TRASFORMIAMO UNA MTB BIANCHI DEL ’99 IN UNA “FULL RIGID” DA VIAGGIO (PRIMA PARTE)

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Questa volta ad entrare nel nostro laboratorio è una mountain bike Bianchi del 1999. Se non ricordo male, quello fu l’anno in cui la Bianchi eliminò dal catalogo le produzioni in acciaio sostituendole con quelle in alluminio, proponendo telai con sezioni più “abbondanti” rispetto a quelle cui eravamo abituati coi telai in acciaio.

In quegli anni ’90 anche le forcelle erano ancora in una fase sperimentale e in piena evoluzione, adottando soluzioni oggi del tutto superate come, nel caso della forcella della nostra mtb, un sistema di smorzamento a elastomeri.

S3130003mProprio la forcella è stato il primo componente di cui abbiamo preso in considerazione la sostituzione, anche perché non si può certo dire che non balzi all’occhio, col suo colore arancione e i soffietti a coprire gli steli a caratterizzare un’estetica abbastanza orribile!..

Il resto della componentistica invece è più che dignitosa, con una trasmissione affidabile basata su un onesto gruppo Alivio, per cui questa volta gli interventi su questa bici riguarderanno principalmente la forcella, che verrà sostituita con una rigida così da trasformare questa mtb Bianchi in un mezzo da viaggio.

Chi ha esperienza di viaggi in mtb, che di norma si svolgono in modalità “easy rider”, sa bene che, per i fondi stradali su cui generalmente si pedala (ovvero asfalto e sterrato in buone condizioni), la forcella ammortizzata non serve ed è un’inutile peso e complicazione tecnica in più (dato che un guasto potrebbe sempre capitare). Paradossalmente, poi, nei tratti più “complicati”, come ad esempio una discesa ripida su fondo sconnesso, la forcella ammortizzata rende più difficile la guida rispetto a una rigida (si scende piano, quindi non occorre una forcella ammortizzata a smorzare le botte), poiché in frenata (ma non solo) il carico in più dovuto ai bagagli si scarica sull’avantreno aumentando la compressione della sospensione e rendendo la mtb meno stabile.

Insomma, fatte tutte queste valutazioni, abbiamo deciso che questa Bianchi “classe ‘99” diventerà una “full rigid” da viaggio (ma anche da escursioni medio-facili), e così l’abbiamo portata nel nostro laboratorio per prepararla ad affrontare la sua nuova vita.

Come detto, la trasmissione basata sul gruppo Shimano Alivio è affidabile ed efficiente,per cui apporteremo solo qualche piccola miglioria.

S3130005mLa guarnitura è una tripla 44-32-22, e la terremo così perché va più che bene per le esigenze degli itinerari da viaggio.

S3130007mLa cassetta è una 8v 11-30, e anche in questo caso è perfetta. Infatti, avere a disposizione il pignone 30 in abbinata con la corona 22, tornerà utilissimo quando si affronteranno lunghe salite con pendenze superiori all’8% (che, tenuto conto del sovrappeso dovuto ai bagagli, andranno affrontate con un rapporto agile).

Della sostituzione della forcella ammortizzata con una rigida abbiamo già detto. La nuova forcella avrà un peso di 1040g, e consentirà di alleggerire la mtb di 1kg (l’attuale forcella ammortizzata ha un peso di 2kg).

wild raceProcederemo quindi a dotare la “full rigid” di una nuova gommatura, adatta ai fondi stradali asfaltati o sterrati scorrevoli che si incontarno durante i viaggi. La scelta è caduta sulle Michelin Country Grip (versione economica delle Wild Grip, rispetto alle quali hanno identica tassellatura e un peso superiore di appena 40g per la presenza del cerchietto rigido). Con appena 10€ per gomma, si dota la mtb di pneumatici scorrevolissimi. Portandoli alla pressione massima ammissibile (ovvero 2.85bar all’anteriore e 3.5bar alla posteriore, per un biker di 70kg e con 10kg di bagaglio), la scorrevolezza di queste gomme diventa pari a quella di una classica gomma slick da 1.75 (gonfiata però a 4.4bar all’anteriore e 5.4bar alla posteriore, il che su sterrato la rende un pezzo di marmo spacca-schiena e senza alcuna tenuta di strada). In più chiaramente, rispetto alle slick, le Michelin Country Race sono comunque degli pneumatici da mountain bike con cui si viaggia in sicurezza anche su sterrato (con le slick assolutamente no).

Un altro intervento che faremo in un secondo momento sulla mtb sarà la sostituzione dell’attuale sellino con uno più adatto a pedalare per tante ore, magari anche con l’aggravio di uno zaino sulle spalle che scarica ulteriore peso sulla seduta (e tutti noi sappiamo che, se c’è una cosa che ti costringe a fermarti quando sei in bici è, ben prima del dolore alle gambe, quello al povero sedere!..). La scelta è così caduta su un modello della Selle Italia con foro centrale, trovato in offerta a circa 30€ e dal peso relativamente basso (230g).

