Questa volta, utilizziamo questo “recupero” di una mountain bike per spiegare come si deve valutare se un usato è adatto alle nostre necessità. Può infatti accadere magari di trovare una occasionissima, di quelle imperdibili, che però non ha le caratteristiche adatte alle nostre esigenze.
Vi suggerisco allora di leggere questo breve resoconto, perché vi aiuterà a capire come valutare se una mountain bike è effettivamente adatta a diventare la “vostra” mountain bike.
La mtb che è entrata nell’officina dell’hangar è un modello del 2005, che uno degli amici della nostra banda ha ricevuto gratuitamente.

Si tratta della classica mountain bike acquistata dopo essersi entusiasmati davanti a un documentario sui viaggi avventurosi in bici, e abbandonata in cantina appena scoperto che pedalare è faticoso (e poi, appunto, regalata per far spazio ad altre cianfrusaglie).
La prima verifica superata è stata la “prova della bilancia”, dove è stato rilevato un peso di 12,9kg (o, se preferite, 12,5kg senza pedali); un peso ottimo per una mtb con componentistica di fascia medio-base che, con la sostituzione mirata di qualche componente, consentirebbe di scendere sotto i 12kg.
Dopo aver fatto una dettagliata supervisione della mtb, la positiva sorpresa è stata rilevare che è stata usata pochissimo dal vecchio proprietario. Le parti che di norma sono soggette a usura, a cominciare dalla trasmissione, sono pertando nuove e non richiedo nessuna sostituzione (nelle mtb usate, di solito, capita invece che almeno catena e pacco pignoni siano da sostituire). Gli interventi più impegnativi sono pertanto di tipo estetico, dato che l’abbandono prolungato ha fatto si che gli steli della catena siano stati coperti di ruggine (e ci vorrà un po’ di olio di gomito per riportare a un aspetto dignitoso la cromatura pesantemente intaccata). Anche catena e pignoni sono stati ricoperti da uno strato di ruggine, ma qui sarà molto più semplice restituirgli la lucidatura.
Complessivamente, quindi, il lavoro di recupero sarà piuttosto rapido, limitandosi a poco più di una classica pulitura.


Seguirà quindi una messa a punto, a cominciare dall’ingrassaggio delle parti mobili soggette a usura, come i mozzi delle ruote e i cuscinetti della serie sterzo.
Oltre a queste operazioni, che una volta completate avranno di fatto rimesso a nuovo la mountain bike, si devono analizzare tutte le componenti in modo da ottimizzarle per quelle che sono le esigenze del biker che dovrà utilizzarla.
Per effettuare l’analisi si deve innanzitutto valutare quello che sarà l’utilizzo di questo mezzo. Il suo proprietario dispone già di una mtb adatta ad affrontare escursioni di elevata difficoltà fisica e tecnica. Questa nuova bici verrà quindi utilizzata su terreni che non presentano grandi irregolarità, come accade nelle escursioni medio facili dal punto di vista tecnico, oppure nei viaggi in bici (dove, vista la presenza del bagaglio, si evitano i fondi stradali scassati).
La prima cosa che salta all’occhio di questa mtb è l’assetto da “escursione all’edicola”, con manubrio esageratamente alto in modo da consentire una guida comoda nelle passeggiate, ma assolutamente inadatto ad affrontare un’escursione (perché la posizione di guida penalizzerebbe enormemente il rendimento sui pedali). Il primo componente su cui intervenire è pertanto l’attacco manubrio, che rovesceremo in modo da installarlo con angolo negativo e abbassare la posizione del manubrio di 35mm. Provvederemo anche a eliminare gli spessori posti alla base, abbassando il manubrio di ulteriori 20mm. In questo modo, l’abbassamento totale sarà di 55mm, e finalmente la mtb assumerà un assetto che ottimizzerà la pedalata.


