SOPRA LE NUVOLE DEL MONTIFERRU

IL VIDEO DELL’ESCURSIONE

Questa volta, per chiudere il 2018 in bellezza, abbiamo deciso di svalicare il Montiferru lungo la direttrice nord-sud, pedalando da Macomer a Oristano.

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La “variante 2” è quella da noi percorsa in quest’escursione

Come in tante altre occasioni, anche stavolta la formula utilizzata è stata quella “treno+bici”, con partenza dalla stazione di Decimomannu alle 6.38 (e partenza in bici da casa poco dopo le 6, quando era ancora buio e il paese dormiva).
Il clima gelido di questi giorni ci ha aiutato a svegliarci immediatamente, oltre ad averci fatto benedire l’abbigliamento tecnico che ci ha protetto perfettamente dal freddo.
Il primo tratto dell’escursione, da Macomer fino al valico de La Madonnina, si è sviluppato su asfalto, con passaggio nella splendida località di San Leonardo.

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San Leonardo e le sue fonti
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I tre cavalli d’acciaio all’abbeveratoio di San Leonardo
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L’arrivo a La Madonnina
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La Madonnina avvolta, come noi, da una nube

Da La Madonnina, abbiamo imboccato la sterrata che si addentra nel comprensorio montano, e la musica è decisamente cambiata, per noi e per le nostre forcelle (in particolare per quella di Simone, che ha affrontato l’escursione con una “full-rigid”).
Questa volta, infatti, abbiamo deciso di percorrere il sentiero che aggira la vetta di Badde Urbara da nord. Complici anche le piogge che hanno ulteriormente danneggiato un sentiero che, già prima, non era certo una tavola da biliardo, abbiamo messo alla prova noi e le nostre mtb per percorrere in sella gli oltre 3km di rocce, sassi e solchi scavati dall’acqua.

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La pietraia a nord di Badde Urbara
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…sempre pietraia…
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…e ancora pietraia

Dopo questo tratto però, come nel più classico dei passaggi dall’inferno al paradiso, abbiamo raggiunto la parte più panoramica del Montiferru, e la vista è stata ancora una volta spettacolare.

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Sospesi sopra le nuvole

Per la verità, ogni tanto una nube risaliva il versante occidentale della montagna, avvolgendoci e limitando la visibilità a venti metri scarsi, ma dopo il suo passaggio lo scenario incantevole ricompariva in tutta la sua bellezza.

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Tra le pietre e il cielo
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Ci raggiunge una nuvola…
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…e nasconde il paesaggio

Panorami…

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Si sale ancora un po’
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Là, dove volano le aquile…
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L’abbigliamento indica che la temperatura non era esattamente estiva
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Fotografando fotografi

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Dopo la fase “contemplativa”, abbiamo affrontato la seconda parte del raid, lanciandoci nella lunghissima (18km) e velocissima (tratti a oltre 60km/h) discesa che, dalle vette, giunge fino al mare di Santa Caterina di Pittinuri. Rispetto a quattro anni fa, quando la percorremmo in un’altra escursione, la discesa attualmente presenta un fondo stradale piuttosto rovinato (un anno di piogge pressoché ininterrotte ha lasciato i suoi segni anche lì), per cui va affrontata restando sempre ben concentrati sulla guida. Le gallerie d’alberi che si susseguono lungo il percorso, tuttavia, sono sempre meravigliose, così come gli infiniti corsi d’acqua che scendono dalla montagna.

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La velocissima discesa verso il mare
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Si superano i 60 orari

Pochi chilometri prima della fine della discesa, ci si è spalancato davanti il meraviglioso panorama della costa oristanese, sancendo il passaggio dalla montagna al mare.

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La meravigliosa costa oristanese appare al termine dei 18km di discesa dalla montagna

A questo punto, gli ultimi 27km son stati una “tappa” di trasferimento fino a Oristano, attraversando i graziosi paesini a nord della cittadina.
Giunti in stazione, abbiamo trovato ad attenderci il nostro treno, uno dei nuovi Pendolini, veloce e confortevole, con quattro posti per alloggiare le bici (attenzione perché, rispetto ai Minuetto, nei quali si riesce a trasportare anche 7-8 bici, su questi treni lo spazio è inferiore e il limite di 4 bici non è fisicamente superabile).

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I cavalli d’acciaio (sono due 26″ Bianchi, con telaio in acciaio) riposano nel treno del rientro

Considerazioni sull’escursione: la formula treno+bici, che non costringe a un giro ad anello, e la distanza percorsa, abbastanza lunga per le mtb, rende questo itinerario un piccolo “viaggio-safari” attraverso uno dei territori più affascinanti della Sardegna. Se è vero che metà del percorso si svolge su asfalto (con pendenze non superiori al 6%), la restante parte mette alla prova le capacità di guida di un biker. Il sentiero che aggira da nordovest la vetta di Badde Urbara è un’autentica palestra di tecnica: sono 3,3km in cui si alternano rocce, pietraie e canali scavati dall’acqua, con pendenze che superano il 20%. Anche la lunghissima discesa di 18km, a causa delle piogge, presenta un fondo stradale piuttosto rovinato, con la presenza di solchi che, se affrontati male, possono causare rovinose cadute. Attenzione anche ai tratti cementati, dove si son formate delle buche piuttosto insidiose. In definitiva, si tratta di un’escursione che richiede un buon allenamento (sono 78km e 1300m di dislivello) e una ottima padronanza del mezzo per affrontare i tratti tecnici (ma a questo si può ovviare percorrendoli a piedi). Per quanto riguarda poi l’aspetto paesaggistico-ambientale, credo che il video e le fotografie parlino da sole..

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