Quest’analisi si pone un obiettivo niente male. Fare un confronto oggettivo tra 26” e 29”. “Dove sta la novita?”, direte voi, “è pieno il web di confronti del genere in tutte le salse”. E’ vero, ma quello che faremo noi sarà di confrontare non pareri e sensazioni (come accade sistematicamente negli articoli che siti più o meno attendibili pubblicano periodicamente), ma i valori numerici che definiscono oggettivamente ciascuna caratteristica delle mountain bike 26” e 29”.
Nello specifico, confronteremo:
– velocità (determinata da scorrevolezza, aerodinamica, peso)
– stabilità/agilità
– superamento ostacoli
– accelerazione
Questi temi son stati tutti affrontati su queste pagine, dedicandogli analisi approfondite. Quello che faremo questa volta sarà dare una visione d’insieme, attingendo proprio ai risultati ottenuti nelle precedenti analisi.
Cominciamo quindi con l’analizzare ciascuna singola caratteristica
VELOCITA’
Abbiamo fatto il confronto in quest’analisi (estesa anche alle bici da corsa), e il risultato è stato abbastanza scontato per chi ha una compentenza, anche storica, sulle biciclette. Infatti, il formato delle bdc e delle mtb originarie è solo apparentemente diverso. Le prima hanno cerchi da 28”, le seconde da 26”. Ma le ruote, complete di pneumatici, hanno lo stesso diametro (essendo la spalla degli pneumatici da mtb più alta di circa 3cm rispetto a quella delle bdc). Perché? Perché ruote di queste dimensioni consentono la posizione di guida ideale per minimizzare la resistenza aerodinamica e massimizzare il rendimento della pedalata, e questo da oltre un secolo di bicicletta.
Qual è quindi il risultato del confronto “velocistico” 26” vs 29”?
Le 29”, come detto all’infinito in tutte le recensioni che promuovono questo formato, hanno una minore resistenza al rotolamento grazie al maggior diametro delle ruote.
Ma le 26” hanno una minore resistenza aerodinamica grazie alla posizione di guida più bassa e alla minore superficie frontale della ruota anteriore, e questi due fattori, insieme, diminuiscono la superficie d’impatto con l’aria.
Quali sono le conseguenze di queste caratteristiche di 26” e 29”?
In pianura su sterrato ben battuto (e quindi anche su asfalto), la velocità cui 26” e 29” si equivalgono (ovvero per la quale è necessario erogare la stessa potenza) è circa 18km/h.
Per velocità superiori, la minor resistenza aerodinamica (che varia col quadrato della velocità) prevale sulla scorrevolezza, avvantaggiando le 26”, che a 30km/h richiedono circa il 12% di potenza in meno rispetto alle 29”.
Invece, per velocità inferiori ai 18km/h (sempre su sterrato ben battuto), le 29” richiedono minore potenza. A 15km/h fanno risparmiare il 5% di energia.
Va da se che, su uno sterrato pianeggiante ben battuto, velocità inferiori a 18km/h le tengono i biker davvero poco allenati, che saranno gli unici ad avvantaggiarsi dell’uso di una 29”. Qualunque biker con un minimo di allenamento, invece, viaggerà a velocità ben superiori a 18km/h, avvantaggiandosi (sempre di più, man mano che la velocità aumenta) dall’utilizzo di una 26”.
Questo per quanto riguarda un terreno su cui si può fare “velocità”.
Ma cosa accade su terreno più sconnesso (quello, per dare un riferimento, in cui a parità di potenza erogata si va a una velocità più bassa del 15-20%)? Accade una cosa molto semplice: 26” e 29” si equivalgono. La maggiore resistenza al rotolamento provocata dalle irregolarità del terreno, compensa la migliore aerodinamicità delle 26”, annullandone il vantaggio, e i due formati, in termini di velocità, possono considerarsi assolutamente equivalenti.
Cosa possiamo concludere?
Che su un classico percorso da mtb, in cui si alternano tratti scorrevoli a tratti più scassati, le 26” sono più veloci nei tratti pianeggianti con buon fondo stradale, dove si fa velocità. Per il resto, i due formati si equivalgono.
E nelle salite? Nelle salite la quasi totalità della resistenza al moto è data dal salire di quota. Resistenza al rotolamento e aerodinamica incidono per appena il 10-15% in totale, e le rispettive differenze relative ai due formati sono del tutto trascurabili. Di conseguenza, in salita l’unica differenza tra 26” e 29” è data dalla maggior leggerezza della prima (una 26”, a parità di qualità, pesa circa 1kg in meno di una 29”), che comunque incide per non più del 2% sulla potenza complessiva necessaria per tenere una certa velocità
CONCLUSIONI: su un classico circuito da xc, che è il terreno che ha visto via via le 29” sostituirsi alle 26”, i tratti pianeggianti sono quasi inesistenti. Pertanto il biker non viene penalizzato dal cambio di formato, motivo per cui, in gran parte su pressione di sponsor/produttori, oggi i biker corrono su 29” senza che le loro prestazioni siano peggiorate (ma non sono nemmeno migliorate, se non negli slogan pubblicitari).
Su un classico percorso da escursione, invece, i tratti pianeggianti ci sono, e in percentuale significativa. Pertanto, sentire l’escursionista medio difendere la sua scelta per la 29” perché “nel mondiale xc la usano tutti”, non è esattamente sensato (a parte che Nino Schurter ha continuato a vincere mondiali e olimpiadi sulla 26” quando tutti erano già sulla 29”, finchè le pressioni di sponsor e costruttori non lo hanno convinto a non “rovinare la piazza”).
In definitiva, salvo che si facciano gare su circuiti xc, la 26” è oggettivamente più veloce della 29”
STABILITA’/AGILITA’
Partiamo dal chiarire un punto fondamentale: stabilità e agilità sono antitetici, sono di fatto l’una il contrario dell’altra, come il buio e la luce. Una stanza non può essere rilassantemente buia e allo stesso tempo vivacemente luminosa. E’ una cosa talmente ovvia, che sembra incredibile si possano dare a bere slogan del tipo “oggi le 29” sono agili come le 26” ma molto più stabili”… Pensiamo a luce/buio, e coglieremo l’assurdo di quest’affermazione.
