DIAMO I NUMERI (25): NEL PASSAGGIO DA MTB A EBIKE, QUANTA ASSISTENZA RICHIEDERE AL MOTORE PER NON PEGGIORARE LA PRECEDENTE CONDIZIONE ATLETICA

Al di là di cosa ciascuno pensi delle ebike, in questa nuova analisi affrontiamo un argomento estremamente pragmatico, ovvero determineremo quanta potenza (in percentuale rispetto alla potenza erogata dall’ebiker) bisogna far fornire al motore per mantenere un buon livello di forma fisica (ovvero, per non peggiorarlo rispetto a quando si pedalava senza l’ausilio del motore).

Vi cito un caso concreto, così capite meglio cosa intendo. Un amico, con cui ho condiviso molte uscite in mtb, di recente ha deciso di acquistare un’ebike. Si tratta di una persona che ha fatto sport fin da piccolo, e che è ancora giovane, ma negli ultimi tempi non è più riuscito ad allenarsi con continuità, con conseguente calo della forma fisica e aumento del peso. Ha così deciso, per continuare ad affrontare gli itinerari che in precedenza percorreva in mtb, di passare all’ebike.

In casi come questo, per curiosità e, in questo caso, per amicizia, mi chiedo sempre come possa essere utilizzata l’assistenza del motore così da non peggiorare ulteriormente la propria condizione fisica (dalla quale, non va dimenticato, si hanno vantaggi in termini di benessere e di salute). Per affrontare l’argomento lasciamo quindi da parte gli spot del marketing, rilanciati da pagine informatiche e cartacee “tecniche”, che arrivano a raccontarci che con l’ebike si fatica più che con la bici (e infatti è risaputo che chi passa all’ebike lo fa per faticare di più…). Quindi partiamo da un punto fermo: chi utilizza l’ebike lo fa perché, per limiti fisici o per poca voglia di faticare, con la bici non riesce a tenere un passo soddisfacente e ad affrontare distanze e altimetrie tipiche di un’escursione di media difficoltà. Lo scopo di quest’analisi è quindi quello di determinare quale livello di assistenza utilizzare per non peggiorare la propria forma fisica, il che consentirebbe anche, qualora le circostanze lo consentissero (ovvero più allenamento e meno peso), un futuro abbandono del motore per tornare alla mountain bike (cosa assai complicata se ci si abituasse, ad esempio, a pedalare con un’assistenza del motore del 400%, riducendo le capacità delle proprie gambe a quelle di un bambino di dieci anni).

Bene, definiamo allora il nostro ebiker di riferimento.

Caratteristiche fisiche:

  • supponiamo abbia un peso forma ideale di 70kg
  • abbia accumulato un sovrappeso di 20kg
  • al momento pesi quindi 90kg

Caratteristiche atletiche:

  • su mtb, in piano su asfalto, viaggia per 2h a 22km/h

In pianura, dove il peso (e quindi l’attrito volvente che esso determina) conta per circa il 50% delle forze resistenti complessive, quei 20kg in più sono una seccatura, ma restano gestibili. Il problema arriva in salita dove, per pendenze dell’8-10% e superiori, il peso (stavolta inteso come forza di gravità) determina quasi il 100% delle forze resistenti che si oppongono al moto. E’ infatti in salita che un biker come quello considerato va in crisi, e sono le salite a convincerlo a passare dalla mountain bike all’ebike. In questo caso, il rischio è quello di affidarsi prevalentemente al motore (modalità come la “Turbo” comportano un’erogazione di potenza pari al 340% di quella fornita dalle gambe… un’enormità!!) per annullare la sofferenza, mentre invece sappiamo bene che in salita anche il biker più allenato “ha da morire”. Lo scopo principale di quest’analisi è proprio questo: suggerire all’ebiker “quanto” utilizzare il motore per continuare a faticare sui pedali come quando, essendo più in forma, usava la mountain bike.

