TRA LAGHI E FIUMI: PEDALANDO TRA L’OMODEO E IL TIRSO

Quest’escursione, grazie alla formula “treno+bici”, si è svolta percorrendo un itinerario “da punto a punto” (ovvero, senza la necessità di chiudere il giro nello stesso punto in cui lo si era iniziato, per recuperare le auto). Il ritrovo è stato in quella che è ormai la “nostra” stazione, a Decimomannu, dove abbiamo preso il treno che ci ha portato fino ad Abbasanta.

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La mappa dell’escursione
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In treno verso Abbasanta

A questo punto, dopo la colazione al bar della stazione, è cominciata la nostra escursione. La prima tappa è stata la splendida chiesetta di Zuri che, al tempo della realizzazione del bacino artificiale del Lago Omodeo, venne smontata pietra per pietra (altrimenti sarebbe stata sommersa) e ricostruita in uno splendido punto panoramico che domina il lago.

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Viste lacustri
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La chiesetta di San Pietro a Zuri
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Turismo cicloreligioso
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Panorama da Zuri

Scattate un po’ di foto, abbiamo proseguito lungo la veloce discesa che porta fino al lago, per poi proseguire lungo la strada che, costeggiandone la sponda occidentale, costituisce uno splendido itinerario cicloturistico immerso nel verde.

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Il Lago Omodeo
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Si pedala lungo la panoramica strada che costeggia il lago
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La vallata si trasforma in gola, chiusa tra le colline
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Il gruppo avanza
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Il verde paesaggio che avvolge il lago

Dopo circa 10km di panorami lacustri, siamo arrivati alla vecchia diga di Santa Lucia, splendida opera idraulica e architettonica (erano tempi in cui si curava anche l’estetica delle infrastrutture) costruita un secolo fa, quando il lago Omodeo risultò essere il bacino artificiale più grande d’Europa. L’abbassamento del livello dell’acqua a valle della diga (da cui inizia il nuovo invaso, ottenuto con la costruzione della nuova diga, 6km più a sud) ci ha consentito di scendere fino ai piedi dello sbarramento, da cui si ha una vista particolarmente suggestiva, trovandosi davanti quello che appare come un antico castello che si affaccia sull’acqua.

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Vista “aerea” della vecchia diga di Santa Lucia
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La diga, simile a un castello, in un gioco di specchi lacustri
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Il viadotto che attraversa il lago

Abbiamo quindi proseguito lungo il percorso fino alla nuova diga, decisamente meno affascinante della vecchia, dato che si presenta come la solita banale (sotto il profilo estetico) muraglia in cemento armato. Da quel punto, il Tirso riprende ad essere un fiume, e noi ne abbiamo seguito il corso raggiungendo l’antica Forum Traiani, ovvero Fordongianus, autentico gioiello archeologico nel cuore della Sardegna.

Poiché l’orario era quello del pranzo, non abbiamo voluto sottrarci al rito quotidiano e, “apparecchiata” una panchina, ci siamo dedicati a reintegrare un po’ di energie, anche grazie alla bottiglia di Nepente che Carlo ha tirato fuori dallo zaino…

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Bikers & Nepente
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Il Tirso attraversa Fordongianus

Lasciata Fordongianus, e superato qualche sali-scendi, il paesaggio è decisamente cambiato, e sotto le nostre ruote le colline hanno lasciato spazio, metro dopo metro, alla piana che arriva fino al mare.

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La pianura verso Oristano

Dopo aver attraversato i paesini che sorgono lungo il corso del fiume, siamo arrivato abbastanza rapidamente alla stazione FS di Oristano (quest’ultimo tratto del percorso è tutto in falsopiano). Il bar della stazione, come ogni volta che le nostre escursioni si concludono qui, ci ha consentito di scambiare quattro chiacchiere davanti a una birra, nell’attesa che arrivasse il nostro treno.

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L’arrivo in stazione

Saliti quindi sulle nostre automotrici, in appena cinquanta minuti siamo arrivati a Decimomannu, da dove poi ciascuno è rientrato alla propria base.

Considerazioni sull’escursione: si tratta di un itinerario facile (58km e 510m di dislivello positivo), con pendenze tutt’altro che proibitive (inferiori al 5%) e che si sviluppa in buona parte su asfalto. Il percorso può quindi esser considerato ideale per il cicloturismo, consentendo la vista, specie nel primo tratto, di panorami di grande bellezza. Visto il basso livello di difficoltà, è adatto a chi è agli inizi con la mountain bike, perché gli consente di sperimentare la formula “treno+bici” che, come detto altre volte, rende anche la semplice uscita di un giorno equiparabile a un vero e proprio viaggio.

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