Vediamo quindi le differenze in termini di stabilità/agilità di 26” e 29”, descritte nel dettaglio in quest’analisi che, partendo dall’effetto giroscopico intrinseco nelle ruote, ci ha consentito di avere dei numeri che riporteremo qui di seguito.
E allora ricordiamo rapidamente che cos’è l’effetto giroscopico. E’ quel fenomeno fisico grazie al quale la bicicletta si mantiene in piedi quando è in movimento. Consiste nella tendenza di un corpo rotante, tanto più marcata quanto maggiore è la velocità di rotazione, a mantenere la propria posizione (il che è fondamentale per la bici, che altrimenti se non ci fossero le ruote a mantenere la posizione verticale, si rovescerebbe su un lato).
Questo significa che, tutte le volte che una bicicletta deve “cambiare posizione” (sterzare, ma anche più semplicemente piegare in curva), deve esser vinta quella resistenza generata dall’effetto giroscopico. L’entità di questa resistenza è la responsabile delle caratteristiche di stabilità/agilità di una mtb. E le geometrie? E’ vero che anche loro incidono su queste caratteristiche? Si, è vero, ma l’effetto giroscopico è talmente preponderante che la loro incidenza è trascurabile, di pochi punti percentuali, ed enormemente minore delle differenze connaturate nel diametro delle ruote di 26” e 29” (pertanto, affermare che queste differenze siano state superate dalle “moderne geometrie” delle 29” suona come una bestemmia contro i principi della Fisica).
Vediamo allora quali sono queste differenze, che variano a seconda della tortuosità del percorso da affrontare.
Su curve larghe e veloci, le 29” sono del 25% circa più stabili delle 26”. Quindi, ovviamente, le 26” sono del 25% più agili. In questo caso, pensiamo alle lunghe discese su cui si può fare velocità (e dove non sono richiesti repentini cambi di traiettoria), possiamo affermare che la maggiore stabilità delle 29” dà più sicurezza in particolare a chi non è dotato di grande tecnica e “attributi”.
Su curve strette e lente, le 26” sono più agili del 40% rispetto alle 29”. In questo caso, la maggiore stabilità (pari sempre al 40%) delle 29” risulta un handicap, in quanto le rende più imballate (40% di differenza è tantissimo), e le costringe a una guida molto più prudente. Pensiamo alla classica discesa su pietraia, su sentiero sporco e con pietre sparse in modo del tutto casuale, ma anche a un ripido sentierino con curve secche, magari in successione.
C’è poi una situazione a mio parere importantissima da ricordare, ovvero il caso di urto contro un ostacolo che imprime una sterzata alla ruota. In questo caso è fondamentale la rapidità con cui si rimette in assetto la mtb, pena il perderne il controllo e cadere. E’ evidente come, con un 40% di agilità in più, le 26” diano molta più sicurezza in questa situazione, ed è bene che chi guida una 29” tenga conto di questo limite del proprio mezzo.
CONCLUSIONI: agilità e stabilità sono le uniche vere significative differenze tra 26” e 29” (le altre possiamo relegarle al rango di spot commerciali). Le 26” sono MOLTO più agili, le 29” sono MOLTO più stabili. Quando un biker, specie se agli inizi, deve scegliere il formato bici più adatto a lui, lasci perdere quel mare di fuorvianti pseudorecensioni tecniche e valuti solo questo aspetto qua (e, se deve andare sul nuovo, chiaramente non troverà le 26”, ma quanto visto vale anche per le 27”, che hanno appena 12mm di raggio in più delle 26”).
Nell’agonismo, quando la stabilità delle 29” è un vantaggio? Laddove la stabilità è più importante dell’agilità. Ad esempio, nelle competizioni di enduro che prevedano ostacoli da impattare frontalmente, senza cambiare traiettoria.
E quando invece è un vantaggio l’agilità delle 26” (o delle 27”)? Ad esempio nelle gare di DH, laddove gli ostacoli costringono a lavorare molto di sterzo e dopo gli urti la mtb va rimessa in traiettoria in tempi centesimali.
E nell’xc? Se si vanno a rivedere vecchi filmati, si vede come, soprattutto nelle competizioni locali pionieristiche, a tratti di tranquille sterrate si alternavano tecnicissime e scassatissime discese in canaloni dove la mtb andava rimessa in traiettoria a ogni centimetro. Lì l’agilità delle 26” faceva (e fa) la differenza, erano percorsi “veri” (nel senso che non c’era nessun intervento artificiale ad adattarli) come quelli che ci si trova davanti nelle escursioni in montagna. E oggi? Oggi, alla spettacolarità di alcuni passaggi (sono ormai un classico i gradoni di massi), si accompagna però un’artificialità dei percorsi, “costruiti” sulle caratteristiche delle 29”, laddove anche gli spettacolari massi son disposti in modo da poter essere impattati frontalmente (e quindi la stabilità agevola e l’agilità non serve).
Ma nelle escursioni, cosa è meglio? Niente di più soggettivo! Lasciate perdere gli slogan e valutate: ho bisogno di una mtb stabile perché non sono tecnicamente un drago? Meglio la 29”. Ho tecnica, magari anche grazie alla vecchia scuola cresciuta sulle “full rigid” con cui si andava dappertutto? Lasciate perdere le 29”, da cui avreste solo penalizzazioni, e andate di 26” o 27”, con cui sarete decisamente più veloci delle 29” man mano che il terreno si farà più difficile. Unica raccomandazione: ricordate, come detto prima, che la 29” è più lenta da rimettere in traiettoria in caso di urto e, se non siete dei draghi tecnicamente, non rischiate oltre i vostri limiti ingannati dal fatto che la maggior stabilità vi fa sentire più sicuri
SUPERAMENTO OSTACOLI
Il comportamento nel superare gli ostacoli è stato affrontato dettagliatamente in quest’analisi, che vi invito a leggere perché smentisce uno dei miti del mondo della mtb, ovvero: le 29” “consumano” meno energia nel superamento degli ostacoli, e quindi vengono rallentate meno delle 26”.
