DIMENSIONIAMO LA TRASMISSIONE DELLA MOUNTAIN BIKE IN BASE ALLE NOSTRE CARATTERISTICHE – 3^ PARTE

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3^ PARTE: OTTIMIZZIAMO LA SCELTA DEI RAPPORTI PER UNA BIKER

seconda parte: la scelta dei rapporti da installare

La volta precedente avevamo dimensionato la trasmissione per un biker agli inizi (o comunque con una condizione fisica bassa), e successivamente avevamo fatto la stessa operazione per un biker che disponesse di una potenza superiore di circa il 30% (che potrebbe essere lo stesso biker del primo caso, che passando da una a due uscite settimanali avesse migliorato le proprie condizioni atletiche). Avevamo così visto come il secondo biker, scegliendo  opportunamente  i rapporti della propria trasmissione, potesse di fatto affrontare qualunque tipologia di percorso da mountain bike (a differenza del primo biker, che andava in crisi quando le salite superavano  il 10%, e si vedeva precluse le rampe al 15% senza che esistesse trasmissione che potesse aiutarlo, a causa di  una potenza disponibile troppo bassa).

Vi avevo promesso che in questo nuovo articolo ci saremmo dedicati alle tante donne che praticano la mountain bike, e quindi stavolta il biker che ci farà da modello per la nostra analisi sarà… una modella, ovvero una biker.

Nello specifico, dedicherò quest’articolo alle biker che partecipano alle escursioni del nostro gruppo. Da alcuni mesi, infatti, alcune nostre escursioni sono “aperte”, ovvero sono invitati a partecipare anche i biker che non fanno parte del nostro gruppo, e circa la metà di coloro che ci hanno fatto compagnia in queste uscite sono donne.

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Foto di gruppo durante l’escursione lungo la Ferrovia della Marmilla, cui hanno partecipato tante biker

Queste escursioni sono di livello medio-facile per quanto riguarda l’impegno fisico, e uno dei requisiti richiesti è quello di avere una condizione atletica che consenta di pedalare a 20-22km/h in un’uscita d’allenamento di 2h su percorso  pianeggiante. Molte delle biker che partecipano alle nostre escursioni hanno tuttavia una preparazione atletica ben superiore, per cui noi adesso considereremo il caso di una biker che va a 20-22km/h in piano, e di una che va a 24-26km/h.

La prima considerazione da fare è che queste due biker ricadono perfettamente nei due casi visti nell’articolo precedente. Le trasmissioni adatte a queste due biker saranno, pertanto, le stesse viste la scorsa volta.

Detto in questo modo, sembrerebbe quindi che l’argomento sia già chiuso, ma in realtà ci sono alcune importanti considerazioni da fare relativamente al diverso modo di usare i rapporti tra “un” e “una” biker.

La scorsa volta avevamo visto come esistano due modi di pedalare: “in agilità” e “di forza”. Per una biker, pedalare “di forza” potrebbe presentare qualche controindicazione quando si affrontano dei tratti con pendenze di un certo impegno, diciamo dall’8% in su. Questo è dovuto al fatto che, quando si pedala in salita, si è costretti a lavorare non solo con le gambe, ma anche con le braccia.

Vediamo quali sono i motivi (perché sono più d’uno) per cui in salita si usano le braccia.

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L’ascesa al Monte Rasu (Bono – SS), in questo caso affrontata durante una bufera di neve, è il classico esempio di salita lunga e impegnativa (2km con pendenze tra il 10 e il 12%), che richiede di avere a disposizione una trasmissione ben dimensionata

Innanzitutto, poiché si pedala su un piano inclinato, il corpo del biker tende a causa della forza di gravità a scivolare verso il basso. Se biker+bici costituissero un monoblocco rigido, il problema non si porrebbe in quanto, all’avanzare della mtb, il biker verrebbe spinto in avanti insieme a lei. Tuttavia, il biker non costituisce un blocco unico con la sua bici, ma è “connesso” a lei tramite piedi, gambe e glutei.

Le braccia, pertanto, hanno il compito fondamentale di impedire al corpo di scivolare all’indietro. Lo scivolamento, come già detto, è dovuto alla forza di gravità; o meglio, alla componente della forza di gravità diretta come il piano (inclinato) stradale. In una salita al 10%, questa forza è pari al 10% del peso del biker e così, se la nostra biker pesa 50-55kg, le sue braccia sono soggette a una forza continua di 5-5,5kg che la tirano all’indietro. A poco poi può aiutare, per contrastare questa forza, l’attrito tra glutei e sellino, dato che durante la pedalata un biker spinge sui pedali verso il basso (e quando pedala “di forza” spinge di più), e in questo modo di fatto alleggerisce il sellino di una parte del suo peso (e siccome la forza d’attrito dipende dalla forza premente che il biker esercita sul sellino, questa diminuisce d’intensità e, in particolare quando si pedala “di forza”, non è più in grado di evitare lo scivolamento all’indietro del biker). Sia chiaro, non è che si pattinerebbe col sedere all’indietro come se fossimo seduti su una pista da bob, ma ci ritroveremmo ad arretrare pian piano fino a finire fuori dal sellino.

