PLANANDO A CALA LUNA

IL VIDEO

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La banda al completo, svalicato il passo di Genna Silana, si appresta a scendere verso Urzulei, da dove parte il sentiero per Cala Luna
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…e infine, fu Cala Luna…
mappa Cala Luna
La mappa del raid

Ci sono le belle escursioni, quelle classiche, quelle divertenti. E poi ci sono le escursioni memorabili, di cui a distanza di anni si ricordano perfettamente sensazioni, emozioni, fatica, e sono le escursioni come quella che ci ha portato fino a Cala Luna. Questo luogo incantevole è visitato ogni anno da decine di migliaia di persone, ed è probabilmente l’angolo di paradiso più conosciuto di tutta la Sardegna, eppure… eppure arrivarci con le proprie gambe, su una mountain bike, dopo aver percorso sessanta chilometri lungo un itinerario duro che, negli ultimi dieci chilometri, diventa durissimo sia tecnicamente che atleticamente, ti consente di scoprire un luogo che non ha niente a che vedere con la magnifica cartolina nota in tutto il mondo. Svalicare Genna Silana, percorrere le sterrate che da quasi mille metri d’altezza ti fanno volare sul mare, buttarsi in picchiata su ripide pietraie e sentieri sconnessi che in otto chilometri giungono fino alla baia, regala emozioni che danno un’altra luce, un altro colore a Cala Luna o, molto più semplicemente, consentono di vederne la sua vera essenza. E’ come viaggiare dentro la sua anima, scoprirne i segreti più nascosti, e niente di tutto ciò potrà mai essere colto, e nemmeno lontanamente immaginato, da chi sbarca sulla baia da uno dei tanti barconi che nei mesi estivi vi scaricano sopra migliaia di turisti. Cala Luna, quella vera, è tutta un’altra cosa…

La nostra escursione, come è sempre in questi casi, era cominciata già tanto tempo prima, quando esaminando una delle mappe messe a disposizione dall’Ente Foreste avevo notato la presenza di un sentiero che, dal Supramonte di Urzulei, scendeva fino a Cala Luna. Avrei scoperto più tardi che altri biker avevano già percorso quella via, ma allora non lo sapevo e così avevo disegnato la traccia gps utilizzando la mappa e Google Earth (strumento che negli ultimi anni ho trovato eccezionale, unito alle care vecchie carte, per tracciare nuovi percorsi).

Già tre anni fa avevamo fatto una prima escursione in direzione Cala Luna, partendo da Baunei e fermandoci a 4,5km dalla meta, in quanto avevamo valutato che non saremmo riusciti a rientrare prima che facesse buio (quella volta, era previsto di rientrare per la stessa strada dell’andata, ma ripercorrere a ritroso gli 8km che giungono fino al mare sarebbe stato un massacro di cui non eravamo ben consapevoli, per cui l’approssimarsi della notte fu provvidenziale per evitarcelo).

Tornando alla nostra escursione, e passando alla cronaca, la sua pianificazione è cominciata circa due mesi fa. Le escursioni che l’hanno preceduta son state utilizzate come allenamento; allenamento per la testa, ancor più che per le gambe, perché in percorsi così duri l’energia fisica dopo un po’ si esaurisce, e l’unica cosa che consente di continuare ad avanzare è la forza mentale (insomma, quella cosa che o si impara da bambini o non la si imparerà mai più, e che si chiama spirito di sacrificio).

La data prescelta è stata il 7 maggio, al centro della Primavera, quando la Sardegna si copre di prati fioriti e appare più bella che mai (con buona pace di chi l’assalta ad Agosto, trovandola ingiallita e arsa dal sole, ignorando che per nove mesi all’anno l’Isola è completamente coperta di verde).

Purtroppo qualcuno della banda non ha potuto partecipare a causa di altri impegni, ma alla fine ci siamo ritrovati con un gruppo abbastanza numeroso, composto da sette persone, tra cui anche la “Squadriglia Veneta” che, da Mestre, ci ha raggiunto nell’Isola.

