I DOMANDONI (5) – COME POSSO RICONOSCERE L’INCOMPETENZA? (DI SITI WEB, PSEUDOTECNICI, ISTRUTTORI, NEGOZIANTI ECC.)

Un tempo era il “l’ha detto il telegiornale”, che elevava al rango di verità assoluta tutto ciò che usciva dal notiziario della televisione. Oggi i tempi son cambiati, ma resta la credibilità che viene data, acritcamente, a tutto ciò che esce dai moderni mezzi di comunicazione.

Insomma, oggi una cosa viene presa per buona per il semplice fatto che “l’ha detto internet”.

Questo è sicuramente ancora più pericoloso del vecchio fideistico atteggiamento verso “il telegiornale”, perché dietro quel “diffusore di notizie” ci son sempre state delle professionalità riconosciute (e riconoscibili, ovvero che ci mettono la faccia, il che rende palesi anche eventuali interpretazioni “di parte” dei fatti). Su internet invece chiunque può crearsi un sito e, senza che la propria competenza abbia superato alcuna verifica, può ergersi a “mezzo d’informazione”, diffondendo perle di scienza che spesso e volentieri sono invece delle sciocchezze.

Questa situazione ha costituito (e costituisce) un imperdibile terreno di conquista per le aziende di qualunque settore, che hanno trovato a costo praticamente zero dei formidabili megafoni pubblicitari, manipolabili a proprio piacimento per far passare le “verità” a loro più convenienti.

Per lavoro ho conosciuto approfonditamente e per tanti anni i “dietro le quinte” di questa situazione o, se preferite, l’altro lato della barricata. Posso quindi affermare con cognizione di causa che, anche dietro forum e siti web che col tempo hanno raggiunto dimensioni considerevoli (diventando punto di riferimento per gli appassionati del settore), ci sono dei semplici appassionati con una competenza che non va oltre quella dell’utilizzatore medio (ben lontana quindi da quella di un tecnico specializzato).

La maggior parte di queste persone ha iniziato spinta dalla semplice passione e dal piacere della condivisione, unita non di rado a un ingenuo narcisismo (la soddisfazione di vedere il proprio lavoro giungere a un numero considerevole di persone, invece che ai propri quattro amici). In un contesto come questo, le aziende (ciniche e smaliziate ben più di un appassionato gestore di forum), ci si son buttate a pesce, “arruolando” questi nuovi mezzi d’informazione (e i loro titolari) così da farne i loro “orientatori d’opinione” (oggi si dice “influencer”) a costi bassissimi. Spesso infatti la “paga” per questi “influencer low-cost” consiste nel regalargli i prodotti che gli inviano per i test, ma il “compenso” più ambito, in grado di far lavorare gratis (o addirittura in perdita) questi “divulgatori per passione” è il farli sentire parte del sistema delle aziende produttrici, illudendoli addirittura di avere un peso nelle scelte produttive, così che da soggetti passivi (ovvero semplici acquirenti) si sentano promossi a parte attiva di quel mondo che loro amano (ricordiamoci che stiamo parlando di appassionati, disposti a vendersi un rene per ciò che amano, piuttosto che a guadagnarci).

In un contesto simile, le aziende si ritrovano a disposizione un fenomenale esercito di “soldatini per passione”, disposti a veicolare qualunque messaggio pubblicitario facendolo passare per “informazione tecnica”. Ho visto persone come queste soffrire da cani perché l’azienda-tal-dei-tali non gli commissionava più dei lavori rigorosamente gratis, negandogli la gloria del sentirsi protagonisti in quel loro amato mondo. Persone di questo tipo sono disposte a tutto pur di non perdere il loro status di “pseudoprotagonisti” e la loro fetta di gloria.