Bene, possiamo cominciare la nostra analisi. Come motore consideriamo il Bosch, le cui caratteristiche sono descritte dettagliatamente nel sito internet https://www.bosch-ebike.com/it/prodotti/modalita-di-assistenza

Iniziamo col considerare la modalità che fornisce meno potenza, ovvero la “Eco”. Il motore, quando opera in modalità Eco, eroga una potenza pari al 60% di quella che l’ebiker sviluppa sui pedali. Ciò significa, banalmente, che se l’ebiker eroga 100W di potenza, il motore aggiunge altri 60W (e quindi, dei 160W complessivi, il 62,5% è fornito dall’ebiker e il 37,5% dal motore). Ricordiamo anche che la modalità Eco può essere programmata per modificare la potenza percentuale erogata dal motore, portandola ad esempio dal 60% al 30%. Questa possibilità, a mio parere, dovrebbe essere sempre sfruttata nell’ebike di chi vuole mantenere una buona forma fisica ed, eventualmente, tornare alla mountain bike una volta che le condizioni glielo consentano nuovamente.

Abbiamo detto che quest’ebiker, quando non utilizzava il supporto del motore, viaggiava, in piano su asfalto, a 22km/h. In queste condizioni, erogava 140W.

Una volta passato all’ebike, usando la modalità Eco ottiene un incremento di potenza pari al 60% di 140W, ovvero 84W. La potenza complessiva diventa quindi pari a 224W, e con questa potenza, anche tenendo conto dei 10kg in più di peso dell’ebike rispetto alla mtb, il nostro ebiker viaggerebbe  a 27,6km/h.

Abbiamo scritto “viaggerebbe”, perché la prima considerazione da fare è che il limite di velocità consentito alle ebike è 25km/h. Cosa comporta questo? Innanzitutto va considerato che, per andare a 25km/h, la nostra ebike richiede una potenza pari a 186W. Poiché in modalità Eco il motore fornisce una potenza aggiuntiva pari al 60% di quella data dalle gambe (e quindi motore e gambe forniscono, come visto prima, il 37,5% e il 62,5% dei 186W), la quota di potenza che l’ebiker eroga per andare a 25km/h è pari a 116W. Dato però che, fintanto che usava la mtb, questo ebiker erogava 140W pedalando nelle medesime condizioni (2h in piano su asfalto), il passaggio all’ebike lo porta a “impigrirsi”, poichè il passaggio da 140W a 116W equivale a una diminuzione del 17% della potenza erogata dal proprio fisico.

Cosa fare per evitare questa regressione atletica? La soluzione è nell’opportuna programmazione della modalità Eco, facendo in modo che il motore eroghi solo quella quota di potenza che, sommata ai 140W erogati dall’ebiker, porti la potenza complessiva a 186W che, come visto, consentono all’ebike di viaggiare a 25km/h. Questa quota di potenza è pari, come si rileva facilmente, a 46W, che equivalgono al 33% dei 140W erogati dall’ebiker. Programmando opportunamente la modalità Eco, facciamo quindi in modo che il motore “assista” l’ebiker incrementando del 30-35% la potenza delle sue gambe.

Bene, l’analisi di questa prima situazione ci ha consentito di comprendere come ragionare per far fare all’ebike quello che vogliamo noi, invece che essere in balìa del suo motore.

Possiamo quindi passare a un altro contesto molto più “da mountain bike”, ovvero la salita su fondo stradale sterrato. Consideriamo pertanto una salita su una sterrata della forestale (quindi con fondo senza grosse irregolarità), con pendenza del 10%. Coi 140W che il nostro ebiker è in grado di erogare in circa 2h di pedalata effettiva (corrispondenti nel suo caso a un itinerario di circa 30km e 400m di dislivello positivo), su una mtb riusciva ad affrontare questa salita a 3,7km/h. Tenendo conto che un biker mediamente allenato, su una sterrata al 10%, sale a una velocità di 8-10km/h, è chiaro che, se uno ha nelle gambe meno di 4km/h, per uscire con un gruppo di persone con buon allenamento ha bisogno di un motore a supporto.