Un altro componente da analizzare è la coppia di copertoni installati. Si tratta di pneumatici scorrevoli, grazie alla tassellatura piuttosto ravvicinata. Una geometria del battistrada come questa riduce la resistenza al rotolamento di circa il 20% rispetto a quella dei classici copertoni “artigliati”. Per contro, questo battistrada non è adatto per affrontare fondi stradali particolarmente sconnessi ma, dato che questa mtb non verrà destinata a questi terreni, le attuale coperture sono perfette per l’utilizzo cui saranno destinate (altro colpo di fortuna, perché evita di dover acquistare dei penumatici nuovi).
Vediamo allora di analizzare questi pneumatici per determinare i valori di pressione ottimali per ciascun tipo di terreno: formato 2.0; peso 600g; larghezza 49mm; distanza tasselli 12mm; superficie modulo tasselli 120mm2; altezza tasselli 1.5mm.
I valori di pressione ottimali per questi pneumatici, considerando nel nostro caso un peso di bici+biker di 80kg, suddiviso per il 45% all’anteriore e per il 55% alla posteriore, saranno:
asfalto (ant. 2.4bar – post. 3bar); sterrato scorrevole (ant. 1.8bar – post. 2.2bar)
Passando poi all’analisi della trasmissione, si tratta di una 3x8v con guarnitura 42-32-24 e cassetta pignoni 11-13-15-17-20-23-26-30.

Valutiamo se la gamma di rapporti disponibile è adatta alle esigenze del biker.
Il rapporto più pesante, ovvero il 42/11, serve per pedalare nei falsipiani in discesa senza frullare a vuoto. Utilizzando questo rapporto in una discesa al 3%, è possibile pedalare a una velocità di 40km/h con una frequenza di 83pedalate/minuto. Si tratta di una frequenza di pedalata ottimale, che evita di pedalare a vuoto come criceti.
Il rapporto più leggero, ovvero il 24/30, consente di affrontare una pendenza del 10% a 9km/h, con una frequenza di 90pedalate/minuto (il biker che la utilizzerà dispone di una potenza specifica di soglia di 4,1W/kg, e in questa situazione potrà pedalare in condizioni ottimali, tenendosi al di sotto della soglia anaerobica). Si tratta di una frequenza intermedia tra la pedalata “di forza” e quella “in agilità”, ottimale per affrontare una pendenza impegnativa per lunghi periodi, “salvando la gamba”.
Dall’analisi si vede quindi come la gamma di rapporti disponibili sia perfetta per affrontare tutte le situazioni cui è destinata questa mountain bike. Se si fossero dovute affrontare escursioni particolarmente impegnative sotto il profilo tecnico e delle pendenze (superiori al 15%), ci sarebbe stata la necessità di disporre di rapporti ancora più leggeri, come il 24/32 o (per biker non allenatissimi) il 22/36. Nel nostro caso, però, situazioni simili non saranno affrontate, e quindi l’attuale trasmissione è ottimale.

Per quanto riguarda i freni, si tratta di v-brake modello “base” che assicurano una potenza frenante sovrabbondante, come tutti gli impianti frenanti di questa tipologia.
Merita infine un’attenta analisi la forcella ammortizzata. Si tratta di un modello economico della marca RST, la Capa T4. Siamo, oggettivamente, al limite minimo di requisiti necessari perché una forcella non scada nella categoria “giocattolo”. La struttura è piuttosto esile, con steli da 26mm di diametro e corsa da 90mm. Il sistema ammortizzante è costituito da due molle in acciaio, e non consente alcun tipo di regolazione e/o blocco. Se questa mtb fosse stata destinata a escursioni tecnicamente impegnative, la forcella sarebbe stata sicuramente da sostituire. Poiché però questa mtb è destinata a viaggiare su fondi stradali senza grandi irregolarità, lo scopo della forcella è giusto quello di smorzare le sollecitazioni al manubrio quando si pedala su sterrato, e pertanto il modello attualmente installato può svolgere tranquillamente questo compito e non è necessario sostituirlo.

Bene, dai risultati dell’analisi di questa mountain bike, risulta quindi che non è necessaria la sostituzione di alcun componente.
RISULTATO AL TERMINE DEI LAVORI
A questo punto, abbiamo provveduto a effettuare l’unico intervento (peraltro a costo zero) che abbiamo ritenuto necessario per migliorare la mtb, ovvero l’abbassamento del manubrio ottenuta montando l’attacco con angolo negativo.
Per il resto, la mountain bike ha ricevuto la lubrificazione delle parti mobili, un lavaggio che l’ha rimessa a lucido, e il risultato è quello della foto seguente. E adesso la bici è pronta per cominciare finalmente, dopo tanto tempo passato in cantina, la sua nuova vita da mountain bike!


