LAVORI NELL’HANGAR: VENT’ANNI DI STORIA DELLA MTB RIASSUNTI IN QUESTA REVISIONE GENERALE DELLA BIANCHI LT270 DEL ‘97

Prendendo spunto dal recente restauro di una mtb Bianchi LT270 del 1997, in questi tre articoli raccontiamo l’evoluzione della mountain bike in questi ultimi vent’anni, per poi proseguire nella descrizione del recupero di questa LT270, e finire con la descrizione delle caratteristiche tecniche di questa bicicletta.

Come potrete vedere, queste mtb sono “vecchie” solo sulla carta. La realtà è che, con buona pace degli spot mascherati da recensioni tecniche, possono tenere testa alle “colleghe” di recente produzione.

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PRIMA PARTE: VENT’ANNI FA, AI TEMPI DELLE PIONIERISTICHE AVVENTURE IN MOUNTAIN BIKE

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SECONDA PARTE: LA REVISIONE GENERALE, COMPONENTE PER COMPONENTE

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TERZA PARTE: L’ANALISI DELLE CARATTERISTICHE TECNICHE DI QUESTA MTB 26″ RIGIDA

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6 pensieri su “LAVORI NELL’HANGAR: VENT’ANNI DI STORIA DELLA MTB RIASSUNTI IN QUESTA REVISIONE GENERALE DELLA BIANCHI LT270 DEL ‘97

  1. Buongiorno Stefano,

    è stata davvero una bella scoperta imbattermi – per caso – in questo sito: navigavo tra le informazioni del “mondo bici” e ho trovato i tuoi articoli, consigli e analisi tecniche, tutti illuminanti per competenza unita a profondo buon senso. Non è cosa comune…

    Nel tempo libero ho ricominciato ad andare in bicicletta, senza l’energia di quand’ero ragazzo ma con la grande voglia di sport all’aria aperta.

    Ho a disposizione durante le vacanze una mtb Atala Flyer acquistata nel 1998, senza sospensioni, cambio sys a 21 rapporti e freni cantilever: datata ma curata ed ancora apprezzata, a quella bici sono davvero affezionato e l’ho tenuta bene. Ha telaio in acciaio. Adesso però richiede manutenzione alla trasmissione e all’impianto frenante.

    A Torino dove vivo ho invece una mtb “front” Rockrider serie 5, acciaio hi ten, freni v-brake, 21 rapporti (multishift), acquistata nel 2003. Usata a lungo prevalentemente in città oppure a zonzo quasi sempre su terreno pianeggiante. Anche questa, lubrificata e tenuta con cura.

    A 55 anni, nonostante abbia continuato a fare altri sport fino a tempi recenti, ora ho meno forza per spingere sotto il sole ma mi è tornata la voglia di allenarmi e anche di arrampicarmi su sentieri in Valle di Susa…

    Con riferimento ai telai, di acciaio per entrambe, e nonostante il peso delle biciclette (ma non saprei quantificare il peso del solo telaio), c’è convenienza a migliorare una delle due, eventualmente allestendo con trasmissione Deore 3 x 9? Lo chiedo perché sull’Atala è ormai urgente la sostituzione dei freni cantilever con quelli v-brake e non mi dispiacerebbe migliorarla profondamente. Inoltre questa bici ha il vantaggio di avere la forcella rigida: peso minore e consona alle vecchie abitudini di guida, in fondo l’ammortizzatore della Rockrider non mi dà grande efficienza né utilità e non è neppure bloccabile. Su entrambe uso la sella ad altezza maggiore del manubrio, sono abituato ad una posizione distesa e non seduta. Ho voglia di ricominciare a divertirmi e a salire dove per ora non posso andare e, leggendo il tuo sito, ho capito che (forse) non ho bisogno di una bici nuova nè delle gravel a cui mi stavo interessando. Forse. Chiedo il tuo parere se vale la pena un riallestimento, a giudicare dal telaio descritto.

    Complimenti davvero per il lavoro e per la passione che trasmetti. Continuerò a leggere tutti i tuoi interessanti articoli!