E soprattutto, son disposti a rifilarci qualunque sciocchezza, confezionandola come analisi tecnica attraverso i loro “mezzi d’informazione” online. Se a questo ci aggiungiamo che molti di loro hanno anche costruito una fonte di guadagno intorno a questa loro attività (grazie a introiti pubblicitari, ma anche a organizzazione di corsi in cui si fa da istruttori senza essere, molto spesso, istruiti…), si capisce come sia diventato ormai indispensabile acquisire gli strumenti minimi per non cadere in queste propagandistiche trappole di disinformazione.

Bene, fatta questa premessa generale (quanto detto vale per qualunque ambito), dedichiamo la nostra attenzione al mondo del ciclismo, e vediamo quali sono le “spie” che ci segnalano senza possibilità di errore che dietro certe pagine internet, certi corsi o certe officine, ci siano persone inadeguate con pesanti lacune di base.

Tra le affermazioni “bizzarre” in cui spesso ci si imbatte, ho scelto le tre seguenti come infallibili indicatori di scarsa o nulla competenza, sia per la loro totale infondatezza scientifica (sono robe da “2” in Fisica in prima superiore) che per la frequenza con cui ci si imbatte in esse (praticamente non c’è analisi tecnica, confronto tra formati di bici o presentazione di novità in cui non salti fuori la citazione di almeno una di queste “perle”!):

“RUOTE PIU’ GRANDI HANNO UN’IMPRONTA A TERRA MAGGIORE”

Questa affermazione può essere considerata l’indicatore d’incompetenza per eccellenza, tanto è imbarazzantemente sbagliata. Prevede infatti che uno non abbia la minima idea non solo di come si determini l’impronta, ma soprattutto di cosa sia un equilibrio tra forze. Parliamo quindi di uno dei Principi della Dinamica o di Newton (per l’esattezza il terzo, il Principio di azione e reazione), che costituiscono il fondamento di TUTTA la fisica classica. Qualunque argomento inerente la Fisica poggia su questi tre principi. Ignorarli significa non avere la minima idea di cosa sia la Fisica, figuriamoci se si può quindi essere in grado di affrontare argomenti più complessi quali la relazione tra geometrie e comportamento dinamico di una bicicletta, oppure il calcolo delle energie dissipate nell’urto contro un ostacolo. Qualora vi imbattiate in un articolo “tecnico” che fa una simile affermazione, è senz’altro inutile proseguirne la lettura, e anzi c’è il rischio concreto di farsi delle idee “bizzarre” sul funzionamento di una bicicletta.

Nel caso vi capiti qualcuno che faccia quest’affermazione, rispondetegli che, a parità di peso che vi grava sopra, la dimensione dell’impronta a terra dipende ESCLUSIVAMENTE dalla pressione di gonfiaggio della gomma, e a parità di pressione sarà identica che si tratti di una bdc o una fat-bike.

Qualora il vostro interlocutore dovesse insistere (cosa molto probabile), ditegli che è a sua disposizione (e anche vostra, se volete migliorare le vostre conoscenze in materia) questo articolo in cui si descrive in modo piuttosto semplice questo argomento.

– “UNA BICICLETTA CON RUOTE PIU’ GRANDI HA PIU’ TRAZIONE”

Anche in questo caso siamo davanti al travisamento di un concetto fisico, quello della trazione. La bicicletta infatti è uno strumento meccanico passivo, dato che non è in grado di compiere autonomamente un lavoro e quindi di erogare una potenza. Per il proprio moto ha bisogno di un motore, che nel suo caso è costituito dal biker. Sarà pertanto il motore, ovvero il biker, a esercitare quel particolare tipo di forza, detta di trazione, che consiste in quell’azione che, applicata alla ruota posteriore della bicicletta, ne provoca il moto. Si capisce quindi come la “trazione” sia una caratteristica del “motore-biker”: non ha senso confrontare la trazione delle diverse tipologie di biciclette perché, molto semplicemente, una bicicletta NON possiede trazione.

