Abbiamo visto nel “Diamo i numeri n°24” che, a parità di potenza erogata, quando pedaliamo su asfalto si ha un aumento della velocità utilizzando pressioni degli pneumatici più alte, mentre invece, su sterrato, l’aumento della velocità lo si ottiene (sempre a parità di potenza erogata) abbassando i valori della pressione. Fin qui niente che già non si sapesse, ma ciò che abbiamo fatto nell’analisi è stato definire (ovvero… dando i numeri!) i valori delle velocità per alcune pressioni prese a riferimento. A questo punto, quindi, siamo in grado di passare all’applicazione di quanto visto, considerando delle situazioni specifiche. Ad esempio, se io devo affrontare un itinerario che preveda il 40% di asfalto e il 60% di sterrati della forestale, che valori di pressione è opportuno che utilizzi?
Il domandone di oggi si chiede proprio questo e, come vedremo, ci fornirà delle risposte per niente scontate e per certi versi sorprendenti.
Partiamo quindi dal definire la gommatura per la nostra mtb, allestendola per escursioni su fondo stradale che vanno dall’asfalto allo sterrato sconnesso/tecnico. All’anteriore utilizziamo il Michelin Wild Grip, in modo da avere un’ottima tenuta anche nelle tratte con fondo impegnativo, e alla posteriore il Michelin Wild Race, concedendo un po’ di aderenza in meno a vantaggio della scorrevolezza.
Definiamo quindi le caratteristiche di mtb+biker, fondamentali per determinare le pressioni ottimali.
La mtb è una 26” front da 10,5kg, con trasmissione 3x9v 42-32-24/11-32 e dislivello sella-manubrio di 8cm, che determina un assetto di guida con distribuzione del peso del 45% sull’anteriore e del 55% sulla posteriore.
Il biker è 174cm per 72kg, con potenza di soglia di 4,3W/kg.
Il peso complessivo di bici+biker+varie (considerando sia gli attrezzi che acqua +cibo) è pertanto di 90kg.
Con questi dati, possiamo scegliere i valori di pressione da utilizzare su anteriore+posteriore, considerando un intervallo abbastanza ampio che va dai 2.0bar(anteriore)/2.4bar(posteriore), ottimali su asfalto, ai 1.5bar(ant.)/1.8bar(post.), con massima resa su sterrato sconnesso. I valori superiori sono quelli che garantiscono la miglior scorrevolezza su asfalto (con le Michelin Race si potrebbe arrivare anche a pressioni 2.65/3.2bar, aumentando la velocità su asfalto di 0,8km/h ma a scapito del comfort; tuttavia avrebbe senso solo su percorsi interamente su asfalto, dato che si avrebbe un forte peggioramento delle prestazioni su sterrato), e quelli inferiori sono ottimali su sterrato (oltre ad aumentare la velocità, garantiscono miglior aderenza e sono comunque sufficientemente elevati per evitare il rischio di pizzicature).
Prima di passare a dei casi specifici, facciamo una premessa: per una mtb gommata coi Michelin Grip+Race, se con pressioni 2.0/2.4bar viaggiamo su asfalto a 25km/h, con pressioni 1.5/1.8bar viaggiamo, a parità di potenza erogata, a 23,9km/h, con una diminuzione della velocità del 4,4%. Invece, su sterrati come quelli della forestale e sempre a parità di potenza, ai 20km/h con pressioni 1.5/1.8bar corrispondono i 18,4km/h con pressioni 2.0/2.4bar, e la diminuzione della velocità è quindi dell’8%. Queste sono quindi le differenze massime di velocità che, utilizzando le differenti pressioni, si possono avere nelle due situazioni più “estreme”, ovvero itinerario interamente su asfalto o interamente su sterrato. Va da se, quindi, che per gli itinerari con fondo misto che analizzeremo di seguito (e, in generale, per qualunque itinerario con fondo misto) non potremo che ottenere differenze di velocità percentualmente inferiori a queste.
Riassumendo: non aspettiamoci che l’utilizzo di una pressione invece che un’altra, possa darci vantaggi a due cifre, perché si avranno comunque sempre differenze di pochi punti percentuali.
Passiamo quindi ad analizzare una situazione concreta, come ad esempio l’itinerario che abbiamo seguito nel nostro raid sul Montiferru. E’ un percorso abbastanza lungo, 75km, in quanto prevede partenza e arrivo da due differenti stazioni FS (Macomer e Oristano), e pertanto oltre ad attraversare l’areale del Montiferru richiede di pedalare per 52km su asfalto. Il dislivello complessivo è di 1000m d+ e, nei nostri calcoli, terremo chiaramente conto del fatto che l’attrito volvente (che come sappiamo è strettamente legato ai valori della pressione) , rispetto alla resistenza al moto complessiva, influisce in misura minore per pendenze via via più elevate (e inoltre inizialmente non consideriamo l’influenza della pressione sulla velocità nei tratti in discesa, e nell’aderenza al terreno nelle salite e nei tratti sconnessi/tecnici, ma ne terremo conto in seconda battuta più avanti).
