A questo punto, una volta determinate le pressioni corrette per ciascuna tipologia di copertone e fondo stradale, vediamo come scegliere la migliore gommatura per la nostra mtb.
Innanzitutto, la scelta sarà almeno in parte soggettiva, perché dipenderà dal nostro stile di guida e dalle nostre capacità tecniche. E’ chiaro infatti che un biker che sa “tenere” la bici potrà utilizzare una pressione degli pneumatici elevata anche nei tratti sconnessi, rinunciando alla maggior tenuta che gli avrebbe dato una pressione più bassa, e traendo così vantaggio nei tratti in buone condizioni, dove la maggior pressione determina una migliore scorrevolezza. Il biker meno abile, invece, farà bene ad utilizzare valori di pressione più bassa che gli consentano di affrontare i tratti sconnessi, accettando di pagare qualcosa nei tratti scorrevoli.
Allo stesso modo, e per gli stessi motivi, un biker con buone capacità tecniche potrà evitare di montare pneumatici da enduro per affrontare itinerari con fondi stradali eterogenei, riuscendo ad affrontare comunque in sella i tratti con pietre e rocce e beneficiando di battistrada più scorrevoli nei tratti più facili.
Per quanto riguarda la determinazione delle pressioni “giuste”, ricordiamo quanto segue (già visto nei precedenti articoli): i valori che determineremo di seguito, riguardano il caso in cui il peso di bici+biker sia pari a 85kg. Ciascuno di voi, quindi, salga sulla bilancia con la propria bici “in braccio” e legga il peso. Divida per 85 il peso rilevato, e moltiplichi il risultato della divisione per i valori di pressione che otterremo qui di seguito. Inoltre, negli esempi seguenti noi stiamo considerando il caso di un biker con posizione di guida “bassa” (ovvero busto molto inclinato), il che comporta una distribuzione dei pesi del 45% all’anteriore e del 55% alla posteriore. Se invece voi avete una posizione di guida “alta” (tipica ad esempio delle 29”), il peso sarà distribuito per il 40% sull’anteriore e per il 60% sulla posteriore. I valori di pressione andranno quindi ulteriormente modificati, diminuendo del 10% quello all’anteriore e aumentando del 10% quello alla posteriore.
Vediamo un caso pratico per farvi comprendere meglio il criterio: supponiamo che nel vostro caso il peso di bici+biker sia di 75kg. Dividiamo 75 per 85, ottenendo: 75/85=0,88. Moltiplichiamo allora per 0,88 i valori di pressione che otterremo in questa trattazione. Ad esempio, se per bici+biker=85kg il valore corretto di pressione dovesse essere di 2bar all’anteriore e 2,4bar alla posteriore, per bici+biker=75kg il valore corretto di pressione sarà pari a 2bar*0,88=1,76bar all’anteriore e 2,4bar*0,88=2,11bar alla posteriore. Se poi la vostra posizione di guida dovesse essere “alta” (con busto sollevato), il valore all’anteriore andrà diminuito del 10% e quello alla posteriore andrà aumentato ancora del 10%. Si avrebbe quindi all’anteriore 1,76*90%= 1,58bar e alla posteriore 2,11*110%=2,32bar
IMPORTANTE: quanto vedremo di seguito è valido qualunque sia il diametro ruota, e quindi gommature e valori di pressione ricavati per ciascuna situazione analizzata, saranno identici per 26”, 27” e 29”
Bene, fatte queste premesse andiamo a vedere come gommare la nostra mountain bike per affrontare diverse tipologie di escursione. Per darvi dei riferimenti chiari, prendiamo in considerazione degli itinerari percorsi col nostro gruppo e descritti su questo sito coi relativi “diari di viaggio” corredati di foto e video.