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Le “nostre” forti biker, impegnate sul tracciato delle Ferrovie Meridionali Sarde

Un altro motivo che richiede di lavorare con le braccia, è strettamente correlato all’importanza di avere, in salita, una pedalata rotonda, che comporta di spingere sui pedali anche orizzontalmente. Giusto per dare un riferimento numerico con cui confrontarci, un/una biker che viaggia in piano a 25km/h (che eroga la stessa potenza di quando viaggia a 6km/h su una salita al 10%), esercita sui pedali una forza media pari a circa il 20% del proprio peso nel caso pedali “di forza”, e al 13% se pedala “in agilità”. La forza media applicata sui pedali quindi, per la nostra biker che pedala “di forza” è di circa 10kg, e di 6,5kg se pedala “in agilità”. Noi però sappiamo che la forza reale, durante un giro completo di pedale, non è costante ma varia, e anche molto. Tuttavia, se pedaliamo con una pedalata “rotonda” (che non vuol dire che sul pedale si applica una forza costante, ma una forza variabile che però ottimizza l’efficienza della nostra muscolatura), la forza che applichiamo in direzione orizzontale (quando i pedali si trovano al punto più alto e a quello più basso della circonferenza percorsa) è circa la metà della forza media (come si vede dai rilevamenti effettuati in ambito medico-sportivo). In definitiva, a causa della pedalata “rotonda”, accadrà quanto segue: il lato del corpo in cui il pedale si trova al punto più alto, riceverà una spinta orizzontale all’indietro pari al 10% del peso del biker, se pedala “di forza” (e pari al 6,5% se pedala “in agilità”); l’altro lato del corpo, in cui il pedale si trova al punto più basso, riceverà un’analoga spinta, ma in avanti.

Adesso mettiamo insieme queste spinte orizzontali appena analizzate. Abbiamo che, pedalando in salita al 10%, se sommiamo alla componente dovuta alla forza peso (10% del peso del biker) la componente dovuta alla pedalata “rotonda” (10% del peso per pedalata “di forza”, e 6,5% del peso per pedalata “in agilità”), avremo che, pedalando “di forza”, il braccio che si trova dalla parte in cui il piede (e il pedale) è al punto più alto, deve contrastare (chiaramente assieme a spalla e busto) una forza complessiva pari al 20% del peso del biker. Pedalando “in agilità”, questa forza è invece pari al 16,5% del peso del biker, con una differenza di sforzo di circa il 20%. Il 20% di differenza è tanto, specie in un contesto come quello della salita, dove spesso si è costretti a lavorare al limite delle proprie capacità.

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Le rampe al 15% tra le miniere Rosas e Orbai, nel territorio di Narcao

Ecco che, tornando alla nostra biker, dover sopportare, alternativamente tra le due braccia, una tensione pari al 20% del peso del proprio corpo potrebbe essere eccessivo (per una biker del peso di 50kg, questa tensione sulle braccia è pari a 10kg). Ridurla al 16,5% del proprio peso (e quindi a circa 8kg, con un risparmio di 2kg di tensione) potrebbe quindi essere determinante per affrontare al meglio la salita.

Tutto questo discorso ci porta quindi alla seguente conclusione: se si ha necessità di alleggerire lo sforzo agente sulle braccia in salita, allora bisogna pedalare “in agilità”, e quindi la trasmissione andrà dotata di rapporti ancora più leggeri.

Chiaramente, bisogna vedere se e come questo è possibile.

Consideriamo innanzitutto una biker “da 20-22km/h in piano”

Avevamo visto che le trasmissioni adatte a un/una biker con questa condizione atletica erano:

– Per la 26” una trasmissione 3×9, con guarnitura 44-32-22 e cassetta 9v 11-36.

– Per la 27” va bene la stessa trasmissione vista sopra per la 26”

– Per la 29”, invece, si è costretti a utilizzare una trasmissione 3x11v, perché è necessario avere il pignone 40. Pertanto, la guarnitura è la 40-30-22, mentre la cassetta è una 11v 11-40.