In realtà, quest’utilizzo improprio del concetto di trazione vorrebbe sottintendere che le ruote con diametro  maggiore, grazie al minore attrito volvente (che è cosa ben diversa dalla trazione) richiedono uno sforzo minore da parte del biker per viaggiare alla stessa velocità (paradossalmente quindi, se questo fosse vero, le bici con ruote più grandi fruirebbero di una trazione MINORE, dato che sforzo=trazione). Tuttavia, quest’approccio confuso ed errato al concetto di trazione, ha come inevitabile conseguenza quella di arrivare a conclusioni sbagliate.

Facciamo allora un po’ di chiarezza: lo sforzo (ovvero la trazione) necessario per far muovere la bicicletta consiste nel vincere le resistenze al moto, che sono di tre tipi e sono generate rispettivamente da: attrito volvente, resistenza aerodinamica, forza di gravità (quest’ultima solo quando si affronta una differenza di quota, ovvero una strada in pendenza). L’errore grossolano è quindi quello di relazionare lo sforzo di trazione esclusivamente all’attrito volvente dovuto al rotolamento degli pneumatici. E’ infatti vero che ruote di maggior diametro hanno minore attrito volvente, ma il problema va visto nella sua interezza considerando tutt’e tre le azioni resistenti, tenendo conto anche che una bicicletta con ruote maggiori ha una maggiore resistenza aerodinamica, e poiché pesa di più richiede anche un maggiore sforzo in salita.

Si capisce bene quindi come le semplicistiche affermazioni sulla “trazione” siano completamente errate. Se volete approfondire l’argomento, in quest’articolo viene descritto in modo  semplice e completo un confronto sulla “trazione” necessaria, per ottenere le stesse prestazioni, su 26”-27”, 29” e bdc

– “LE 29″ HANNO PIU’ INERZIA”

Anche quest’affermazione, tanto per cambiare, si rifà in modo approssimativo a un concetto fisico fondamentale, quello di inerzia, e quindi non può che arrivare a conclusioni errate.

L’inerzia, in fisica, compare nel primo principio della dinamica (detto anche, appunto, Principio d’inerzia) e consiste nella tendenza che hanno i corpi di permanere nello stato di moto in cui si trovano. In pratica, per variare la velocità di un corpo è necessario applicargli una forza, altrimenti questo continuerà a muoversi a velocità costante (oppure a star fermo, se la sua velocità è nulla).

La forza d’inerzia è espressa dalla formula: F=m*a, da cui si vede come, a parità di forza “F” applicata su un corpo, quanto più sarà maggiore la sua massa “m”, tanto più sarà minore l’accelerazione “a” (dato che il prodotto di “m” per “a” deve essere costante, e pari appunto a “F”).

L’utilizzo improprio che se ne fa nel confronto 26”-27” vs 29”, invece, dipende dal fatto che non considera l’inerzia così come l’abbiamo appena definita, ma si rifà piuttosto all’effetto volano che esercitano le ruote, e alla conseguente conservazione della quantità di moto. L’errore concettuale è dato dal supporre che le ruote della bici determinino conseguenze analoghe a quelle di un volano calettato su un albero motore (il cui scopo, questa volta si, è quello di stabilizzare il moto rendendo più lente sia le accelerazioni che le decelerazioni). Il parallelo col volano di un albero motore è del tutto sballato, perché questo tipo di volano gira alla stessa velocità angolare dell’albero motore, velocità che sarà la stessa sia che io prenda un volano con raggio piccolo che con raggio grande (e quindi, prendendolo con raggio grande, avrà un momento d’inerzia maggiore e conseguentemente stabilizzerà maggiormente il moto). Nel caso della bicicletta, invece, a parità di velocità della bici una ruota più grande gira a una velocità angolare MINORE rispetto a una ruota più piccola, e questo fa saltare per aria qualunque similitudine coi volani dei motori. Conseguenza di questo è il fatto che affermazioni come “le 29” hanno più inerzia”, sono sbagliate non tanto concettualmente (le ruote da 29” conservano effettivamente la quantità di moto in misura maggiore delle 26”), quanto quantitativamente (si attribuisce una capacità di “tenere la velocità” superiore del 40% rispetto alle 26”, quando invece siamo intorno a un insignificante 1%). Anche stavolta, chi vuole approfondire l’argomento può leggere l’articolo dedicato a questo tema.