S3130001mPer finire, l’ultimo intervento sarà assolutamente a costo zero, e consisterà nel rovesciare l’attacco manubrio installandolo con angolo negativo, in modo che la mtb abbia un assetto di guida più basso, così da ottimzzare la resa sui pedali

Sommando il costo di ciascun nuovo componente, abbiamo che la spesa complessiva è pari a circa 30€ (più altri 30€ che spenderemo successivamente per il sellino nuovo). Parliamo quindi di un importo minimo, pari praticamente al costo di una coppia di copertoni “alla moda”.

Non ci resta quindi che rimboccarci le maniche e metterci al lavoro. Nella prossima puntata vi ilustreremo il risultato ottenuto, e fin d’ora vi suggeriamo di prendere spunto da questo nostro lavoro per riportare a nuova vita qualche vecchia bici che, son sicuro, molti di voi hanno dimenticato in cantina da tanti anni a prendere polvere (e che, come visto, torna nuova e pronta ad affrontare una nuova carriera, spendendo appena 30€ e qualche ora di piacevole lavoro).

A presto con la seconda parte del lavoro

6 pensieri su “TRASFORMIAMO UNA MTB BIANCHI DEL ’99 IN UNA “FULL RIGID” DA VIAGGIO (PRIMA PARTE)

  1. Ciao Stefano, sono un appassionato di MTB e leggo con piacere i tuoi articoli; anche grazie ai tuoi articoli ho deciso di recuperare una delle mie prime MTB, una Bianchi in acciaio che dovrebbe essere del ’98, purtroppo non è messa proprio bene e sto provvedendo a risanarla dalla ruggine e riverniciarla; praticamente ho cambiato tutta la componentistica, ho preso roba un po’ economica tipo Shimano Alivio, infatti non ci vorrei spendere troppo, se non il mio tempo…la trasmissione è un 3×7 44-32-22 e cassetta 13-30; sarà la mia bici da viaggio l’unico dubbio è se tenere la forcella ammortizzata una suntour XCT che sicuramente non è un granchè oppure recuperare la forcella originale da un mio amico, mi costerebbe lo scambio con la Suntour, il dubbio è che magari anche quel minimo di assorbimento delle vibrazioni che questo tipo di forcella riesce a garantire possa giovare o meno al confort di marcia, in particolare sugli sterrati, infatti non ho più memoria di bici rigide e non saprei come mi troverei. Vorrei avere la tua opinione a riguardo, grazie 🙂

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    1. Ciao Gianni (siamo in contatto anche su fb, giusto?), ti rispondo ben volentieri. Parto da una risposta più generale: su una mtb, tutto ciò che non è indispensabile è, non solo inutile, ma penalizzante. Ad esempio, su una bici da viaggio (o da usare comunque in escursioni su fondi non “difficili”) non ha senso usare gommoni con tassellature “importanti”. Utilizzando penumatici scorrevoli su entrambe le ruote (quindi anche all’anteriore), si abbatte la resistenza al rotolamento fino a dimezzarla (significa andare, a parità di fatica, a 30km/h invece che a 25). Io mi trovo molto bene con i Michelin Wild Race, e di recente ho scoperto anche la versione economica, ovvero i Country Race, identici a parte il cerchietto rigido che li “appesantisce” (di 40 grammi!..) e che costano meno di 10€.
      Tornando alla tua domanda, si, io ti consiglio di eliminare la forcella ammortizzata. Sia perchè ti alleggerisci la bici di quasi un chilo e mezzo (di recente ho pesato una Suntour XCT tolta dalla mtb di un amico, ed è oltre 2,3kg), sia soprattutto perchè, sui fondi stradali che si percorrono nei viaggi, avresti solo svantaggi. In particolare, una bici con sopra i bagagli è già sbilanciata di suo, e in frenata andrà a caricare ulteriormente sull’anteriore, che affondando sulla forcella ti sbilancerà ulteriormente. Ho sperimentato questa situazione e, specie su discese con pendenze oltre il 6-7%, rende la guida più difficoltosa.
      Sulle vibrazioni, è indubbio che uno dei pregi della forcella ammortizzata è di attenuarle, ma nei viaggi i fondi stradali sono tali da rendere la cosa ininfluente.
      Ti faccio un esempio: lo scorso maggio abbiamo fatto con la mia banda una 2gg Macomer-Samassi, passando nella prima tappa per il Montiferru e arrivando al punto panoramico delle gabbie (te lo cito perchè immagino sia un percorso che conosci). Se avessimo dovuto scendere poi lungo le pietraie, chiaramente forcella ammortizzata senza storie. Ma essendo poi riscesi a La Madonnina, su quel terreno sterrato con la rigida scendi benissimo.
      Se a questo ci aggiungi che, comunque, la forcella ammortizzata assorbe dell’energia (ogni sua compressione non restituisce, quando poi la forcella si riestende, tutta l’energia; questo significa che una parte di essa va perduta), va da se che il mio consiglio è “viaggi=forcella rigida”.
      Di questi tempi si parla tanto di “gravel”; sul sito probabilmente avrai visto l’analisi in cui confronto una gravel con una mtb in allestimento “light”, e quest’ultima vince a mani basse.
      Se hai altre domande, scrivimi pure, a me fa piacere chiacchierare di questi temi.
      Stefano Tuveri