Nell’analisi che vi ho segnalato, si tratta approfonditamente l’argomento, anche con esempi numerici, per giungere a una conclusione oggettiva e inoppugnabile: 26” e 29”, nel superare un ostacolo, consumano la stessa identica quantità di energia, e quindi subiscono lo stesso identico rallentamento. Strano vero? Se solo pensiamo non solo a quanti slogan, ma anche a quanti articoli di riviste, recensioni, affermano con assoluta sicurezza il contrario. Peccato solo che dimentichino di fare una cosa: dimostrare ciò che dicono!
Partendo da questo presupposto, poniamoci un’altra domanda, ovvero: 26” e 29” si comportano allo stesso modo nel superamento di un ostacolo? La risposta è NO.
E allora, vediamo quando si comporta meglio la 26” e quando la 29”:
QUANDO E’ SUPERIORE LA 26”? La 26” è superiore alla 29” nel caso dei forti urti contro gli ostacoli, che ne modifichino la traiettoria con una forza di un ordine di grandezza superiore rispetto alla resistenza alla sterzata che la ruota anteriore oppone grazie all’effetto giroscopico. Nell’analisi segnalata, si è calcolato che, per urti ad elevata velocità, la 26” per rimettersi in traiettoria impiega un tempo inferiore di circa il 20% rispetto alla 29”. Per urti a bassa velocità, la 26” impiega addirittura circa il 35% di tempo in meno.
QUANDO E’ SUPERIORE LA 29”? La 29” è superiore alla 26” quando si viaggia su un letto di pietre disposte senza soluzione di continuità. Giusto per dare l’idea, è il caso della massicciata ferroviaria, e di tutti quei casi in cui non si vede il terreno al di sotto delle pietre. In questa situazione, il vantaggio della 29” è netto, ed è pari a un risparmio di energia del 9% nel caso si pedali in piano, per poi diminuire via via che la pendenza aumenta (per pendenze del 10%, il risparmio di energia è di circa il 3%).
CONCLUSIONI: sfatato il mito della minore energia consumata dalle 29” per superare un ostacolo, e dimostrato che 26” e 29” sono perfettamente equivalenti da questo punto di vista, nella scelta del formato di mtb che si preferisce entrano in gioco le due differenze descritte qui sopra: se si affrontano fondi stradali scassati, con necessità di rimettere in traiettoria rapidamente la mtb in seguito a urti, la 26” è nettamente superiore grazie alla reattività molto più elevata. Se invece si deve pedalare su fondi stradali che presentino letti di sassi, allora le 29” sono, a parità di energia erogata, più veloci. Queste sono le caratteristiche di 26” e 29”, e queste le reali differenze relative alla capacità di superare gli ostacoli. Il resto è cabaret
ACCELERAZIONE
Su questo argomento probabilmente si gioca la più surreale partita di fantafisica del settore mountain bike. Si son scritte “analisi tecniche”, anche da parte di riviste e persone con una apparente credibilità, che avrebbero fatto radiare da tutte le scuole superiori italiane un qualunque sventurato studente di prima superiore (perché sarebbe stato palese che lo Stato stava sprecando i suoi soldi su un somaro senza speranza).
La “teoria” che ci viene rifilata è quella, genericamente, sull’incidenza determinante che hanno le ruote (ovvero la loro massa) nell’accelerazione di una bicicletta. Nello specifico, ci viene “spiegato” che, avendo le ruote delle 29” massa maggiore e distribuita su un raggio anch’esso maggiore, hanno un maggior momento d’inerzia, ovvero mantengono di più la velocità, ovvero, ancora, è necessario un tempo maggiore per incrementarne la stessa velocità (ovvero accelerarle).
Che dire? Concettualmente il discorso non fa una piega, sono le leggi della Fisica a dirci tutto questo. Ciò che viene malamente frainteso in tutto questo discorso è l’aspetto quantitativo. Ovvero: di quanto varia questa velocità? Si è assistito a personaggi che tengono le loro rubriche “tecniche” su siti internet di rilevanza nazionale, affermare che la differenza di accelerazione è pari alla differenza tra i valori dei raggi delle ruote elevati al cubo (?????). Roba da far accapponare la pelle…
La realtà invece, come avevamo visto proprio in questa analisi dedicata a questo tema, è ben meno sconvolgente in termini di differenze tra 26” e 29”. Per l’esattezza, avevamo rilevato come l’accelerazione di una 26”, a parità di potenza applicata, è superiore dell’1,5% rispetto a quella di una 29”. Ovvero, praticamente il nulla, un’inezia trascurabile.
In questo caso quindi possiamo tranquillamente affermare che, per quanto riguarda l’accelerazione (o l’inerzia, se preferite), 26” e 29” sono praticamente equivalenti.
Quest’ultimo confronto, inutile dal punto di vista dei risultati, ho voluto farvelo proprio per smentire una delle leggende diventate dogma, su cui si basa spessissimo il confronto 26” vs 29”. Diciamo che, come avevo già sottolineato in un precedente articolo, l’affermazione “le 29” hanno più inerzia” vi torna utile per identificare immediatamente l’incompetenza della persona “esperta” che avete davanti.
PER CONCLUDERE IL “DUELLO”
Abbiamo confrontato le tre caratteristiche che EFFETTIVAMENTE rendono differenti 26” (o 27”) e 29” (con in più il riferimento all’accelerazione, per smontare una cialtronata diventata dogma). Tutte le altre caratteristiche spesso citate dagli “esperti” di turno, sono semplicemente prive di significato come elementi di confronto. In questo senso, primo fra tutti è il riferimento alle geometrie: 26” e 29” hanno NECESSARIAMENTE ciascuna le sue geometrie, studiate per ottimizzare le proprie caratteristiche peculiari (ovvero quelle che abbiamo visto qui sopra). Si capisce quindi come confrontare tra loro le geometrie di questi due diversi formati sia, molto semplicemente, un’idiozia.