Partiamo dal considerare un itinerario con fondo stradale “facile”
Si tratta di un itinerario in cui si pedala su asfalto e sterrate in buone/ottime condizioni. E’ la classica situazione che troviamo durante i viaggi in mountain bike nei quali, anche per la presenza del bagaglio che non consente grandi “acrobazie” in sella, si evitano (o almeno ci si prova) i fondi stradali sconnessi. Un itinerario di questo tipo è quello che abbiamo affrontato nel “Raid in Costa Verde”.
In questo caso le coperture ideali sia per l’anteriore che per la posteriore sono senza dubbio quelle come la Wild Race Michelin, con tassellatura ravvicinata che determina un’ottima scorrevolezza. Per quanto riguarda i valori di pressione, si possono utilizzare quelli massimi ammissibili per questi pneumatici. Quindi, per un peso di bici+biker pari a 85kg e assetto di guida “basso”, diamo 2,6bar all’anteriore e 3,2bar alla posteriore (valori validi per bici+biker=85kg; per pesi diversi utilizzate il criterio descritto prima).

Va puntualizzato che questi elevati valori di pressione vanno bene se sia l’asfalto che lo sterrato sono di fatto “lisci”. In presenza di irregolarità, quali anche semplicemente un asfalto con grana grossa o un po’ rovinato (come accade nelle strade di campagna), i valori di pressione vanno conseguentemente ridotti scendendo fino a 2bar all’anteriore e 2,4bar alla posteriore (valori al di sotto dei quali non è il caso di scendere, perché si avrebbero solo penalizzazioni).
Come formato, va benissimo il 2.0, con larghezza degli pneumatici di 51mm. Un tempo erano diffusissimi (erano praticamente la norma) i formati stretti come gli 1.7 e 1.8; oggi sono quasi introvabili, ma per itinerari come questo sarebbero l’ideale
Vediamo adesso un itinerario su sterrate in buone condizioni
Sono quegli itinerari che si sviluppano lungo strade montane come quelle della forestale e sterrate di penetrazione agraria. All’interno di questa tipologia di itinerari possiamo distinguere tra quelli che non presentano pendenze impegnative (diciamo che stanno sotto il 3-4%) e quelli che invece le pendenze impegnative le hanno. Questo perché una discesa ripida richiede di avere pneumatici che garantiscano aderenza, in particolare nelle situazioni critiche come la frenata.
Come escursioni di riferimento prendiamo le escursioni “Lungo le FS – Da Assemini a Oristano in mtb” (con pendenze trascurabili), e “In Goceano sotto una bufera di neve, tra Monte Rasu e strada delle vette” (con pendenze superiori al 15%, sia in salita che in discesa).
Per la prima escursione, con pendenze trascurabili, possiamo utilizzare ancora uno pneumatico scorrevole come il Wild Race Michelin sia all’anteriore che alla posteriore. I valori di pressione però devono essere inferiori rispetto a quelli del caso precedente. Per bici+biker=85kg, all’anteriore diamo 2bar e alla posteriore 2,4bar. Valori di pressione superiori, su un fondo stradale che presenta comunque delle irregolarità, sarebbero penalizzanti in quanto aumenterebbero la resistenza al rotolamento.
Come formato delle ruote, va ancora benissimo il 2.0 (o, eventualmente, il 2.1 all’anteriore).
Per la seconda escursione, con pendenze importanti specie in discesa, è necessario utilizzare all’anteriore uno pneumatico che garantisca maggiore aderenza del Wild Race. Vanno benissimo le coperture del tipo della Wild Grip Michelin, che garantiscono la necessaria tenuta sia in curva che in frenata. Come valore di pressione (sempre per bici+biker=85kg) non vanno superati i 2,1bar (oltre, peggiorerebbe la scorrevolezza e anche l’aderenza). Se però si ha qualche “esitazione” come capacità tecniche, si può scendere a 1,6-1,8bar per migliorare l’aderenza (chiaramente penalizzando la scorrevolezza). Alla posteriore invece va ancora bene uno pneumatico del tipo del Wild Race utilizzato a una pressione di 2,4bar, dato che un’eventuale perdita di aderenza in curva non pregiudica il controllo della bici. Per quanto riguarda il comportamento in frenata, il peso va a caricare principalmente l’anteriore, e su un terreno come quello preso in considerazione si può tollerare la minore aderenza della Wild Race (montata alla posteriore) rispetto alla Wild Grip. Se comunque uno volesse sentirsi più sicuro (chiaramente perdendo in scorrevolezza), può montare uno pneumatico del tipo del Wild Grip anche alla posteriore utilizzando ancora la pressione di 2,4bar.
