Breve premessa: in Sardegna è stato annunciato un vastissimo progetto di piste ciclabili, che una volta completato metterà a disposizione migliaia di chilometri di corsie dedicate alle biciclette. Tuttavia, puntare su questa futura infrastruttura per incentivare il cicloturismo in Sardegna, vorrebbe dire attendere chissà quanti anni prima che le potenzialità cicloturistiche dell’Isola vengano tramutate in realtà. Chi però conosce le attuali possibilità che offre l’Isola, sa bene che già oggi è possibile, dopo aver studiato bene gli itinerari, raggiungere qualunque luogo della Sardegna muovendosi su sterrate e asfalto a traffico bassissimo o nullo. Chiaramente, per poter sfruttare queste possibilità di spostamento è necessario utilizzare una bicicletta adatta allo scopo, in grado di muoversi bene sia sull’asfalto che sugli sterrati. E poiché questi ultimi (gli sterrati) non vengono certo lisciati il giorno prima del nostro passaggio, ma presentano fondi stradali affidati… al caso!, è necessario avere adatte gommature, rapporti, assetti di guida, manubri… insomma, avere una Easy Rider!

Così, alla guida delle nostre easy rider, abbiamo affrontato l’itinerario che, da dove ha sede il nostro hangar (Assemini, a 10km da Cagliari), ci ha portato fino all’isola di Carloforte. In totale sono stati 114km con 560m d+, con la simpatica aggiunta del vento di Maestrale che, provenendo da nord-ovest, ci ha soffiato contro per tutto il tragitto.
Chiaramente, esistono diversi itinerari possibili per raggiungere Carloforte da Assemini. La nostra scelta si è basata su due parametri fondamentali: la possibilità di viaggiare in sicurezza, e il pedalare attraverso posti belli e interessanti. Abbiamo scartato il percorso lungo la sp2 Pedemontana che, per quanto sia il più breve (70km), è pericoloso a causa del traffico ad alta velocità, e inoltre attraversa un paesaggio piuttosto anonimo. La scelta è caduta su un itinerario più lungo (91km fino a Portovesme, da dove ci saremmo imbarcati), ma decisamente più sicuro e soprattutto paesaggisticamente splendido. Infatti, raggiunte le stazioni FS e FMS di Siliqua percorrendo il vecchio tracciato della ss130 (con traffico quasi nullo), abbiamo seguito il tracciato delle Ferrovie Meridionali Sarde, che si inoltra in un territorio boschivo di grande bellezza e pregio naturalistico. Dopo Narcao, abbiamo lasciato momentaneamente il tracciato FMS per dirigerci verso Tratalias, dove su pista ciclabile realizzata sul vecchio sedime ferroviario delle Meridionali siamo giunti fino a Carbonia. Da qui, percorsi 18km di provinciale poco trafficata siamo giunti a Portovesme, dove ci attendeva il traghetto (e dove ci attendeva anche Massimo, che ci ha raggiunto dopo una notte al lavoro, portando in auto la sua mtb per pedalare con noi sull’isola).
La traversata in traghetto, per quanto breve (appena 40’), ha sempre il fascino dell’andar per mare da una terra all’altra, oltre ad aver consentito alle nostre gambe di tirare finalmente il fiato (gli ultimi 25km, da San Giovanni Suergiu a Portovesme, col Maestrale contro e fatti a tutta per fare in tempo al traghetto delle 12, son stati praticamente una crono…).
Giunti nell’isola di San Pietro (non dimentichiamo che è questo il nome dell’isola in cui si trova la cittadina di Carloforte), la vista dal traghetto del lungomare cittadino è sempre particolarmente bella. La cittadina poi è davvero deliziosa.
A questo punto, abbiamo puntato verso sud (col vento per la prima volta a favore dall’inizio della giornata), per visitare il tratto di costa con le spiagge. Non prima però di aver saccheggiato un market per fare scorta di cibo, acqua… e birra.
La meta della pedalata isolana son state Le Colonne, che in realtà ormai sono diventate “La Colonna”, dato che l’altra si è spezzata alcuni anni fa durante una mareggiata. La vista sul mare agitato, la costa rocciosa che strapiomba sul mare, rendono quest’angolo dell’isola davvero incantevole (inevitabile scattare una marea di foto).
Presa la via del ritorno, dopo una nuova sosta al market (le oltre 3000kCal bruciate vanno reintegrate…), abbiamo atteso l’arrivo del traghetto che ci avrebbe riportato sull’isola più grande, concludendo così quello che è stato un autentico viaggio, per quanto della durata di un giorno.