Ho poi volutamente evitato di parlare di “maggiore impronta a terra delle 29″ ” con conseguenti “maggior tenuta di strada” e “maggior trazione”, perchè sono quelle affermazioni da relegare al settore delle cialtronate, al più buone per riconoscere se chi abbiamo davanti (e dovesse citarle) è appunto un cialtrone (avevamo dedicato quest’articolo al “come riconoscere l’incompetenza di negozianti, tecnici, mezzi d’informazione”).
Se si riesce a ragionare liberandosi dai martellanti slogan di questi ultimi dieci anni, si riesce a scegliere la mountain bike “giusta” per le proprie esigenze/caratteritiche/tecnica di guida. Posso affermare, a dispetto di quanto appaia dai forum (dove a tener banco sono principalmente i soliti quattro queruli narcisi, fondamentalmente ignoranti in materia), che anche dal movimento che si è generato intorno a questo sito internet si capisce che c’è un grandissimo numero di biker che ragiona in modo libero e obiettivo, e magari ha in garage la sua brava 29” da enduro con cui si lancia giù dalle montagne, e a fianco una 26” “full rigid” con cui fa i suoi allenamenti e affina la tecnica e ci carica sopra i bagagli per i suoi viaggi. Oppure chi, come me, ha nella front Bianchi da 26” con v-brake la bici con cui si trova meglio anche sulle peggiori pietraie (e nei peggiori bar di Caracas), ma non esita a consigliare all’amico, insicuro in discesa e sul tecnico, una 29”. L’importante è scegliere con cognizione di causa, e spero che quest’articolo, nel suo piccolo, vi abbia dato qualche elemento in più
Buone pedalate libere
Stefano Tuveri
(ingegnere e progettista/collaudatore meccanico)

Complimenti per l’articolo! Illuminante, e rincuorante, dopo che me ne sono sentita dire di tutti i colori, dai nuovi amici bikers superaccessoriati, sulla mia gloriosa Specialized StumpJumper M4 di 15 anni fa, 26″ front con v-brake, che a me sembra che si comporti ancora egregiamente … E vedendo i prezzi di quelle nuove…
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Ti ringrazio Chiara per i complimenti. La tua mtb è una signora bici, con ottima componentistica. Ottima nel 2006 e ottima oggi, dato che su cerchi, ruote, mozzi, trasmissione, comandi cambio ecc. non ci sono state innovazioni tecniche reali (ma solo nel magico mondo degli spot). Poi, siccome io amo le innovazioni tecniche REALI (altrimenti non avrei fatto l’ingegnere meccanico), ci sono eventualmente alcuni componenti che hanno avuto dei miglioramenti sostanziali, e se dovessi decidere di “regalare” qualcosa alla tua mountain bike, ti consiglio di intervenire lì, ovvero: forcella ammortizzata di seconda generazione, con sezioni idraulica e pneumatica in cartucce sigillate, invece che in bagno d’olio aperto; movimento centrale (e conseguentemente guarnitura) del tipo a calottine, molto più pratico per la manutenzione, e più efficiente avendo i cuscinetti all’esterno.
Per quanto riguarda i tuoi amici, beata innocenza… 😀
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Grazie per i suggerimenti! Mi parli molto tecnico ma potrei chiedere la “traduzione” a qualche amico ciclista o al meccanico che decidessi di ingaggiare… Queste sostituzioni quanto potrebbero costare?
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Hai ragione, sembro uno di quei medici che, dopo una visita, spiegano la diagnosi con un linguaggio che non capirebbe nemmeno il loro professore universitario.
Cerco di essere più “semplice”:
– le forcelle di nuova generazione, avendo sia l’aria che l’olio racchiusi in capsule sigillate, evitano che, una volta usurate le guarnizioni, l’olio trafili fuori (il che, oltre a fare un discreto macello, se va sulla pista frenante mette fuori uso il freno anteriore); inoltre consentono regolazioni più accurate ed effettuabili in modo più semplice
– le guarniture del tipo “Hollowtech II” hanno il movimento centrale costituito da due calottine. Il vantaggio principale è dato dalla semplicità di montaggio/smontaggio. Con i movimenti centrali a cartuccia sigillata, infatti, è necessario utilizzare degli estrattori decisamente più scomodi, applicare più forza e, se uno non li smonta per qualche anno, è un classico che si saldino al telaio a causa dell’ossidazione, e per sbloccarli e riuscire a smontarli spesso si nominano tutti i santi del calendario.
Detto questo, i componenti che hai tu vanno comunque più che bene, quindi se non sono ancora usurati puoi continuare a usarli senza alcun problema (se invece vuoi che ti dia un parere più preciso, inviami delle foto alla mail bikeplani@tiscali.it e riesco a darti qualche suggerimento più mirato)
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Ottimo, sì dai, ti giro foto della bici (peccato che tu sia in Sardegna ed io in Lombardia…) È così raro trovare un estimatore delle vecchie ma valide mtb! Grazie mille!
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In realtà, Chiara, ci sono ancora tantissimi biker che utilizzano le 26″ (basta vedere la disponibilità nei negozi dei materiali di consumo come i copertoni, dove quelli da 26″ risultano di norma i più venduti). Diciamo che è più difficile trovarli alle sfilate di moda di biker con panza e tutine sfolgoranti, e la cosa non stupisce.
A ogni modo, come avrai visto, questo è un covo di “ventiseisti”, e non perchè si sia nostalgici, ma perchè si dimostra (ed è ciò che faccio con le mie analisi tecniche) che le 26″ hanno caratteristiche complessivamente superiori a quelle degli altri formati (se così non fosse stato, non avrei esitato un attimo a passare a una 29″, dato che non sono un nostalgico ma piuttosto uno che, anche per forma mentis professionale, cerca di avere sempre ciò che è tecnologicamente migliore).