Il fatto che circa il 70% dell’itinerario si sviluppi su asfalto, può portarci a pensare che la cosa migliore sia utilizzare per gli pneumatici pressioni elevate o, se preferite, che pressioni basse penalizzino complessivamente la velocità media lungo il percorso.
Andiamo quindi a confrontare, a parità di potenza erogata (a costo di essere ripetitivo e noioso, sottolineo sempre questa condizione, perché è fondamentale per la validità dei risultati ottenuti), il tempo che si impiega per percorrere l’intero itinerario utilizzando due differenti coppie di valori di pressione: 2.0bar(anteriore)/2.4bar(posteriore) e 1.5bar(anteriore)/1.8bar(posteriore)
Ricordo ancora una volta che questi sono valori di pressione riferiti a un peso di bici+biker pari a 90kg, oltre che alla coppia di pneumatici Michelin Grip+Race (e va da se che pesi e/o pneumatici differenti, richiederebbero pressioni diverse).
Bene, quel che si determina analizzando le due differenti configurazioni di pressione, è che coi valori 2.0/2.4bar si impiega un tempo inferiore dell’1% rispetto all’utilizzo dei 1.5/1.8bar.
La differenza ci dice delle cose importanti. Innanzitutto, se ci fermiamo a questo primo risultato, notiamo come il fatto che il 70% dell’itinerario sia su asfalto faccia si che si abbia un leggero vantaggio utilizzando pressioni elevate. Sembrerebbe quindi scontato che, per un itinerario come questo, sia più conveniente utilizzare i valori di pressione 2.0/2.4bar.
Dobbiamo tuttavia tenere conto del fatto che pressioni basse migliorano in modo significativo la tenuta di strada e il comfort sullo sterrato. Questo fatto è importante in generale, ma lo è particolarmente nelle discese su sterrato, dove maggior tenuta di strada significa maggiore velocità a parità di sicurezza, e lo è nelle salite e nei tratti sconnessi, dove maggior aderenza vuol dire miglior efficienza della pedalata.
Vediamo allora se una maggior velocità in discesa consente di recuperare quell’1% di vantaggio in termini di tempo che darebbe l’utilizzo dei 2.0/2.4bar. Poiché questo itinerario richiede circa 4h per essere percorso, un risparmio di tempo di circa l’1% equivale a 2-3 minuti. Ci chiediamo allora se l’utilizzo di pressioni basse, ovvero 1.5/1.8bar, consenta di recuperare quello svantaggio grazie a una maggior velocità in discesa, che in questo caso consiste in 18km sterrati che, dalle vette del Montiferru, portano fino al mare di Santa Caterina di Pittinuri. Si tratta di una discesa molto veloce, con tratti in cui si superano i 60km/h, e che se si sa “tenere” la bici si affronta a una velocità media di circa 40km/h (ma anche chi di norma va più piano tiene una media di circa 30km/h). A 40km/h si impiegano 27 minuti per arrivare fino al mare. Chi scende a 30km/h impiega invece 36 minuti. Chi sa andare forte in discesa, per colmare il divario di 2-3 minuti rispetto all’utilizzo dei 2.0/2.4bar, dovrebbe percorrere i 18km di discesa in 24-25 minuti, ovvero con una velocità media di 43-45km/h. Chi invece è più “prudente”, per recuperare i 2-3 minuti dovrebbe aumentare la velocità media da 30km/h a circa 32km/h. La convenienza dell’utilizzo di pressioni 2.0/2.4bar o 1.5/1.8bar va quindi valutata. Chi affronta le discese con prudenza, grazie alla maggior tenuta di strada beneficerà di una maggior sicurezza, e quindi potrebbe aumentare la propria velocità senza aumentare i rischi. Allo stesso modo, chi ha capacità tecniche e va veloce in discesa, saprà avvantaggiarsi della maggior tenuta di strada, e potrà aumentare la propria velocità recuperando anche più di 2-3 minuti senza peggiorare la propria sicurezza.
Per quanto poi riguarda le salite e i tratti con fondo stradale sconnesso, usando pressioni basse i vantaggi in termini di velocità sono trascurabili (salvo per pendenze particolarmente ripide, dove la perdita di aderenza significa poggiare i piedi a terra e non riuscire a ripartire), ma sono invece importanti i vantaggi che si hanno nel controllo del mezzo, evitando di dover fare equilibrismi per contrastare le slittate del retrotreno e le sbandate dell’avantreno (e tutto questo determina, tra le altre cose, minor fatica).