Come formati ruote, si può utilizzare per entrambe il 2.1.
Passiamo adesso a un itinerario su sentieri sconnessi
Come escursione di riferimento, prendiamo la nostra “Planando a Cala Luna”, che si è svolta lungo un itinerario letteralmente leggendario tra quelli della Sardegna. Questo itinerario, oltre a essere meraviglioso, presenta un’estrema varietà di fondi stradali e questo richiede di valutare bene la scelta degli pneumatici “giusti”, che dipende anche (e, in questo caso, soprattutto) dalle proprie capacità atletiche e tecniche.
Partiamo dal considerare il tratto più difficile, ovvero gli ultimi 8km prima di Cala Luna, il cui fondo stradale è per i primi 3,5km una pietraia con degli strappi in discesa con pendenze superiori al 20%, e per i successivi 4,5km si sviluppa lungo una discesa con pendenze al 15-20%, con pietre e rocce affioranti che si alternano a terreno cedevole e solcato dall’acqua. In questo tratto gli pneumatici più adatti sono quelli come il Wild Rock Michelin nel formato 2.25 o 2.40, adatti a percorsi da enduro. Per bici+biker=85kg, le pressioni corrette sono 1,5bar all’anteriore e 1,8bar alla posteriore (eventualmente abbassabili di 0.2-0.3bar se si avesse necessità di ancor maggiore aderenza, prestando però attenzione alle pizzicature).
Il Wild Rock, così come tutte le coperture “enduristiche”, ha però il difetto di avere una resistenza al rotolamento molto elevata (nella precedente puntata abbiamo visto i relativi valori). Questo significa che, negli altri settori di un’escursione come questa (che complessivamente ammontano a ben 52km), si viene malamente penalizzati e, a parità di “gamba”, non si riesce a tenere il passo dei compagni di escursione che montino pneumatici più scorrevoli. Pneumatici “enduristici”, quindi, sono senz’altro la scelta migliore qualora il terreno adatto alle loro caratteristiche sia quello prevalente all’interno dell’escursione. Nel nostro caso però, con 8km “da enduro” su un totale di 60km, coperture come le Wild Rock potrebbero esser consigliabili solo per chi ha difficoltà tecniche ad affrontare pietre e rocce, ma a quel punto probabilmente il consiglio migliore è quello di affrontarle a piedi.
In un percorso come questo, invece, pneumatici scorrevoli come gli Wild Race all’anteriore sono da escludere. Poi, ci mancherebbe, se uno vuole può anche provare a scendere a Cala Luna con una gravel, ma i tratti su terreno cedevole e solcato, ancor più di quelli su roccia, consigliano di attrezzarsi di coperture con una ottima aderenza.
Gli pneumatici che invece trovano il loro utilizzo ideale in escursioni come questa sono quelli del tipo degli Wild Grip Michelin. Pagano pegno alle Wild Race nei tratti su asfalto e nelle sterrate in buone condizioni, e lo pagano alle Wild Rock su pietre e rocce, ma complessivamente hanno il rendimento migliore (di gran lunga) rispetto alle altre due. Questo, chiaramente, a patto di avere capacità tecniche buone (e meglio ancora se ottime), perché altrimenti gli ultimi 8km di quest’escursione li si fa a piedi.