Se mi mandi le foto, ti dò qualche suggerimento per il tuo bolide
Stefano Tuveri
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Buongiorno, ottima analisi e con me sfondi una porta aperta, solo per citare le mtb, sono possessore tutte 26 : cannondale scalpel credo del 2002, cannondale flash credo del 2005, scott endorfine credo del 1998, olimpia spike in carbonio modificata con forcella rigida in carbonio, quello che non hai citato nell’articolo, sicuramente per questioni di tempo, è che oltre alla ruota , per quanto riguarda la scorrevolezza, incide : la bontà e la lubrificazione della catena,mozzi e movimento centrale, e per quanto riguarda il superamento degli ostacoli, incidono molto, la qualità delle sospensioni
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Buongiorno Stefano, e complimenti per la scuderia di 26″. Con buona pace degli slogan martellanti, le 26″ sono delle mountain bike con delle caratteristiche specifiche, che NON può avere una mtb con ruote più grandi. Pertanto, premesso che ciascuno poi sceglie il formato che preferisce (e se lo fa con cognizione di causa, meglio per lui), affermare che le 26″ siano “superate” è, sotto il profilo fisico-tecnico, un’idiozia.
Rispondo poi anche riguardo agli argomenti che hai pensato fossero stati omessi:
questo confronto riguarda 26″ vs 29″, mentre la qualità di mozzi, catena e sospensioni non è specifica di ciascuno dei due formati (un mozzo buono, lo è per entrambi), e quindi non ha senso inserirla nel confronto.
Potranno, questi temi, essere argomento di un futuro articolo, ma posso già anticiparti che incidono sulla scorevolezza complessiva di una bici in modo trascurabile (intendo che la modificano per frazioni millesimali, ovvero il niente), e anche su di loro si son costruiti dei falsi miti a uso commerciale (tralasciando i vari “mozzi miracolosi”, addirittura vengono vendute a peso d’oro delle pulegge del cambio “scorrevolissime”, che nei fatti danno dei vantaggi pari a ZERO). E’ invece fondamentale lubrificare opportunamente tutte queste parti che hanno delle componenti in moto relativo (che è ciò che avviene su mozzi, movimento centrale e catena), per evitarne l’usura rapida.
Decisamente più interessante invece il tema “sospensioni”. Anche in questo caso, chuaramente, non è una discriminante tra 26″ e 29″, per cui non dà alcun contributo al confronto tra i due formati. Riguarda tuttavia un universo affascinante e ricchissimo di studi e ingegno, e merita un’approfondita analisi, che vi proporrò a breve
Stefano Tuveri
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Ciao, scopro solo oggi questo sito affascinante. Complimenti, in questo articolo hai sintetizzato molte analisi interessanti che han dato base scientifica alle mie sensazioni. Sono 10 anni che uso 26 e 29 non riuscendo a trovare la quadra… a tuttora le ho entrambe, due front, faccio xc, sono uno da “metà classifica”, ma non ho mai trovato un motivo per preferire in toto una all altra, dipende veramente dal percorso e dal mood in cui sono. Agilità e stabilità sono le parole chiave, bravissimo. Vorrei aggiungere un elemento alla tua analisi (sono ing anch io…): la componente economica. Una buona 26 usata, ma anche 27.5, la trovi agevolmente sotto i 1000 euro, anche molto meno. E penso ad un buon mezzo da gara, leggero, montato anche top gamma. L’ equivalente in termini prestativi come 29 lo trovi almemo al doppio, in media triplo. Se vai sul nuovo poi, siamo su prezzi da moto…Tutto cio per dire che con gli stessi soldi compri cose molto diverse tra 26 e 29, con soddisfazione sensibilmente differente. Resta per me da capire la durata di mezzi più “anziani”, anch io sono frastornato dai discorsi sul carbonio che dopo 5 anni è da buttare, l’ eterno acciaio et similia…al momento ho una giant 26 xtc carbon del 2005 che adoro e una specy carve 29 del 2013 in alluminio che mi da molti dubbi, anche se mi piace piu di una specy epic del 2018 comprata nuova con tutte le innovazioni ma con cui non mi son trovato affatto e che ho venduto. Forse con ruote da 1000 euro sarebbe stato meglio…ma ne compravo 3 di giant!
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Buongiorno Saverio, mi fa piacere che abbia trovato interessante quest’analisi.
Per fortuna, la Fisica consente di arrivare a conclusioni più oggettive di quelle che vengono confezionate tramite spot a fini commerciali, e soprattutto più utili.
Ti ringrazio per aver riportato con chiarezza la tua esperienza con i due formati di mtb, 26″ e 29″. Come ho avuto modo di scrivere in un altro articolo, una strategia commerciale basata sul medio periodo avrebbe guadagnato dal mantenere entrambi i formati, che hanno caratteristiche differenti. Il risultato sarebbe stato quello che la tua “scuderia” riassume perfettamente: molti biker avrebbero preso entrambi i formati, da utilizzare a seconda della tipologia di percorso e di come si aveva voglia di guidare quel giorno.
Invece, l’ingordigia da “tutto e subito” ha fatto partire una campagna propagandistica che ha voluto marchiare le 26″ come obsolete, così da indurre le persone a disfarsene a favore di una 29″.
Il risultato è quello che sottolinei: i prezzi delle 26″ usate (e della loro componentistica specifica, come ruote e forcelle) sono crollati, il che è però un’autentica cuccagna per quelli che vogliono acquistarne una (o vogliono aggiornare la componentistica rivolgendosi al mercato dell’usato).
In definitiva, per formazione culturale mi viene istintivo smentire le sciocchezze che il mondo del marketing ci rifila travestendole da recensioni tecniche.