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La “Squadriglia Veneta”, ovvero Michele e Alessandro, in partenza dall’aeroporto di Treviso

La “scuderia” di mountain bike utilizzate per l’occasione è stata quanto di più eterogeneo possa incontrarsi: una trail 27” full, due 29” front da xc, due 26” front e… due 26” rigide! Nelle “considerazioni sull’escursione”, in coda all’articolo, descriverò il comportamento delle quattro diverse tipologie di mtb, e come vedrete molti luoghi comuni da “spot commerciali” verranno smentiti dai fatti.

Per poter partire di buon mattino, siamo arrivati a Cala Gonone la sera precedente, pernottando in un confortevole (ed economico) albergo sul lungomare. Così domenica 7 maggio, alle 7 del mattino, eravamo già tutti “giù dalle brande”, pronti ad affrontare il raid.

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Alla partenza, a Cala Gonone, soffiava un fortissimo Maestrale che rovesciava le bici

La nostra è una banda che di omogeneo ha solo l’amicizia reciproca, vero e fondamentale collante del gruppo, mentre per il resto è quanto di più eterogeneo si possa incontrare, e questo vale anche per il livello di allenamento di ciascuno di noi. Così, per ritrovarci tutti alla stessa ora al Passo di Genna Silana, c’è chi ha evitato la rampa iniziale di 7km, partendo da dopo la galleria; chi invece è partito in anticipo in modo da poter pedalare al proprio passo; e infine in un paio siamo partiti per ultimi (ma, col senno di poi, probabilmente avremmo fatto meglio a “concederci” 15-20 minuti in più, per risparmiarci la gamba per gli ultimi 22km su sterrato).

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Si esce da Cala Gonone

L’asfalto è, notoriamente, il terreno più noioso per una mountain bike. Fortunatamente, però, la ss125 fa eccezione alla regola, e i panorami che è possibile ammirare nel tratto da noi percorso sono, letteralmente, grandiosi.

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Si parte subito in salita
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Panorama su Cala Gonone dall’imbocco della galleria, a quasi 500m di quota
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Gli ultimi metri di Massimo lungo la rampa di 7km tra Cala Gonone e la galleria
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Si attraversa la galleria

Mentre nei primi 7km, tra Cala Gonone e la galleria, le pendenze sono costantemente al 7% (e affrontarle a freddo non è l’ideale), nei 18km lungo la ss125 che conducono a Genna Silana la pendenza media è del 3%, con punte mai superiori al 5%.

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Il giorno prima è passato il Giro d’Italia
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Lungo la ss125 è un susseguirsi di panorami maestosi
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Michele alle prese con selfie e controselfie
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Alessandro viaggia lungo l’Orientale Sarda
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Anche i pinnacoli son stati addobbati di rosa
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Ombre ciclistiche
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Sprazzi di atavica saggezza lungo l’asfalto

Superato il dislivello di oltre 1000m su asfalto, siamo arrivati più o meno in contemporanea al valico intorno alle 11, in perfetto orario con la tabella di marcia. Ovviamente, anche in perfetto orario con una sosta al bar posto di fronte alla cantoniera di valico, per cui abbiamo provveduto a reintegrare le energie bruciate con delle miracolose Ichnusa fresche, offerte da Massimo che proprio in questo giorno ha compiuto gli anni (e ha scelto un modo decisamente originale per festeggiarlo!).

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Gran Premio della Montagna al valico di Genna Silana
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Atmosfere di valico alpine
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Lo stormo dei Bi(ke)plani in formazione completa a Genna Silana
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Il “saloon” di valico
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Massimo ha festeggiato in modo decisamente originale il suo compleanno

Concluso il “bar-stop”, abbiamo percorso i 10km, tutti di discesa, che portano fino al bivio per Urzulei, per poi percorrere gli ultimi 3km su asfalto, in salita, che ci hanno condotto fino al bivio da cui parte il percorso che, in 22km, conduce a Cala Luna.

