In passato avevamo già percorso alcune tratte di questo tracciato ferroviario, ma stavolta abbiamo deciso di effettuare un “viaggio” completo lungo le Meridionali, andando dalla stazione FMS di Siliqua, posta davanti alla stazione FS, fino alla stazione di Carbonia, un tempo snodo importantissimo per il trasporto di minerali.
La linea FMS, per quanto raggiungesse una quota massima di appena 290m alla stazione di valico di Campanasissa, nella tratta tra Siliqua e Narcao può essere considerata un’autentica ferrovia di montagna, con passaggi sopra alti ponti in pietra e attraverso trincee scavate nella roccia. Da Narcao, poi, la ferrovia scende lentamente verso il mare, attraverso un dolce paesaggio collinare.
Oggi quella ferrovia sarebbe stata un’eccezionale attrattiva turistica, collegata in tre punti (le stazioni di Siliqua, Carbonia e Iglesias) alla rete FS, e raggiungibile in treno da Cagliari in meno di 30’ (solo considerando i crocieristi, sarebbe stata la loro meta privilegiata per 365 giorni all’anno).
Noi l’abbiamo ripercorsa in una splendida giornata soleggiata di inizio primavera, raggiungendo in sella alle nostre mountain bike la stazione di Siliqua (21km da Assemini, passando per Uta e percorrendo quella che era la vecchia ss130), un tempo capolinea delle FMS, per poi cominciare la nostra “strenata” lungo l’antica linea ferroviaria.

La prima attrattiva lungo il percorso è il Castello del Conte Ugolino della Gherardesca, ubicato su una rocca panoramica che domina la piana sottostante e consente di spaziare con lo sguardo per decine di chilometri sul Campidano e i monti circostanti.

Superato il castello, la ferrovia comincia a salire, con pendenza costante del 3%. E’ a questo punto che abbiamo percorso uno dei tratti più suggestivi dell’intero percorso, in cui il tracciato si è col tempo trasformato in un sentierino (o, per chi parla solo inglese, single-track), largo appena mezzo metro e chiuso dalla vegetazione, in cui la pedalata è resa ancor più faticosa dalla ghiaia della massicciata, ancora interamente presente. La fatica è stata comunque ripagata dalla bellezza del pedalare all’interno di gallerie d’alberi, in punti dove appare oggi quasi impossibile che un tempo ci potessero passare i treni.




Abbiamo quindi proseguito, seguendo il tracciato lungo la strada asfaltata in quanto la sede ferroviaria, che corre su un terrapieno parallelo alla statale, è impraticabile a causa della vegetazione cresciutavi nel tempo.

Siamo così giunti al valico di Campanasissa, dove la stazione ferroviaria è stata recuperata e adibita a punto ristoro (e, in prospettiva di un utilizzo cicloturistico del tracciato, la sua posizione è strategicamente eccezionale).

A questo punto è cominciata la discesa verso il lago di Bau Pressiu, bacino artificiale la cui realizzazione spezzò in due la ferrovia (interrotta in quel punto per destinare la sua sede al passaggio della strada, che prima correva più a valle, nel terreno allagato dal nuovo invaso), decretandone l’inizio della fine (nel 1969 fu cancellata la tratta Siliqua-Narcao, mentre nel 1974 venne chiuso anche il resto della linea).
Dopo due chilometri da Campanasissa, in corrispondenza di una casa cantoniera, abbiamo imboccato quello che è, senz’altro, il tratto più bello di tutta la ferrovia (e di tutte le linee dismesse della Sardegna). Superata una galleria di poche decine di metri, abbiamo cominciato a pedalare su tratti in terrapieno che si affacciano nelle vallette sottostanti, per poi arrivare a una successione di ponti, da uno dei quali, alto circa 30 metri, si ha letteralmente l’impressione di volare sulla valle sottostante.







Abbiamo quindi proseguito, lasciando il tracciato ferroviario per circa 2km prima di giungere a Terrubia, dove è ancora presente la stazioncina col deposito d’acqua per le locomotive. Esattamente di fronte alla stazione, si trova un piccolo bar in cui abbiamo fatto la nostra sosta di metà escursione, bevendo una birra all’ombra di un albero stracarico di limoni, con la netta sensazione di trovarci in un luogo in cui il tempo scorre a una velocità diversa.


Da qui in avanti, il tracciato ferroviario si snoda lungo un tranquillo itinerario collinare che, tra il verde di un’incombente primavera, ci ha condotto fino a San Giovanni Suergiu, un tempo importante nodo ferroviario da cui la linea si diramava nelle direzioni di Calasetta e Iglesias.



Attraversato il paese, abbiamo imboccato la pista ciclabile realizzata (splendidamente) sulla sede ferroviaria, giungendo dopo circa 7km alla stazione FS di Carbonia, giusto in tempo per bere una birra al bar della stazione, e quindi rientrare in treno alle nostre “basi”.


Considerazioni sull’escursione: l’itinerario unisce al fascino dei luoghi quello del pedalare lungo un percorso su cui fino a poco più di quarant’anni fa correvano (si fa per dire!) i treni delle FMS. L’escursione può essere considerata di media difficoltà in quanto a impegno fisico poiché, per quanto il dislivello sia abbastanza limitato (meno di 400m complessivi), in alcuni tratti si pedala sulla ghiaia della vecchia massicciata ferroviaria, il che è piuttosto faticoso, specie in salita. Sotto il profilo tecnico, per quanto gran parte dell’itinerario sia privo di difficoltà, i tratti in cui si pedala sulla ghiaia richiedono una buona padronanza della mountain bike. Inoltre, i passaggi sui ponti vanno effettuati con attenzione, dato che non sono presenti i parapetti e, anche in quei tratti, il fondo stradale è ghiaioso e richiede un controllo continuo del mezzo per evitare sbandate (chi non si sentisse abbastanza sicuro, è meglio che sui ponti proceda a piedi). In definitiva, si tratta di un’ottima escursione in assoluto, e particolarmente adatta per coloro che, raggiunto un buon livello di allenamento coi “soliti giri”, vogliano immergersi nella natura lungo un itinerario di grande interesse paesaggistico e storico-culturale.