Dall’altra parte, questa strategia di marketing autolesionista ha inondato il mercato dell’usato di mtb 26″ e relativi componenti, in quantità tali che avremo componentistica per i prossimi vent’anni (con buona pace di chi usa come argomento per sconsigliare le 26″, quello che non ci sono i ricambi).
Praticamente, son state dismesse nello spazio di una notte, e quindi gradualmente entrano nel mercato dell’usato, mountain bike e componenti vendute nell’arco degli ultimi vent’anni, ovvero una quantità enorme di materiale che, salvo i componenti di rapido consumo (di fatto, catena, pignoni, copertoni e poco altro), è in buona parte meccanicamente ancora nuovo.
Questo, per chi possiede una 26″, o vuole allestirsene una, è un’autentica manna dal cielo.
Che dire quindi? Speriamo che la maggior parte delle persone non diano retta alle mie analisi, ma continuino a passare ai nuovi formati e si sbarazzino per due lire delle “obsolete” 26″ e relativi componenti!
Stefano Tuveri
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Buonasera Stefano,
grazie per questo articolo riassuntivo che aiuta molto.
In riferimento alle 29, volevo chiedere in che misura lo standard dei mozzi boost rende le ruote più rigide. Serve veramente per un amatore che non fa gare? Migliora la sicurezza? Questo standard richiede però delle modifiche al telaio che diventerebbe più rigido con relativa, presuppongo, perdita di comfort. Ha senso? Se dovessi allestire una 29 sceglieresti lo standard boost?
Riguardo l’articolo mi confonde una cosa: affermi che una 29 è più adatta a chi non ha molta tecnica perchè darebbe più stabilità e sicurezza, tuttavia in urti con pietre la 29 è più difficile da rimettere in traiettoria. Questo non è una contraddizione? Se ho poca tecnica, non è svantaggioso avere una bici più difficile da rimettere in riga?
Un’ ultima domanda: se si vuole ottenere un dislivello sella manubrio più ridotto possibile, magari azzerato o quasi, il telaio da 29 non è più adatto allo scopo, rispetto a un 26 o 27,5 sopratutto se si tratta di biker di alta statura? Escludereri in ogni caso soluzioni con manubri eccessivamente rialzati o cose simili..
grazie e cordiali saluti
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Buongiorno Raffaele, rispondo con un po’ di ritardo a queste tue domande, che tra feste e altri impegni erano rimaste in attesa.
Innanzitutto vediamo i mozzi boost. Essendo più larghi, consentono ai raggi delle ruote da 29” di avere una campanatura analoga a quella delle ruote da 26”. In pratica, sono un correttivo apportato su questo formato di ruote per avere caratteristiche meccaniche analoghe alle 26” (è la storia delle 29”: una serie interminabile di correzioni per cercare di non renderle troppo peggiori delle 26”, che però le recensioni tecniche da baraccone ci raccontano essere “obsolete”).
Brevemente, vediamo a cosa servono. I raggi delle ruote sono in grado di lavorare solo a trazione. Infatti, a flessione la loro resistenza è praticamente nulla, così come a compressione, dato che caricati di punta flettono. Pertanto, per lavorare bene a trazione hanno necessità di essere inclinati con un opportuno angolo rispetto al piano verticale (angolo che non viene scelto a caso, ma è frutto di studio). Pertanto, per ottenere sulle ruote da 29” lo stesso angolo delle 26”, essendo più alte dovranno essere anche più larghe (e quindi sarà necessario allargare i mozzi).
Cosa accade se invece i raggi sono meno inclinati? Nelle situazioni in cui viene sollecitata trasversalmente (ad esempio in curva), la ruota flette di più, e inclinandosi rispetto al piano verticale della bicicletta aumentano le sollecitazioni sui raggi e il conseguente rischio di rottura. In più, la cedevolezza della ruota rende meno preciso il controllo della bici.
Chiaramente, questi peggioramenti vanno visti in termini percentuali (le ruote da 29” sono del 10% più grandi rispetto a quelle da 26”, per cui per avere stessa geometria dovrebbero avere anche i mozzi più larghi della stessa percentuale), e ciascuno valuterà se sono accettabili o meno.
Ti rispondo poi a proposito della maggiore stabilità delle 29”. E’ vero che questo può renderle più adatte per coloro che non hanno grande tecnica di guida, ma nell’articolo ho specificato che se uno non ha un grande controllo del mezzo, non deve comunque arrischiarsi ad affrontare situazioni che vadano oltre le sue capacità. E questo proprio perché, in caso di imprevisto, non è in grado di gestire la situazione e rischia di farsi male.
L’esempio che ho portato è proprio quello dell’urto contro un ostacolo: la maggiore stabilità delle 29” fa sentire più sicuri, ma in caso di urto è più difficile riprenderne il controllo rispetto alle 26”.
La soluzione quindi, come ho scritto, è che ciascuno affronti solo situazioni per le quali le sue capacità di guida siano sufficienti, senza farsi ingannare dal fatto che la 29” gli trasmette una sensazione di maggior stabilità.
In pratica, se uno non ha grande tecnica, la 29” può essergli d’aiuto per la maggiore stabilità, a patto che non affronti situazioni che non è in grado di gestire. Quindi, va bene se affronto una discesa su sterrato MA a velocità proporzionale alle mie capacità. NON VA BENE se, ingannato dalla stabilità, mi lancio in discesa su pietraia, perchè alla prima inevitabile sberla non sono in grado di gestire la situazione e volo a terra.
Riassumendo: come in tutte le cose, usiamo il buonsenso
Stefano Tuveri
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Buonasera Stefano,
grazie molte per la risposta molto accurata.
Mi viene solo ancora in mente una cosa: ma perche´ se le ruote 28 (corsa) hanno lo stesso diametro delle 29, nelle bdc 28 non c´e´ mai stato il bisogno di allargare i mozzi?
grazie ancora a cordiali saluti
Raffaele
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Ottima domanda, Raffaele. Le bdc possono “permettersi” ruote con una campanatura più stretta perchè, rispetto alle mtb, sono decisamente meno sollecitate.