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Si riparte, direzione Urzulei
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Da qui cominciano i 22km di sentiero per Cala Luna

I primi 14km di sterrato presentano un buon fondo stradale, percorribile anche in auto (con le dovute cautele). Inizialmente ci sono alcuni strappi in salita, il più impegnativo dei quali è lungo 800m con pendenze del 10-12%, che portano fin quasi a 1000m di quota, con viste splendide sul mare che si ha la sensazione di sorvolare, tanto è vicino in linea d’aria.

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Si sale lungo la rampa che porta fin quasi a 1000m di quota
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Si procede in formazione compatta
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Una parte della banda si “autoritrae”
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Quando la pietra si fa arte
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Dai 1000m del Supramonte il mare dista pochi passi, e da lassù è come sorvolarlo
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Ci si prepara alla discesa

Si affrontano poi delle discese veloci che portano fino all’inizio del sentiero di 8km che scende a Cala Luna. E qui comincia ancora un’altra storia…

Il primo tratto inizialmente è in salita, per poi proseguire con vari saliscendi tenendosi sui 600m di quota. Ma ciò che caratterizza questi primi 3,5km è il “fondo stradale”, coi sassi di calcare che lo ricoprono totalmente, rendendo faticosa la pedalata anche in piano, e richiedendo abilità nel condurre la bici nelle discese (con pendenze spesso superiori al 20%). Pedalare su queste pietre chiare, che tintinnano sotto le ruote, è surreale e bellissimo insieme.

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Cominciano i 3,5km di pietraia
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Quando si comincia a scendere, il sentiero cambia nuovamente

Mentre si pedala sui sassi, si susseguono panorami meravigliosi, fino a giungere, dopo 3,5km, al termine di questo altipiano coperto di sassi.

A questo punto, lo scenario cambia ancora una volta: dai 600m di quota, il sentiero si butta in picchiata verso il mare, con pendenze che vanno dal 15 al 30%, e il fondo stradale si presenta molto impegnativo: nel primo tratto è quasi sabbioso, con numerosi solchi longitudinali creati dalle acque piovane; più avanti le forti pendenze e le pietre affioranti richiedono ulteriore abilità tecnica. Peraltro, le piogge invernali hanno segnato parecchio il tracciato, aumentandone la difficoltà (e, chiaramente, il divertimento nell’affrontarlo in sella!).

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Le piogge invernali hanno pesantemente segnato il sentiero, specie nei tratti più ripidi con pendenze fino al 30%
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Più si scende e più il sentiero è dissestato
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Per percorrere in sella gli ultimi 8km occorre una buona padronanza del mezzo
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Benvenuti nel Far West Supramonte
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E intanto Massimo continua coi “festeggiamenti” del suo compleanno

Si giunge così, quando mancano 1,2km a Cala Luna, a un ultimo breve tratto di salita cui segue l’ultima discesa, su un fondo particolarmente sconnesso e anch’esso ulteriormente rovinato dalle piogge invernali.

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Ormai manca circa 1km a Cala Luna
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Il paradiso appare davanti ai nostri occhi
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Alessandro è ormai a pochi metri dalla meta

Sono le ultime fatiche, dopodiché… Cala Luna!! Per la verità, il primo “punto d’interesse” che si incontra è il bar, a circa 200m dalla spiaggia, dove saremmo tornati più tardi per “brindare all’atterraggio”. Percorso il vialetto ben curato che conduce fino al mare, l’attraversamento della passerella che supera il laghetto è stato l’ultimo passo prima di planare sulla spiaggia.

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Si attraversa la passerella che conduce in spiaggia
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L’atterraggio
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Fotografando fotografi
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Carlo ha decisamente potuto collaudare forcella e ammortizzatore della sua full
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Stefano ha appena stabilito il record del mondo di cadute dalla mtb

Lungo il sentiero degli ultimi 8km, la banda si è divisa e ciascuno ha proceduto col suo passo, per cui c’è voluto un po’ di tempo prima che fosse nuovamente radunata al completo alla meta. A quel punto, i tavolini del bar sono stati la nostra sala d’attesa, chiaramente in compagnia delle birre più buone del mondo (a Cala Luna anche l’acqua, le Brioss, i panini e le caramelle erano le più buone del mondo, visto quanto ci è costato conquistarci l’atterraggio sulla spiaggia).