BREVI NOTE SUL RAID: come scritto prima, questo può essere considerato a tutti gli effetti un viaggio, e il fatto che si sia svolto in giornata non fa differenza. La varietà degli ambienti attraversati, il chilometraggio piuttosto lungo, il trasferimento in traghetto, consentono di “staccare” dal proprio quotidiano per immergersi in una realtà nuova. Come un viaggio, appunto.
La distanza percorsa, 114km con un dislivello complessivo di 560m, necessita di un certo allenamento per essere affrontata. Inoltre, qui in Sardegna è sempre bene, quando si affrontano lunghe distanze, tenere conto di una variabile spesso presente, ovvero il vento. Nel nostro caso, abbiamo pedalato per tutto l’itinerario col Maestrale che ci soffiava frontalmente o di tre quarti, a seconda del tratto. Considerando che aveva una velocità che, nel corso della giornata, è variata tra i 20 e i 30km/h, questo ha aumentato il dispendio di risorse. Facendo i calcoli, si può affermare con ottima approssimazione che i 114km percorsi in queste condizioni equivalgono a circa 140km percorsi in assenza di vento (o con vento leggero, che in questo caso incide in modo trascurabile). E’ quindi sempre bene fare queste valutazioni quando si affrontano lunghi itinerari, perché il vento contro può altrimenti lasciarci coi serbatoi vuoti prima della meta (chiaramente si parla di vento forte, un vento leggero ha influenza quasi nulla in questo caso).
Le ultime considerazioni le dedichiamo alla bellezza di quest’itinerario. Come detto all’inizio, la Sardegna già oggi ha, in termini di itinerari percorribili, tutto ciò che occorre per farne una delle mete privilegiate del cicloturismo e, per quanto potranno essere sicuramente utili una volta realizzati, non sono indispensabili a tal fine le migliaia di chilometri di piste ciclabili in programma. Ciò che invece può fare la differenza per rendere la Sardegna un’attrattiva cicloturistica, sono imprenditori del settore della ricettività turistica che abbiano voglia di investire in questo campo (in tanti lo stanno già facendo, e faranno da traino per coloro che ancora esitano). Nel nostro itinerario, la tratta paesaggisticamente più bella è stata senz’altro quella lungo l’antico tracciato delle Ferrovie Meridionali Sarde (descritto in altri “diari di viaggio” su queste pagine), che a dispetto delle altimetrie che non superano i 300 metri nel punto di valico, si sviluppa all’interno di un ambiente boschivo montano di grande bellezza. Questo tratto è possibile percorrerlo anche interamente su asfalto, su una strada a bassissimo traffico (il rischio nullo non esiste, se non sul divano di casa, ma seguendo un comportamento prudente in tratti come questo si viaggia in buona sicurezza).
Da Tratalias a Carbonia si viaggia su ciclabile asfaltata, e sarebbe opportuno che dei semplici cartelli segnalassero con anticipo che, poco prima di arrivare a S.G. Suergiu, l’asfalto termina per lasciar posto al sentiero in ghiaia della vecchia massicciata ferroviaria, che un po’ più avanti si interrompe terminando nel vuoto per l’assenza di un ponte ferroviario rimosso qualche decennio fa, costringendo a tornare indietro alla ricerca dell’asfalto (noi ne eravamo a conoscenza avendola già percorsa, ma la ignara coppia di attempati cicloturisti fiamminghi stracarichi di bagagli potrebbe restarci male…).
Da Carbonia a Portovesme si pedala attraverso un paesaggio che sembra quello della copertina di Animals dei Pink Floyd, e ci si aspetta da un momento all’altro di vedere passare in cielo il gigantesco maiale volante. Vedute spettrali di una velenosa colonizzazione industriale elemosinata col cappello in mano da tanti, troppi indigeni.
Fortunatamente, il traghetto consente di lasciarsi alle spalle quegli sfregi, dando la possibilità a bici e biker di sbarcare in quel delizioso micromondo che è l’Isola di San Pietro, con la cittadina di Carloforte, le sue spiagge e le sue scogliere a picco sul mare. Avendone la possibilità, vale sicuramente la pena aggiungere una tappa a questo viaggio, dedicando una giornata alla visita dell’isola. Noi ci siamo “accontentati” di una visita alla costa sud fino a Le Colonne, con la meravigliosa vista dalla scogliera a strapiombo sul mare, col mare spumeggiante sferzato dal Maestrale.
Che altro dire, se non che, in attesa che tra vent’anni sia pronta la rete di ciclabili sarde, si può già oggi saltare in sella a una Easy Rider e percorrere in lungo e in largo la Sardegna, immersi nella natura e lontani dal traffico. Perché la Sardegna è già oggi l’Isola del Cicloturismo. Solo che non lo sa…
Lo Stormo dei Bi(ke)plani