Aggiungo io un’altra domanda: allargare i mozzi era l’unica soluzione possibile per dare alle ruote da 29″ la stessa rigidità di quelle da 26″?
La risposta, manco a dirlo, è NO. Se il raggio delle 29″ è maggiore del 10%, determina a parità di mozzi un angolo di campanatura inferiore del 10% (sono calcoli approssimati, ma per i nostri scopi vanno bene). Questo, a parità di sezione (e quindi di resistenza) dei raggi, comporta una maggior flessione delle ruote ancora di circa il 10%.
Ricordiamo anche che, a causa del maggiore raggio, sulle ruote da 29″ sarà maggiore anche il momento flettente (sempre di circa il 10%). Ma questo non viene certo modificato con l’adozione dei mozzi boost, e quindi non ci interessa per il nostro discorso (ovvero, anche questo aumenta la flessione delle ruote da 29″ rispetto a quelle da 26″, ma è un problema che non si risolve variando la campanatura).
Come soluzione “alternativa” ai boost, possiamo intervenire aumentando del 10% la sezione dei raggi, e in questo modo aumenta della stessa percentuale la loro resistenza a trazione.
Come conseguenza, si ha che la minore campanatura delle 29″ NON genera un incremento della flessione.
In termini di peso, l’incremento dovuto ai raggi più robusti sarebbe di circa 30g a ruota. Direi che può essere una valida alternativa al buttar via la bici per prenderne una nuova con i mozzi boost…
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Ciao Stefano , ho letto con attenzione il tuo articolo; ultimamente ho ripreso ad andare in MTB dopo un periodo di circa 10 anni passati su BDC. Mi trovo molto in difficoltà su percorsi tecnici. Premesso che mi piace scendere in tranquillità senza velocità e che i trail che pratico sono comunque tecnici, mi chiedevo se fosse il caso di ripassare alla 26 piuttosto che usare la 29 che non riesco a gestire, mi sento sempre troppo alto rispetto al dislivello del terreno e questo mi incute timore. Grazie
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Buongiorno Walter, provo a impostare la risposta smettendo i panni del tecnico e indossando quelli di biker.
La differenza fondamentale tra 26″ e 29″ è, come visto, “agilità vs stabilità”.
Personalmente mi trovo meglio (molto meglio) con la 26″ perchè nei tratti tecnici preferisco metterci del mio sfruttando la sua maggior manovrabilità (faccio parte della vecchia scuola che andava in montagna con bici rigide; la mia generazione ha dovuto per forza acquisire capacità di guida, salvo fare la fortuna di ortopedici e dentisti). Per contro, ho amici che preferiscono la stabilità delle 29″, che dà loro più sicurezza.
Sicuramente sono due mountain bike molto diverse. Le campagne pubblicitarie per vendere il “formato del futuro” hanno falsato il confronto, omettendo tutto ciò che invece una 26″ fa meglio.
Io credo che nel tuo caso, avendo smesso 10 anni fa pedalando una 26″, adesso sulla 29″ ti vengano a mancare tutte quelle caratteristiche della tua “vecchia” bici su cui si basava la tua tecnica di guida.
La cosa migliore sarebbe che avessi la possibilità di provare nuovamente una 26″, in modo da poter capire quanto delle difficoltà che stai incontrando è dovuto alla lontananza decennale dal settore mtb, e quanto invece da un formato di bici con cui non ti trovi a tuo agio.
A ogni modo, se hai dei dubbi specifici o comunque altre domande, chiedi pure
Stefano Tuveri
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Grazie Stefano per la tua risposta. In effetti è quello che pensavo: mi chiedevo però se per riprendere la mano sarebbe il caso di tornare proprio ad una 26 front oppure ad una 26 full per “reimparare” di nuovo un po’ di tecnica. Grazie molte anticipatamente
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La risposta non può che essere soggettiva, per cui posso dirti cosa farei io. Ripartirei esattamente dall’ultima mountain bike utilizzata prima della “pausa” di dieci anni. Inizialmente farei uscite facili, proprio per riprendere confidenza anche col semplice assetto di guida corretto, e gradualmente aumenterei il livello di difficoltà (uno degli errori più comuni è infatti quello di cercare di fare fin da subito ciò che si riusciva a fare quando si era “abituati” a quel mezzo)
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Seguirò il tuo consiglio; grazie molte per la tua disponibilità
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Figurati, mi fa sempre piacere chiacchierare di queste cose. Se vuoi, fammi sapere le tue impressioni una volta tornato su una 26″; son sicuro che saranno interessanti per tutti
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Buonasera Stefano! Innanzitutto le faccio i complimenti per il blog, il linguaggio tecnico comprensibile e la competenza!
A fine ottobre 2021, dopo anni di mtb di vario tipo (front, full, rigide, 26, 27,5 e 29) mi sono preso una Specialized Epic Comp da 26″ del 2009 (con freni a disco XT e ruote Fulcrum di alta gamma…spettacolari!!!).
Ebbene, sono incappato in questo blog proprio per cercare info tecniche per comparare 26 e 29 in quanto tornando a pedalare una 26 mi sono reso conto di quanto sia più efficace sui tratti scorrevoli (pianura, saliscendi e salita).
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Buongiorno Filippo, propongo di darci del tu e prendo io l’iniziativa, quindi… innanzitutto mi fa piacere che abbia apprezzato queste pagine.
Come hai visto, lo scopo è quello di uscire da una visione dettata da slogan commerciali e luoghi comuni, affrontando qualunque argomento secondo un criterio tecnico-scientifico.
In fondo, quanto viene dimostrato su queste pagine rifacendosi alle leggi della Fisica, altro non è che ciò che ciascuno sperimenta in sella, se riesce ad affrancarsi dai condizionamenti del marketing.