    Cordiali saluti
    Giovanni Bertucci

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    1. Buongiorno Giovanni, mi fa davvero piacere che abbia trovato utili questi articoli. Così come mi fa piacere che abbia deciso quantomeno di valutare se le tue mountain bike “meritino” un aggiornamento, invece che sbarazzartene e rimpiazzarle con “quel che passa il marketing”.
      Devo dirti che non conosco la Rockrider, per cui non mi spingo a valutazioni dettagliate. Conosco invece benissimo l’Atala Flyer, per cui nel suo caso sono in grado di darti le mie valutazioni (che poi ti torneranno utili anche per l’altra). Tra l’altro, un paio di anni fa un mio amico che fa parte del nostro gruppo ne ha trasformato una in “bici da viaggio”, per cui posso darti anche indicazioni per questa specifica “destinazione d’uso”.
      Partiamo dalle caratteristiche generali: bici robustissima, venduta in un’infinità di esemplari e quindi conosciuta da tanti di noi biker che abbiamo iniziato negli anni ’90.
      Il telaio è in acciaio, senza nessun accorgimento per esser alleggerito (quindi no alliganti come Cromo, Molibdeno, Vanadio, e no spessori variabili). Il risultato è che pesa 3,2kg, più 1040g di forcella rigida.
      Vado subito alla domanda delle domande: vale la pena aggiornare la Flyer? La mia risposta è SI, e vedo di argomentarla.
      Innanzitutto, aggiornarla per quale utilizzo? Parto dai pesi a seconda del tipo di allestimento che dovessi scegliere. Con un allestimento di media gamma (ovvero Deore e simili) la mtb avrebbe un peso di circa 12,5kg. Sostituendo le ruote (cosa che ti consiglio assolutamente) ridurresti il peso a circa 12kg (ma il vantaggio principale lo avresti non tanto in termini di peso quanto di resistenza, grazie a cerchi a doppio spessore e raggi di migliore qualità).
      Con un allestimento di alta gamma (Shimano XT e componenti di pari livello) alleggeriresti di quasi un altro chilogrammo. Il tutto mantenendo la forcella rigida, altrimenti devi mettere nel conto un aumento di 800-1000g (a seconda del modello di forcella ammortizzata).
      Tutti questi aggiornamenti “valgono la pena”, compresi quelli con forcella ammortizzata dato che, con una scelta oculata dei componenti e una spesa di poche centinaia di euro, ti ritroveresti ad esempio una mtb front con componentistica di alta gamma e un peso di circa 12kg, in grado di affrontare qualunque tipo di fondo stradale e difficoltà tecnica.
      Dato poi che hai scritto di aver preso in considerazione l’acquisto di una gravel, credo di aver capito che ti interessi in particolare avere una “tuttoterreno” che si destreggi bene sia su asfalto che nello sterrato. Parere personale? Queste mtb in acciaio, senza troppi fronzoli e qualche etto di più, decisamente compensati da una robustezza che le rende indistruttibili, sono le bici ideali per esser trasformate (se già non lo sono) in full rigid, perfette per un utilizzo “easy rider” (ovvero viaggi e/o lunghe pedalate per godersi paesaggi, vecchi borghi e immancabili bar e trattorie).
      Ti do un accenno su come secondo me sarebbe più opportuno aggiornare la Flyer (considerando un utilizzo “easy rider”), andando in ordine di importanza: freni v-brake (vanno sostituite anche le leve freno), pneumatici scorrevoli, sella (con foro centrale e non troppo morbida), attacco manubrio ahead (così da dare alla Flyer l’assetto ottimale, in modo che ti “vesta” perfettamente), ruote, trasmissione 3x9v (valutando esattamente i rapporti da render disponibili in base al livello di allenamento e alla tipologia di percorsi da affrontare).
      Dovrei averti scritto tutto, perlomeno come indicazioni generali. Se hai domande specifiche su ciascun intervento suggerito, chiedi pure (sono argomenti che interessano anche molti altri frequentatori delle nostre pagine, quindi chiedi tutto ciò che ti occorre senza porti problemi, ti risponderò volentieri e sarà utile anche agli altri)
      Stefano Tuveri

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    2. Grazie Stefano per le tue risposte puntuali ed esaurienti. Sono felice di poter dare nuova vita alla mia bici e seguirò i tuoi suggerimenti, che condivido pienamente.
      Allettante l’idea del miglior allestimento per una full rigid da viaggio ed escursioni, da utilizzare ovunque e con un peso finale ridotto! E poi considera che attualmente il miglior rapporto disponibile è il 28… avrò parecchi miglioramenti.
      Per avviare il progetto però dovrò prima recuperare la bicicletta delle mie vacanze – che in seguito cambierà mestiere. Necessariamente dovrò far passare alcuni mesi ma se avrai disponibilità durante l’inverno, preferirei affidarmi a te. Ecco perché non mi sembrerebbe opportuno chiederti ulteriori dettagli ora. Sulle ruote che suggerisci, non ho alcun dubbio. Anche su sella e manubrio da sostituire. E sull’xt invece del deore, mi rendo conto della differenza di costo ma sono tentato. Utilizzerò il servizio postale perché non abbiamo altre possibilità ma a questo punto non ti spedirei le ruote. Ci scambieremo notizie, se sei d’accordo, e ti darò quote e valori per le tue osservazioni tecniche. Mi dispiacerà soltanto non poter ritirare la bicicletta così come assemblata e registrata da te: mica male quel rito della birra! Almeno la ruota la so riparare. Sui registri e il resto, che non sia lavare e lubrificare, sono carente.
      Giovanni