Ma di quanto dev’essere questo “supporto”? Per salire a 8km/h, il nostro ebiker ha bisogno di 330W. Rispetto ai 140W erogati dalle sue gambe, pertanto, il motore deve fornire una potenza aggiuntiva di 190W, pari a circa il 135% della potenza dell’ebiker. Se si programma il motore in modo da fornire questa percentuale di potenza, l’ebiker mantiene lo stato di forma precedente al passaggio dalla mtb all’ebike.

Ma allora a che serve la modalità “Turbo”? Con questa modalità di funzionamento, il motore eroga una potenza aggiuntiva pari al 340% di quella erogata dalle gambe. Ciò significa che, se per salire a 8km/h occorrono, come visto, 330W, il motore fornisce 255W e le gambe 75W.

Vediamo a cosa equivalgono 75W. In piano su asfalto, con 75W, in mtb il nostro ebiker viaggerebbe a 14,5km/h.

Riguardo a quanto visto, vale la pena fare qualche considerazione su quello che è il cavallo di battaglia di molti ebiker (e soprattutto del marketing), ovvero: “anche con l’ebike si fa fatica”. Consideriamo allora due casi.

Il primo caso è che, davvero, chi sale a 8km/h su pendenze del 10% utilizzando la modalità Turbo faccia effettivamente fatica. Significa, per quanto visto sopra, che la potenza erogata dalle sue gambe equivale a quella per andare a 14,5km/h in piano su asfalto. E’ la velocità cui persone senza alcun allenamento si muovono in bici in paese per andare a far la spesa. Se davvero un ebiker fa fatica quando effettua una simile “prestazione”, la sua condizione fisica è oggettivamente scarsissima, e avventurarsi in un territorio di montagna in tali condizioni è chiaramente pericoloso, perché non è in grado di affrontare tutti gli imprevisti che possono capitare.

Il secondo caso è invece quello di chi, al di là dell’attribuirsi di “faticare anche con l’ebike”, di faticare non ha nessuna intenzione, motivo per cui si è comprato l’ebike. Come abbiamo visto prima, anche un ciclista con una condizione fisica abbastanza bassa riesce a pedalare su una mtb, in piano su asfalto, a 22km/h. Gli è quindi sufficiente un’aggiunta di potenza del 130-140% da parte del motore, per affrontare salite al 10%. Se invece utilizza la modalità Turbo, significa che il 77,3% della potenza per affrontare la salita la mette il motore, mentre le gambe mettono appena il 22,7%. Non prendiamoci quindi in giro, usata in questo modo l’ebike è una motocicletta elettrica il cui motore si attiva grazie a una spinta sui pedali alla portata di un bambino. Questo è un fatto oggettivo, e in quanto tale non deve offendere nessuno.

Proseguiamo quindi con lo scopo di questa analisi, ovvero vedere come usare l’ebike per rimanere comunque un biker. Ovvero, per mantenere una buona condizione fisica.

Affrontiamo quindi l’ultima parte di quest’analisi, prendendo a riferimento un’affermazione che ultimamente capita di leggere spesso, ovvero: “l’ebike consente di percorrere itinerari più lunghi e interessanti rispetto alla mtb; questo gratifica di più e porta complessivamente a utilizzarla per più tempo, migliorando la propria condizione fisica”.

Anche in questo caso, dato che il mondo è bello perché è vario, vale la pena considerare differenti modalità di utilizzo dell’ebike e quindi, come visto prima, c’è una bella differenza tra chi usa il motore per compensare i propri limiti atletici, e chi invece pedala su una moto elettrica attivata dai pedali.

E’ necessaria però una premessa. Chi ha una buona condizione atletica, può percorrere itinerari lunghi e interessanti usando semplicemente le proprie gambe. Mentre scrivo queste cose, mi rendo conto di quanto siano ovvie e banali, dato che fanno parte dell’esperienza di qualunque escursionista in mtb, eppure gli slogan del marketing son talmente abili nel ribaltare la realtà, da render necessarie persino queste precisazioni.