In definitiva, possiamo affermare che in un itinerario come questo le pressioni non determinano differenze significative dei tempi di percorrenza (salvo che non si sia in gara, quando 2-3 minuti fanno la differenza, e parecchio). Cambiano invece il modo in cui si affronta l’escursione, dato che pressioni più basse consentono di avere un maggior comfort e un miglior controllo della mtb sullo sterrato, e di fatto di divertirsi di più, specie in discesa e nei tratti più tecnici (e questo vale anche per coloro che non sono dei draghi in sella). La scelta poi è chiaramente soggettiva, ma possiamo affermare che ci sono dei motivi oggettivi per preferire pressioni basse su questa tipologia di itinerari.
Ci chiediamo come mai si sia ottenuto questo risultato “sorprendente”, dato che l’itinerario considerato è per la maggior parte su asfalto. Perché non dobbiamo dimenticare che su sterrato il coefficiente d’attrito volvente degli pneumatici è molto più alto che sull’asfalto (indicativamente, da due a tre volte tanto, a seconda delle irregolarità del fondo), e questo fa si che 1km di sterrato “pesi” ben di più, nel computo generale, rispetto a 1km di asfalto. Conseguentemente, anche i vantaggi dati dalle basse pressioni sullo sterrato incidono in misura maggiore rispetto ai vantaggi delle alte pressioni sull’asfalto.
Ho volutamente considerato un itinerario con una forte presenza di asfalto, per mostrare come le pressioni che possono apparirci basse siano in realtà spesso ottimali per la pratica della mountain bike. Certo, se invece si deve affrontare un percorso che preveda soprattutto asfalto con brevi digressioni su strade sterrate con un buon fondo (come può capitare ad esempio nei viaggi in bici), allora può avere la sua convenienza l’utilizzo di pressioni alte.
Passiamo allora a un’altra tipologia di percorsi, e prendiamo in esame un itinerario da easy rider, ovvero con un’alternanza di asfalto e sterrato in buone/ottime condizioni. In questa situazione, l’unica variante rispetto a quanto considerato prima è che anche all’anteriore utilizziamo uno pneumatico scorrevole Michelin Wild Race.
Come itinerario, facciamo riferimento a quello che collega Cagliari a Oristano passando per tutte le stazioni FS lungo quel tratto di linea ferroviaria. E’ un itinerario “da viaggio”, lungo 105,6km, e di fatto pianeggiante (il dislivello complessivo è di appena 100m).
Inizialmente consideriamo solo il primo tratto, da Cagliari a San Gavino, che misura 51,7km e comprende solo 6,5km di sterrato. In questa situazione, lo sterrato è solo il 12,5% del totale, e l’utilizzo di pressioni più alte (2.0bar anteriore e 2.4bar posteriore) determina un risparmio di tempo dell’1,6% rispetto all’utilizzo di pressioni basse (1.5bar ant. e 1.8bar post.).
Considerando invece l’itinerario complessivo di 105,6km, i tratti sterrati, che sono in ottime condizioni, misurano complessivamente 48km, per cui costituiscono il 45,5% dell’itinerario. In questo caso, l’utilizzo di pressioni basse (1.5/1.8bar) determina una riduzione del tempo di percorrenza pari al 3%.
Quali considerazioni possiamo fare in base a questi dati? Innanzitutto possiamo notare come, anche nella situazione in cui lo sterrato rappresenta appena il 12,5% del totale, il vantaggio di utilizzare pressioni più elevate è tutto sommato abbastanza limitato, essendo pari all’1,6%, e quindi sui 51,7km presi in considerazione si traduce in circa 2 minuti di tempo risparmiato.
Considerando invece l’itinerario completo, e tenendo conto che si impiegano circa 5h per percorrere i relativi 105,6km (ovviamente dipende dal livello atletico del biker, ma possiamo prendere questo tempo come riferimento), l’utilizzo di pressioni più basse determina un risparmio di tempo di circa 9 minuti.
Vale però la pena approfondire ulteriormente quest’ultimo punto, perché si arriva a quella che è la reale differenza determinata dalle due differenti pressioni. Consideriamo allora la situazione, molto frequente, in cui si affronta l’itinerario in compagnia di altri biker. Chi utilizza i valori di pressione 2.0/2.4bar, per tenere lo stesso passo di chi utilizza i valori 1.5/1.8bar deve erogare una potenza superiore del 6%, e già questo è uno svantaggio importante. Ma soprattutto, per percorrere i 105,6km, consuma il 9% in più di risorse, e questo significa che, se i compagni (supponendo abbiano pari condizione atletica) consumano il 90% delle loro risorse totali (e quindi hanno ancora un certo margine rispetto al consumo totale), il biker che utilizza i 2.0/2.4 bar si ritrova invece a consumare quasi il 100% delle sue risorse, e di fatto conclude l’itinerario arrivando al limite delle proprie capacità.