Un primo allestimento possibile è quindi quello con le Wild Grip all’anteriore (nel formato 2.1 o, meglio ancora, 2.25), montando invece alla posteriore le scorrevoli Wild Race (nel formato 2.1 o 2.25). Se si è in grado di “tenere” la mtb negli ultimi 8km di quest’escursione, allora non sarà certo la minore aderenza della Wild Race sulla ruota posteriore a costituire un problema. In questo caso, la Wild Grip all’anteriore va portata a 2bar (eventualmente sgonfiandola a 1,8-1,6bar negli ultimi 8km) e la Wild Race alla posteriore a 2,4bar (anche qui, negli ultimi 8km, si può scendere a 2,2-2bar).
Un secondo allestimento, consigliabile per chi ha qualche difficoltà tecnica sui terreni “difficili”, è quello con le Wild Grip su entrambe le ruote (con formati 2.25 all’anteriore e 2.1 alla posteriore), in modo da avere un po’ più di sicurezza, in particolare in frenata. In questo caso, all’anteriore la pressione va sempre a 2bar (abbassabile a 1,8-1,6bar negli ultimi 8km) e alla posteriore a 2,4bar (abbassabile a 2,2-2bar).
Vediamo infine un itinerario su massicciata ferroviaria
E’ sicuramente una tipologia d’itinerario anomala, dato che bisogna proprio andarsela a cercare! Col nostro gruppo, però, spesso andiamo a ripercorrere i tracciati delle antiche ferrovie che un tempo attraversavano tante subregioni della Sardegna, e spesso ci troviamo a dover ripercorrere parecchi chilometri pedalando sulla ghiaia della massicciata ferroviaria. Come escursione da prendere a riferimento, consideriamo la recente “Una birra al Bar dei Limoni”, in cui abbiamo ripercorso le Ferrovie Meridionali Sarde da Siliqua fino a Terrubia (dove è presente, appunto, il “Bar dei Limoni)
E’ utile analizzare la messa a punto degli pneumatici su una tipologia di itinerario come questa, perché enfatizza, amplificandolo, un fenomeno legato alla resistenza al rotolamento che è apparentemente paradossale, ovvero: sgonfiando le gomme, su un terreno come questo diventano più scorrevoli.
Il perché accada questo è spiegato dal fatto che la minore pressione consente allo pneumatico di assecondare le irregolarità del terreno, “spalmandosi” su di esso invece di doversi letteralmente arrampicare da una pietra all’altra. In questo caso, con una successione continua di pietre di dimensioni di 5-10cm su cui pedalare, il fenomeno è portato all’estremo, ma è quanto accade anche su terreni meno accidentati, dove la pressione va regolata in modo da ottenere il valore che minimizza la resistenza al rotolamento (ecco perché, su asfalto o sterrate regolari, utilizziamo valori di pressione che sarebbero troppo elevati – e quindi deleteri – su fondi stradali in cui son presenti irregolarità più o meno marcate).
Passando alle tipologie di coperture da utilizzare, le migliori sarebbero le enduristiche come le Wild Rock Michelin. Come nel caso di Cala Luna, tuttavia, questi pneumatici avrebbe senso usarli se la nostra escursione fosse prevalentemente su massicciata ferroviaria. Ciò però non accade, in quanto lungo gli antichi tracciati ferroviari accade che i tratti ancora con massicciata si alternano a quelli trasformati in strade sterrate (spesso con un buon fondo stradale), in cui le Wild Rock trasformerebbero la nostra mtb in un goffo trattore. All’estremo opposto, le scorrevolissime Wild Race creerebbero parecchi problemi di equilibrio sulla ghiaia smossa, a causa della sua cedevolezza, e va evitato di utilizzarle all’anteriore.
L’allestimento ideale, anche in questo caso, è il tuttofare “Wild Grip + Wild Race”, con la prima all’anteriore in modo da garantire la guidabilità della mtb, e la seconda alla posteriore, dove la tenuta non ottimale non crea problemi di equilibrio, così da consentirci di pedalare nelle migliori condizioni quando, terminata la massicciata, si pedala su fondo sterrato.
