è stato “ammodernato” con l’installazione di una passerella ciclo-pedonale a sbalzo sull’acqua che permette di raggiungere in sicurezza la parte del ponte già prima percorribile separatamente dalla sede stradale.

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Terminato il ponte, la ciclabile ci accompagna fino alla periferia di Mestre e da li per strada o per campi si raggiunge la propria meta.

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