Bene, con queste tre “affermazioni-spia” che evidenziano l’inattendibilità delle “analisi tecniche” che le contengono, avete strumenti sufficienti per individuare facilmente siti internet, tecnici, meccanici e negozianti con scarsa competenza. Avremo poi modo, in articoli successivi, di evidenziare altri “errori-spia” che ci permettano di difenderci meglio dalla cattiva informazione.

Tutto questo non certo per dire presuntuosamente “ma come siamo bravi”, ma piuttosto per autodifesa o, se preferite, istinto di sopravvivenza. Viviamo in un’epoca in cui tanta gente (in una percentuale crescente, e in tutti gli ambiti, anche ben più delicati) è disposta a credere a sciocchezze ben “infiocchettate”, e conseguentemente a non credere alla realtà delle cose, preferendo una balla facile a una verità complessa. Purtroppo le conseguenze di ciò non si esauriscono nel “alla fine ciascuno faccia ciò che vuole”, ma comportano che un imbroglione ignorante veda gratificato molto di più il proprio lavoro (si chiama “portare il pane a casa”) di una persona onesta e preparata. E allora chiamare le cose col proprio nome, e restituire dignità ai sacrifici fatti per raggiungere professionalità e competenza, non è certo presunzione ma, molto più semplicemente, un modo di difendere i propri sacrifici e difendersi dai disonesti.

Alla prossima analisi

Stefano Tuveri

(ingegnere e progettista/collaudatore meccanico)

3 pensieri su “I DOMANDONI (5) – COME POSSO RICONOSCERE L’INCOMPETENZA? (DI SITI WEB, PSEUDOTECNICI, ISTRUTTORI, NEGOZIANTI ECC.)

  1. Ciao Stefano, leggo oggi per la prima volta i tuoi articoli e rimango ad occhi spalancati nel leggere – appunto – quello che vado dicendo da anni nei confronti delle mtb da 29″: è solo una questione di marketing.
    Sono un felice possessore ed utilizzatore (spesso non è scontato) di una oramai vetusta cannondale da 26″ recuperata di seconda mano a poche centinaia di euro. Il marketing fa tante vittime (che acquistano le nuove 29″) e quindi io sfrutto le vittime dall’altro lato (quelli che vendono le 26 per acquistare le 29). L’unico problema è trovare materiale di consumo per le 26″: è sempre più difficile trovare copertoni, corone (le famose triple) e altri ricambi…. Luca

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    1. Ciao Luca, personalmente ciò che mi rende critico verso le 29″ è proprio il modo in cui sono “raccontate” dal marketing (il prossimo passo sarà spiegarci che, grazie ai ruotoni, se guidate di traverso possono volare come gli elicotteri). Per il resto, le considero mountain bike con pregi e difetti, al pari delle 26″ (pregi e difetti descritti nell’articolo in cui le ho fatte “duellare”).
      Ciò che trovo invece scorretto (ma il termine giusto è probabilmente disonesto) è questo modo di condizionare il mercato: non sono riusciti a far fuori le 26″ con le fantasiose recensioni tecniche, e adesso ci stanno provando facendo sparire la componentistica specifica (in particolare, non si trova una guarnitura di alta o media gamma con corona 44 o 42 (ovvero con girobulloni da 104mm), solo 40 (e quindi con girobulloni da 96mm, non compatibile con corone più grandi); per contro le corone di ricambio ci sono ancora e hanno grande vendita, segno che la richiesta c’è).
      A ogni modo, le 26″ non potranno mai sparire, perchè hanno le geometrie (intese come lunghezze e angoli) che danno il miglior equilibrio dinamico in una bicicletta (ruota+pneumatico della mtb 26″ hanno stesso diametro di ruota+pneumatico della bdc, e non certo per caso).
      Ripartiranno probabilmente dal coraggio di qualche piccolo imprenditore, ma ripartiranno

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