Siccome adesso vogliamo dotare queste trasmissioni di un rapporto ancora più leggero, siamo di fatto obbligati a passare a una trasmissione 3x11v. Avevamo visto che, per un/una biker che disponga di questa potenza (abbastanza bassa), le pendenze massime affrontabili sui pedali sono dell’ordine del 12% (pendenze superiori sono di fatto precluse). Allora, per poter pedalare in agilità su una salita al 12%, è necessario utilizzare su una 26” un rapporto 22/42, che va bene anche per una 27”. Su una 29”, invece, il rapporto da utilizzare è il 22/46, che però presenta un aspetto negativo, ovvero: il pacco pignoni 11v 11-46 ha come pignoni più grandi il 37 e il 46; il salto tra questi due è davvero esagerato, dato che il 37 ha il 25% di denti in meno rispetto al 46, per cui quando si alleggerisce il rapporto si pedala praticamente a vuoto, senza possibilità di dosare lo sforzo, con conseguente forte penalizzazione dell’efficienza. Allora, se si ha necessità di pedalare in agilità nelle salite, la mtb 29” risulta non adatta per un/una biker con una condizione atletica bassa.

Quindi, per quanto riguarda le trasmissioni, avremo:

– per la 26” e per la 27” è necessaria una guarnitura 40-30-22 e una cassetta 11-42

– per la 29” è necessaria una guarnitura 40-30-22 e una cassetta 11-46 (ma, come spiegato sopra, questa trasmissione è penalizzante in termini di efficienza)

Passiamo adesso invece a una biker con una buona condizione atletica, in grado di pedalare in piano a 24-26km/h in uscite di 2h.

In questo caso, si deve ricorrere sempre a una trasmissione 3×11, ma con pignoni un po’ più piccoli. Avremo:

– per la 26” e per la 27” guarnitura 40-30-22 e cassetta 11-40

– per la 29” guarnitura 40-30-22 e cassetta 11-42 (questa volta abbiamo una trasmissione efficiente anche per una 29”)

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Una biker con una buona condizione atletica è in grado di affrontare le rampe al 15% pedalando “di forza”

Va infine detto che, per questa biker con una buona condizione atletica, è possibile affrontare anche pendenze del 15% e oltre. In questo caso, con le trasmissioni viste sopra, sarà costretta a pedalare “di forza”. Tuttavia, i tratti con pendenze così elevate sono di norma brevi, e non comportano significative penalizzazioni se affrontati pedalando “di forza” (e quando superano i 2-300 metri di lunghezza, necessitano di avere a disposizione una potenza di tale entità che sicuramente consente di affrontarle comunque di forza, prescindendo quindi da tutto il discorso portato avanti in quest’articolo).

Direi che, con queste ultime considerazioni, abbiamo completato l’analisi delle trasmissioni ottimizzate per le biker. Tutto quanto visto si riferisce chiaramente alle biker che intendano affrontare pendenze significative, ma anche di una certa lunghezza. Se nelle proprie escursioni si mette in conto di pedalare su pendenze del 10-12% per distanze di oltre 1km, quelle viste sopra sono le trasmissioni ottimali da installare sulla propria mtb. Se invece pendenze di quest’entità son limitate a brevi strappi di non più di  2-300m di lunghezza, allora si possono tranquillamente usare le trasmissioni viste nell’articolo precedente, perché su lunghezze così brevi sarà possibile pedalare di forza senza che si venga penalizzati in modo determinante.

Bene, chiudiamo così questo nuovo articolo, dedicato alle biker, e in particolare a coloro che si sono avvicinate da poco all’escursionismo in mountain bike. Come ultimo suggerimento, ricordate che a far diventare la vostra mountain bike perfetta per le vostre esigenze è, ben più dell’acquisto di mirabolanti componenti costose e “innovative”, l’ottimizzazione del vostro “bolide”. Curare la scelta dei rapporti per la vostra trasmissione, perfezionare l’assetto della mtb in base alle proprie caratteristiche antropometriche (la mtb non è una graziella, se si vuole migliorare l’efficienza si deve pedalare col busto basso, e quindi il manubrio va posizionato 4-6cm sotto l’altezza del sellino), imparare ad avere una pedalata rotonda (che non si impara solo perché si pedala agganciati, ma piuttosto va imparata usando i pedali flat, per poi eventualmente passare agli “sgancio rapido” e sfruttarli veramente); tutte queste cose sono di fatto a costo zero, dato che una trasmissione “giusta” non costa più di una inadatta, e avere una mtb con assetto corretto non richiede di spendere soldi in più, ma di scegliere l’attacco manubrio e il formato-bici più adatto per se stessi. Riassumendo, il consiglio è quello di informarvi da persone competenti, perché altrimenti, se una rampa di 2km al 12% tra le montagne vi “regalerà” visioni mistiche e crampi diabolici, non saranno le maledizioni lanciate al furbacchiotto che vi ha venduto componenti sballati a salvarvi la giornata.

Ci sentiamo  presto, ancora per parlare di trasmissioni e di quanto sia penalizzante in un’escursione (che è altra cosa rispetto a un circuito da xc), salvo avere la “gamba” di un professionista, la fantasmagorica monocorona e, in generale, tutte le trasmissioni che non offrano una gamma di rapporti in grado di garantire la massima efficienza di pedalata in qualunque situazione.

Stefano Tuveri

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