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Il bar di Cala Luna
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Una birra al bar è d’obbligo

Alle cinque e mezza, arrivato il barcone, abbiamo portato su le bici per raggiungere Cala Gonone via mare, lungo un tragitto anch’esso talmente bello che, da solo, vale una vacanza nel Golfo di Orosei.

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Prima dell’imbarco (manca Carlo, partito col barcone precedente)
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L’arrivo del barcone
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Si sistemano le bici
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Si rientra
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Crocieristi…
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Si passa accanto alle Grotte del Bue Marino
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Si sbarca a Cala Gonone e si rientra a casa

E’ così arrivato il momento del rientro, e saliti sulle auto abbiamo portato via con noi i fedeli bi(ke)plani, gli zaini, carabattole varie, e una storia da raccontare…

Alla prossima!

Stefano Tuveri

Considerazioni sull’escursione: si tratta di un’escursione molto impegnativa, sia sotto l’aspetto fisico che tecnico. Non traggano in inganno le cifre (60,6km, 1380m D+), che sono comunque da escursione impegnativa, perché gli ultimi 8km, per quanto in piano e poi in discesa, sono impegnativi fisicamente quanto la salita, specie per chi usa mtb senza ammortizzatore posteriore e deve quindi fare tutti gli 8km in “fuorisella” per utilizzare le gambe come ammortizzatore. Dal punto di vista tecnico, poi, gli ultimi 8km richiedono abilità nel saper “tenere la bici” per riuscire a percorrerli in sella: pietraie, sentieri sconnessi con pietre smosse e massi affioranti, specie se con pendenze costantemente oltre il 20%, richiedono capacità di guida, cui chiaramente ci si può allenare nel caso non la si possieda ancora; l’alternativa è affrontare 8km a piedi, percorrendo in sella giusto qualche centinaio di metri dove il sentiero ha un fondo quasi regolare.

Considerazioni sulle mountain bike utilizzate: quest’escursione si presta, più delle altre, a dimostrare il fatto che “la mountain bike migliore” non esiste. Il percorso è talmente vario che, per affrontarlo al meglio, si dovrebbero alternare almeno quattro tipologie di bici diverse. E’ indubbio che una full da trail come quella di Carlo dia un vantaggio negli ultimi 8km, così come le due mtb rigide (ebbene si, anche le “rigide” consentono di affrontare qualunque escursione, addirittura anche quella di Cala Luna) usate da Michele e Alessandro si trovano avvantaggiate nel lungo tratto su asfalto. Le front 29” di Enrico e Beppe rotolano meglio delle altre sulla pietraia, e le front 26” mia e di Massimo consentono un’agilità da sfruttare sullo sterrato e, in particolare, nelle difficoltà tecniche degli ultimi 8km.

Nota a margine: durante l’escursione mi si è inchiodata la forcella, che adesso ho qui smontata nel “reparto grandi manutenzioni”, per cui ho affrontato tutto lo sterrato, e in particolare gli ultimi 8km, con una mtb di fatto “rigida”; vi assicuro che, per quanto sia faticoso ammortizzare con braccia e gambe al posto della forcella, si  scende in sella anche su sentieri come questi, come del resto sanno tutti coloro che hanno iniziato con la mtb tanti anni fa su bici rigorosamente rigide, affrontando qualunque tipo di percorso; che sia impossibile farlo, e bene, sono ennesime balle da spot commerciale.

Personalmente ritengo che ciascuno debba scegliere la propria mountain bike in base alle proprie esigenze, perché, se è vero che non esiste “la mountain bike migliore”, esiste invece “la mountain bike migliore per le proprie qualità” (estremizzando: finché non impari ad andare sullo scassato, usa una rigida così impari a domare una bici, che altrimenti una full sarebbe solo peso in più da portarti appresso a piedi), e credo che questa semplicissima norma di buon senso consenta a ciascuno di fare al meglio quello che è il fine principale dell’arrancare sui pedali: divertirsi!

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Un doveroso omaggio alle mtb “full rigid”, e a Michele e Alessandro che le hanno condotte fino a Cala Luna

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