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      1. Ciao Stefano, il discorso che tu fai è chiarissimo ed è ben argomentato nei tuoi articoli, a questo punto è probabile che recupererò la forcella rigida, per il discorso pneumatici, ho optato per dei continental traffic 26×1,9, purtroppo dove ho effettuato l’ordine non avevo disponibili i michelin ma mi sembrano molto simili ed hanno un prezzo buono, 13€; ora però ho un altro problema, infatti il movimento centrale non vuole venir fuori è completamente grippato, ho provato in tutti i modi, hai delle esperienze a riguardo?

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        1. Il movimento centrale saldato dall’ossido è un classico! Una soluzione è quella di rivolgersi a un bravo meccanico per auto, che scalderà la parte agevolando l’estrazione. L’altro metodo, per arrangiarsi in casa è quello di mettere “pancia in su” il telaio (tanto l’hai già smontato), farlo poggiare su due tavolette di legno (che assorbiranno le botte, evitando ammaccature e deformazioni), e cominciare a svitare dalla ghiera sinistra (lato opposto alle corone) che avrà filettatura con verso classico (ovvero destrorsa). In genere quella ghiera oppone meno resistenza, ma comunque conviene bloccare l’estrattore con una vite sufficentemente lunga (lo inserisci nel movimento, ci poggi sopra una rondella abbastanza grande, e inserisci una vite che viterai al foro del perno dei pedali; in questo modo l’estrattore resterà bloccato e non ti schizzerà via alla prima martellata). A quel punto, afferrando l’estrattore con una chiave la più lunga possibile (in modo da aumentare il braccio della forza; eventualmente serviti anche di un’artigianale prolunga utilizzando un tubo), picchiaci sopra con un martello senza pietà. Il martello deve avere una buona massa (perchè aumenta l’energia che scarichi sull’estrattore), e i colpi devono essere forti (tranquillo che il telaio non si rompe; cederà ben prima l’ossido che ha saldato l’estrattore).
          Come detto, la ghiera di sinistra in genere oppone meno resistenza. Quella di destra, lato corone, è di norma più rognosa. Ormai nelle mtb le filettature a destra (lato corone) sono tutte sinistrorse (quindi svitano in senso opposto), ma nei vecchi telai si trovano ancora filettature destrorse (che quindi svitano nel classico verso antiorario). Per riconoscere se è destrorsa o sinistrorsa, misura il telaio in corrispondenza del movimento. Se è largo 68 o 73mm, allora il movimento è di tipo BSA (destrorso a sx e sinistrorso a dx); se è largo 70mm, allora è di tipo ITA (destrorso su entrambi i lati).
          A ogni modo, il trucco per svitare il movimento centrale è appunto quello di bloccare l’estrattore con una vite. Fatto quello, sarà solo questione di martellate.
          Fammi sapere se ci sei riuscito

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  2. Ciao innanzitutto complimenti per il vs, lavoro e gli argomenti del sito.
    Pure io ho ripreso in mano la mia vecchia Merida Crossway del 2000 con ruote da 28″ per trasformarla in una biki to work e viaggio.
    il mio dubbio e’ sulla sostituzione della forcella ammortizzata con quella rigida:
    la vecchia misura 445mm axle to crown, 1 1/8 dritto, rake 50 mm, qr 9×100, 60mm di escursione.
    Secondo voi la misura giusta axle to crown e’ 445mm o a questa bisogna togliere i mm dell’escursione della forcella?

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    1. Buongiorno Paolo, per darti una risposta utile manca un dato fondamentale, ovvero la misura dell’attuale angolo di sterzo. Qui trovi la spiegazione di come si determina: https://bikeplani.com/2021/03/18/i-domandoni-9-come-si-calcola-langolo-di-sterzo/
      Posso però cominciare col dirti che, per una bici con forcella rigida, è opportuno tenersi sopra i 70° (le mtb con forcella rigida, prodotte negli anni ’90, hanno circa 71°). Questo perchè la forcella rigida, per smorzare le sollecitazioni dovute alle irregolarità del terreno, lavora in flessione (mentre quella ammortizzata chiaramente lavora in compressione), e questo richiede il rispetto piuttosto… rigido (!!!) della sua geometria ottimale.
      Pertanto, se la tua bici nell’attuale configurazione ha un angolo di sterzo di 71°, va installata una forcella rigida di pari altezza rispetto all’attuale ammortizzata. Se invece l’attuale angolo di sterzo dovesse essere minore, una forcella più corta consentirà di portare l’angolo di sterzo al valore corretto. A tal riguardo, tieni conto che l’angolo di sterzo aumenta di 0,5° ogni 10mm di abbassamento della forcella.
      Direi che hai tutte le informazioni che ti servono; una volta misurato l’attuale angolo di sterzo potremo passare alla scelta della forcella rigida con l’altezza adatta
      Stefano Tuveri

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