Bene, dai due itinerari analizzati possiamo trarre delle prime conclusioni generali. Possiamo affermare che, anche quando l’asfalto è nettamente prevalente rispetto allo sterrato, i vantaggi dell’utilizzo di pressioni alte si limitano a pochi minuti. Va da se, comunque, che per quanto il risparmio non sia esorbitante, valga comunque la pena beneficiarne e quindi usare pressioni alte.
Quando invece la percentuale di sterrato non è marginale, come visto, l’utilizzo di pressioni basse è da preferirsi perché porta vantaggi non solo in termini di tempo, ma anche di comfort e sicurezza.
Chiaramente, la scelta è soggettiva, e proprio per questo l’analisi ha voluto mettere in evidenza e quantificare i diversi vantaggi/svantaggi, in modo che ciascuno possa fare le proprie valutazioni e scegliere quel che è meglio per lui.
Ma allora, ci chiediamo, non esistono situazioni in cui le pressioni alte siano convenienti in modo netto?
La risposta è che, si, esistono, e sono manco a dirlo le situazioni “da gravel”. Ovvero, le pressioni più elevate danno dei vantaggi quando in un itinerario si alternano asfalto e sterrato in perfette condizioni (avete presente gli sterrati delle “Strade Bianche” in Toscana? Ecco, quelli).
Va da se che stiamo parlando di itinerari per molti versi “artificiosi”. Ovvero, si tratta di itinerari molto più simili a dei “circuiti” che a dei percorsi in cui ci si muove in libertà per attraversare un territorio (situazione nella quale ci si prende il fondo stradale che si trova, e non certo esclusivamente le strade bianche perfettamente battute e manutenzionate).
Vediamo allora quali sono i vantaggi delle pressioni alte in questa situazione “gravel”.
In un itinerario in cui si alternano il 50% di asfalto e il 50% di sterrato perfetto, con pressioni 2.0/2.4bar si risparmia il 4% di tempo rispetto all’utilizzo di pressioni 1.5/1.8bar. Una differenza del 4% è quella che intercorre tra le velocità di 24km/h e 25km/h e, come visto prima, è tutt’altro che trascurabile sia in termini di potenza che il biker deve erogare, che soprattutto in termini di consumo di risorse. Infatti in questa situazione, se si pedala in compagnia e quindi si va alla stessa velocità, chi utilizza pressioni più basse ha un consumo di risorse superiore di circa il 10% rispetto a chi usa valori più alti. Come visto anche prima, questo può portare a concludere l’itinerario raschiando il fondo delle proprie risorse, laddove invece i compagni di viaggio hanno ancora “benzina nel serbatoio” e non hanno necessità di sfiancarsi.
Siamo così giunti al termine di quest’analisi, e possiamo dare la risposta al nostro “domandone”. Quanto abbiamo rilevato dal confronto delle pressioni 2.0/2.4bar e 1.5/1.8bar è che le prime offrono dei vantaggi nelle situazioni con fondo stradale in ottime condizioni, ovvero nelle situazioni “da gravel” (e quindi su sterrate in ottime condizioni, e su ciclabili con fondo naturale ben battuto e manutenzionato, come ad esempio quelle in fase di realizzazione nella Ciclovia della Sardegna).
Nei casi invece in cui sono presenti dei tratti sterrati con fondi che vanno da quelli tipici delle strade della forestale o delle strade di penetrazione agraria, arrivando fino a quelli sconnessi come accade nei sentieri di montagna, l’utilizzo di pressioni basse come le 1.5/1.8bar si dimostra conveniente anche quando l’asfalto è presente in percentuali nettamente preponderanti (fino addirittura all’85% circa).
Va da se che quelle che potete ricavare da quest’analisi sono delle indicazioni generali, perché poi ogni singola situazione va analizzata nel dettaglio (come detto all’inizio, questi valori di pressione si riferiscono a determinati pneumatici, su cui grava un ben preciso peso di bici+biker, e NON DEVONO assolutamente essere utilizzati per situazioni differenti). Tuttavia vi saranno senz’altro utili per aiutarvi a gestire al meglio le vostre mountain bike, sia in termini di rendimento che di tenuta di strada, che significa maggior sicurezza.
Fatene buon uso, e ci risentiamo al prossimo domandone!
Stefano Tuveri
(ingegnere e progettista/collaudatore meccanico)