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      1. Si Giovanni, la sostituzione dell’attuale trasmissione dell’Atala Flyer costituirà un cambiamento radicale. Non solo perché come pignone più piccolo avrai un 32 al posto del 28, ma soprattutto perché la guarnitura avrà corone con numero di denti “da mountain bike” (come scritto in più articoli, sulla trasmissione, nel decennio compreso tra i primi anni ’90 e i primi 2000, ci son stati miglioramenti enormi). Considera infatti che la Flyer monta una tripla corona analoga a quella delle attuali bici da trekking (dovrebbe essere una 48-36-26), per cui al momento il rapporto più leggero è il 26/28=0,93. Montando una 3x9v con corone 44-32-22 e pignoni 11-32, il rapporto più leggero diventerà il 22/32=0,69. Ora, se confrontiamo i due rapporti di riduzione, abbiamo 0,69/0,93=0,74. Questo significa che, col “rapportino” della 3x9v, la forza che dovrai esercitare sui pedali sarà pari al 74% di quella necessaria con l’attuale trasmissione (che monta il 26/28). O, se preferisci, con la 3x9v avrai un alleggerimento della forza sui pedali pari al 26%, che è un’enormità.
        Per quanto riguarda poi chiedere eventuali altre informazioni, non farti problemi anche se sulla mtb potrai metterci mano solo tra qualche mese. Nei limiti del possibile, mi fa sempre piacere rispondere alle vostre domande.
        Per quanto riguarda poi la birra, vorrà dire che, visto che il nostro è un gruppo di discreti vagabondi, la berremo dalle tue parti, magari pedalando insieme per qualche chilometro (abbiamo già in programma una “Torino-Gran San Bernardo”)

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  2. Birra assicurata allora! E sarà bella occasione di incontro e di sorriso, lo Stormo viaggia e si avvicina.
    Illuminante la descrizione del variare della fatica al variare dei rapporti di trasmissione, spiegata bene e matematicamente.
    Specialmente se accompagnata dalla lettura di altro tuo articolo su pedalata di agilità e di forza, e relativa efficienza.
    Però osservo tra i tuoi suggerimenti per migliorare la mia bici un elemento in particolare: il cerchio. Fino ad ora badavo al numero di raggi- oltre ai pollici delle nostre 26 rispetto a dimensioni più ampie- per definire la solidità, e poi intuitivo che il peso della ruota ha influenza per le masse rotanti. Tu tra i miglioramenti sulla bici suggerisci un cerchio nuovo, che risulta più leggero, resistente ed è a doppia camera.
    È quindi evidente il progresso raggiunto, con cerchi di nuova fattura. Però sorge la mia domanda: sei restio al pneumatico tubeless, l’ho letto in un altra tua risposta in cui descrivevi quanta semplicità ci sia nella riparazione di una foratura senza il fastidio di liquidi che imbrattano ovunque, ma non si otterrebbe ulteriore alleggerimento e vantaggio in fuoristrada con pressione di gonfiaggio più bassa e senza peso e attrito della camera d’aria? Scommetto che leggerò la risposta in qualche prossimo articolo.
    Ciao Stefano, Grazie e arrivederci spero molto presto.
    Giovanni

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    1. Su “tubeless vs camera”, io credo che la scelta sia molto personale. L’importante però, almeno secondo me, per fare la scelta migliore è essere consapevoli di tutti gli elementi in gioco. Credo sia palese come il messaggio che viene fatto passare è che la mtb di Nino Schurter sia la migliore possibile e vada bene per tutti, dal campione del mondo al pedalatore da bar. In realtà, invece, ogni mtb dev’essere “cucita” in base alle caratteristiche/capacità del biker e dei percorsi che affronterà.
      Questo vale anche per il tubeless. E’ chiaro che in ambito agonistico non c’è nemmeno da discuterci: se col tubeless foro un decimo rispetto alla camera, avrò un decimo di probabilità di vedermi la gara compromessa da una foratura, e quindi tubeless tutta la vita.
      In ambito escursionistico, invece, ciascuno farà le sue valutazioni. Io mi permetto di farne giusto una: ci son persone (tante) che anche per sostituire il lattice si rivolgono al ciclomeccanico, perché non sanno farlo da se. Una persona con così poca dimestichezza con la manutenzione delle gomme che monta la sua bici, come si comporterà in caso di foratura al suo pneumatico tubeless durante un’escursione? E’ vero che si fora di meno, ma sarà in grado, la volta che capiterà di forare, di riparare e ripartire? Io credo che ciascuno dovrebbe porsi queste domande, e se lo farà qualunque scelta sarà fatta con cognizione di causa e sarà, ragionevolmente, la migliore per lui

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