Un biker con una condizione atletica che gli consenta di viaggiare a 25km/h in piano su asfalto in un’uscita di 2h (parliamo quindi di una condizione atletica medio-bassa, non certo da agonista), può affrontare ad esempio un lungo itinerario di 120km e 1000m d+ alla velocità media di 12km/h, impiegando circa 12h (comprese 2h di pause varie lungo il tragitto). Chiaramente a fine giornata sarà stanco, avrà consumato circa 2700kcal, ma fare mountain bike significa anche e soprattutto questo. Non ha quindi bisogno di un supporto del motore per praticare la sua attività sportivo-escursionistica ed esserne gratificato.

Consideriamo allora il nostro ebiker di riferimento, e vediamo di che supporto da parte del motore avrebbe bisogno per effettuare lo stesso itinerario, mantenendo lo stesso passo (ovvero una velocità media di 12km/h). Facendo i calcoli, si determina che il motore dovrebbe contribuire con una potenza aggiuntiva pari mediamente al 45% di quella erogata dalle gambe (come visto prima, in piano il contributo necessario sarà minore, mentre andrà aumentato in salita). In termini di energia consumata dal motore, si tratta di circa 245Wh che andranno forniti dalla batteria.

Possiamo quindi dire che il nostro ebiker, per mantenere lo stesso passo di un biker non certo allenatissimo (25km/h in piano per 2h non è certo una prestazione da potenziale campione del mondo) anche in un itinerario piuttosto lungo, non ha bisogno di un aiuto “scandaloso” da parte del motore (45% di potenza aggiuntiva e 245Wh di batteria). A patto, chiaramente, che conservi la “cilindrata” che aveva quando aveva lasciato la mtb, e che resista alla tentazione di impigrirsi.

Se invece volesse tenere il passo di un biker con un buon allenamento, che quell’itinerario di 120km e 1000m d+ lo percorre alla media di 20km/h (ancora con 2h di soste), il motore dovrebbe fornire un supporto pari a circa il 105% della potenza erogata dall’ebiker (consumando circa 480Wh di batteria). E’ evidente che in questo caso, per tenere il passo di chi ha una buona gamba, l’ebiker debba “appoggiarsi” di più al motore. Tuttavia il supporto di cui beneficia, che di fatto raddoppia le capacità delle proprie gambe, anche in questo caso non è “scandaloso”, è ben lontano da quelle situazioni in cui il motore fornisce il doppio o il triplo della potenza fornita dalle gambe, e consente, come detto più volte in quest’analisi, di mantenere il proprio stato di forma senza trasformarsi in motociclista.

Bene, direi che possiamo concludere qui questa disamina che, come avete potuto vedere, non ha il “solito” scopo di contrapporre biker ed ebiker, ma invece quello di favorire la condivisione di uscite comuni. Uscire insieme in bicicletta infatti significa condividere la bellezza dell’itinerario, la spensieratezza delle chiacchiere che aumenta man mano che ci si allontana dalle “solite cose”, ma anche la fatica che ci porta a sentire più nostro, in quanto “conquistato”, un bel panorama come anche un semplice bicchiere di birra. Ed è proprio il faticare insieme che ci porta a sentirci affini anche a persone diversissime da noi. Per contro, come mi è capitato di sperimentare, uscire con un gruppo eterogeneo con biker ed ebiker, quando questi ultimi usano l’ebike allo scopo di faticare meno, porta a una sensazione di estraneità reciproca, con esigenze diverse (ad esempio, il bar da raggiungere come il luogo più meraviglioso del mondo per il biker, e la fretta di ripartire dell’ebiker, che non ha la stessa necessità di recuperare energie). Niente di grave, ci mancherebbe, ma solo la constatazione che non si sta condividendo la stessa esperienza. Tutto questo, invece, viene annullato dall’utilizzo dell’ebike nelle modalità descritte in quest’analisi. Se il mio amico con meno gambe di me si fa aiutare dal motore, ma fatica anche lui quanto me, questo ci porta a vivere e condividere comunque la stessa esperienza, ciascuno con le possibilità che in quel momento il proprio fisico gli consente, e ci si sente parte entrambi dello stesso branco che pedala a caccia di emozioni, bellezza e… birra!

A presto con la prossima analisi

Stefano Tuveri

(ingegnere e progettista/collaudatore meccanico)

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