Per quanto riguarda i valori di pressione, la migliore scorrevolezza la si ottiene tenendo le gomme particolarmente sgonfie. Per bici+biker=85kg, la Wild Grip all’anteriore va gonfiata a 0,8bar, e la Wild Race alla posteriore a 1bar.
Come si vede, sono valori di pressione bassissimi, che in altri contesti porterebbero a pizzicare urtando a 20km/h contro il primo sassolino sporgente. In questo caso, tuttavia, la velocità è talmente bassa che non c’è il rischio di pizzicare (teniamo conto che un biker in grado di viaggiare in piano a 30km/h per 2h, erogando la stessa potenza su una massicciata ferroviaria viaggia a 9-10km/h).
Il problema però è che, con valori di pressione così bassi, nel momento in cui ripercorrendo un tracciato ferroviario si passa dai tratti su ghiaia e quelli sterrati, ci si ritrova a pedalare su delle spugne, facendo una fatica enorme. La resistenza al rotolamento è doppia rispetto a quella data dall’utilizzo di pressioni ottimali (che su una sterrata ben tenuta sono di 2bar all’anteriore e di 2,4bar alla posteriore). Ciò significa che in questo caso, se chi usa le pressioni “giuste” viaggia sulle sterrate a 25km/h, chi ha le ruote sgonfie si ritrova, a parità di potenza erogata (ovvero di fatica fatta), ad arrancare a 15-16km/h.
In questo caso le possibili soluzioni sono due: se il tratto su massicciata si sviluppa senza interruzioni per alcuni chilometri (è il caso di un tratto delle Ferrovie Meridionali Sarde, con 5,6km di massicciata nella salita verso il valico di Campanasissa), si possono sgonfiare gli pneumatici e poi, terminato questo settore, si gonfiano nuovamente per affrontare al meglio le altre tipologie di fondo stradale.
Se invece massicciata e sterrate si alternano lungo tratti relativamente brevi, la soluzione migliore è tenere le gomme alla pressione che minimizza la resistenza al rotolamento sulle sterrate in buone condizioni (2bar all’anteriore e 2,4bar alla posteriore, eventualmente riducendo di 0,2-0,3bar se si hanno difficoltà a “tenere” la mtb sulla ghiaia), e questo comporterà, sui tratti con massicciata, un incremento del 30% della resistenza al rotolamento (ovvero, a parità di fatica, una diminuzione della velocità di circa il 25%). Di norma, questa è la soluzione migliore, perché è chiaramente improponibile sgonfiare e rigonfiare gli pneumatici ogni paio di cento metri.
CONCLUDENDO: dall’analisi di questi casi pratici abbiamo determinato quelli che sono i valori di pressione ottimali da mantenere. Come avete visto, si tratta di pressioni di norma più elevate di quelle che di norma ci si sente suggerire (il “mitologico” 1,8bar) e probabilmente, specie chi tra voi è abituato a gonfiare le gomme in un certo modo (o si fida ciecamente del suo negoziante o del suo amico esperto), ha un po’ di diffidenza ad utilizzarle. Capisco benissimo, e vi do questo suggerimento: provate a utilizzare i valori di pressione che vi ho indicato su questa pagina, e poi traete da voi le conclusioni. Vedrete che la minore fatica sui pedali, e la migliore guidabilità della vostra mountain bike, saranno molto più convincenti di qualunque mia analisi o ragionamento.
Per finire, vi suggerisco di dotarvi di un misuratore di pressione come questo in foto. Ha un prezzo intorno ai 20€ ed è un apparecchiatura che si acquista una volta per tutte e vi consente una perfetta messa a punto degli pneumatici della vostra bici.

Ci sentiamo presto con l’ultimo articolo di questa lunga serie dedicata alla resistenza al rotolamento degli pneumatici, in cui analizzeremo alcuni argomenti importanti per utilizzare al meglio la nostra mtb con una “gommatura” perfetta.
A rileggerci presto
Stefano Tuveri
