Quest’escursione rientra nella categoria che ormai è diventata un classico delle nostre uscite nella bella stagione, ovvero quella delle “notturne”. Tutti noi della banda ci siamo attrezzati di fari con una buona potenza, che grazie alla tecnologia-led pesano meno di 500g, compreso il pacco-batterie, e forniscono un’illuminazione eccellente per poter pedalare in sicurezza, anche in discesa.
Le nostre escursioni notturne hanno lo scopo principale di consentirci di pedalare in compagnia anche nei periodi più caldi dell’anno (quando le escursioni diurne, qui in Sardegna, sono molto più faticose e molto meno belle). Di norma si svolgono lungo itinerari campestri, per poi concludersi dopo un paio d’ore in birreria, dove si finisce per tirar tardi tra quattro chiacchiere e una birra.
Questa notturna invece è stata diversa, perché si è svolta all’interno della riserva del WWF di Monte Arcosu. Pedalare tra i boschi, avvolti dal buio più assoluto, circondati solo dai profumi della vegetazione e dai rumori degli animali selvatici, è stata un’esperienza unica, difficile da descrivere con le parole.

Siamo partiti al tramonto da Assemini, e la prima mezz’ora di pedalata, che ci ha portato alle pendici di Monte Arcosu, si è svolta con ancora un po’ di luce mentre attraversavamo gli sterrati in territorio di Uta. Giunti alla chiesetta campestre di Santa Lucia, abbiamo modificato il nostro programma (che a quel punto avrebbe previsto il rientro) decidendo di proseguire verso la riserva del WWF.


L’escursione al WWF è un classico per chi vive ad Assemini, costituendo una sorta di “battesimo” della mountain bike che segna il passaggio dalle semplici pedalate in campagna alle escursioni “vere”. Di notte, però, nessuno di noi aveva mai pedalato dentro la riserva.
Ciò che più colpisce, immersi nel buio e nel silenzio, sono i profumi della vegetazione che l’olfatto “notturno” sembra amplificare, e i rumori degli animali che popolano il bosco, che mostrano chiaramente che, la notte, la fauna selvatica è in piena attività.



Siamo saliti lungo la strada che conosciamo a memoria, e in un tempo che ci è apparso breve (a riprova del fatto che la notte altera la percezione di spazio e tempo) ci siamo ritrovati quasi senza accorgercene alla foresteria superiore. A questo punto, abbiamo scattato giusto qualche foto, per poi prendere la via del rientro (anche perché erano già le undici di notte).

La discesa è stata piuttosto veloce, anche perché l’intensità luminosa dei fari ci ha garantito un’ottima visibilità. Per certi versi, trattandosi di un percorso tortuoso senza lunghi rettilinei, il fascio di luce concentrato sul piano stradale ci ha consentito di “vedere la strada” meglio che di giorno (quando la presenza di ombre e riflessi può rendere meno evidenti le irregolarità del fondo stradale).


Nell’ultimo tratto di strada all’interno della riserva, la Natura ci ha voluto dare una sorta di dimostrazione di forza (rimettendo biker e animali selvatici ciascuno al proprio posto): un cervo ci è apparso all’improvviso a bordo strada e, spaventato, è letteralmente volato in salita, a una velocità che noi avremmo avuto difficoltà a raggiungere anche in piano, ricordandoci con quel gesto di pochi secondi tutti i nostri limiti.

Il rientro ad Assemini è avvenuto lungo la vecchia strada che attraversa Macchiareddu, e nel buio della notte perfino gli impianti industriali della zona apparivano affascinanti con le loro luci (la direzione del vento ci ha risparmiato di farcene apprezzare il “profumo”).
Quando siamo rientrati alla base era mezzanotte e mezza, ormai tardi per far tappa in birreria, ma probabilmente è stato meglio così, chiudendo con un semplice saluto una notte che ci ha lasciato la sensazione di aver vissuto un’autentica magia. E’ stato inevitabile chiedersi, mentre si apriva la porta di casa, se fosse stato realtà o sogno il fatto che, solo un’ora prima, attraversavamo la notte, soli tra boschi e montagne con la nostra mountain bike.