Come ho scritto più volte, 26″ e 29″ sono “semplicemente” bici diverse, ciascuna con le sue caratteristiche. Aver tolto le 26″ dal mercato (del nuovo, perchè poi sono ancora diffusissime), definendole “superate” rispetto alle 29″, è stata una distorsione della realtà che ha fatto guadagnare sul breve periodo (in tanti hanno rottamato la 26″ per prendersi un formato maggiore). Se però ancora oggi, a oltre dieci anni da quelle rottamazioni indotte, son sempre di più le persone che rivalutano il formato originario della mtb, significa che gli slogan sono efficacissimi nel breve periodo, ma come tutte le bugie hanno le gambe corte
Stefano Tuveri
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Benissimo Stefano diamoci del tu e grazie mille per la disponibilità!
Tornando alla mtb; me ne sono reso conto soprattutto nelle uscite “pedalate” in pianura su asfalto e fondo scorrevole. Sento la 26 meno faticosa della front 29 che avevo tenuto conto che solitamente è la mia velocità di “crociera” sta tra i 22/25 km/h… Certo la epic è una mtb ben riuscita in ogni sua versione e mi sta dando gran soddisfazioni. Sul percorso solito che faccio “rimpiango” in alcuni tratti la stabilità della camber 29 del 2013… Per il resto no e mi tengo stretta questa epic! Ah… secondo me le 29 attuali sono snaturate: hanno accorciato il carro posteriore, allungato il telaio, accorciato lo stem e aperto lo sterzo. In pratica hanno allungato ancora l’interasse (cioè mi accorci il carro per renderla agile e mi allunghi l’interasse? Mah..lo trovo un controsenso). Beh… grazie ancora ed a presto per nuove considerazioni!😉
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Il problema delle 29” è che sono nate per una strategia commerciale, e questo ne ha influenzato e soprattutto snaturato lo sviluppo tecnico/meccanico.
In pratica, la strategia commerciale ha poggiato su una ineludibile verità, ovvero: a parità di tipologia di pneumatico, una ruota più grande ha minor attrito volvente (ovvero, minor resistenza al rotolamento).
Trattandosi però di strategia commerciale, si è omesso che la resistenza al rotolamento è solo una delle resistenze che incontra una bici nel suo moto. In particolare, si è omesso il fatto che aumentare il diametro delle ruote costringe a una posizione di guida con busto più sollevato. E non basta utilizzare attacchi manubrio come quello di Schurter (che se non sbaglio usa un angolo negativo di 40°), perché il manubrio più largo (indispensabile per poter controllare al meglio una ruota da 29”) non consente di poter flettere le braccia (e conseguentemente abbassare il busto) quanto su un manubrio da 56-58cm adatto per le 26”.
La conseguenza è che nelle 29” si ha una maggiore resistenza aerodinamica rispetto alle 26”, e laddove si può fare velocità queste ultime sono complessivamente avvantaggiate (ovvero, le ruote da 26” hanno una maggior resistenza al rotolamento, ma questo svantaggio è nettamente inferiore rispetto al vantaggio che le 26” hanno in termini aerodinamici). Questo è il motivo per cui, nelle situazioni che hai indicato, con la 26” sei più veloce.
L’argomento è stato abbondantemente trattato in quest’analisi, per cui non mi dilungo oltre: https://bikeplani.wordpress.com/2021/11/02/diamo-i-numeri-16-cosa-determina-e-come-si-determina-la-resistenza-aerodinamica-di-una-bicicletta/
Se lo sviluppo delle 29” fosse stato affrontato fin da subito in termini tecnici, e non commerciali, si sarebbe evitata la situazione stucchevole cui assistiamo, per cui è da più di dieci anni che a ogni nuovo catalogo se ne modificano le geometrie. Infatti, che lo si ammetta o meno, ancora oggi i biker continuano a confrontare la loro 29” con la “vecchia” 26”, e così si continua a modificare le povere 29” (con le variazioni alla geometria che hai sottolineato tu) per cercare di farle assomigliare il più possibile alle 26”.
Insomma, il paradosso tragicomico è che si erano definite le 26” come “superate”, e però ancora oggi si modificano le 29” nel tentativo di farle assomigliare alle 26” (ovvero a delle mtb, a detta degli slogan, tecnicamente obsolete…). Diciamo che è una situazione vagamente grottesca.
Se invece si fosse affrontata la cosa con onestà intellettuale (e tecnica), si sarebbe comunque potuto promuovere il nuovo formato da 29”, sottolinenandone le differenze reali con le 26” che, come dimostrato anche in quest’analisi, si riassumono in “stabilità vs agilità”. Certo, sul breve periodo si sarebbe venduto un po’ meno senza la rottamazione di massa delle 26” indotta dagli slogan. Ma sul medio periodo ci sarebbero stati tanti biker che avrebbero pian piano aumentato il numero delle proprie bici, dotando la propria “scuderia” sia di 26” che di 29”.
Come ho scritto più volte, affrontare la “disfida” 26” vs 29” in termini di quale sia la migliore, è sotto il profilo tecnico una roba priva di senso. Sono due formati con caratteristiche diverse, e quindi: per caratteristiche del percorso e per capacità di guida preferisci una mtb agile? Prendi una 26”. Per gli stessi motivi, preferisci una mtb stabile? Prendi una 29”. Il resto sono figurine patinate buone per vendere ghiaccio agli eschimesi
Stefano Tuveri
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Concordo con la tua analisi!!! Ci aggiungo pure: ora hanno tirato fuori le mullet!!! Anni fa Trek fece una 69er e non ebbe successo…nel forum marrone quando qualcuno provò a suo tempo a fare una mullet in proprio quasi tutti gli espertoni da tastiera bocciarono la cosa bollandola come inutile…Tutto ciò collima con la tua analisi; cioè si torna indietro per andare avanti! In pratica cominciano a ridurre il diametro dietro (ma come? Non va più bene il motto:”Bigger is Better”???). In questi giorni stavo pensando di fare richiesta al forum di aprire una sezione 26 only…potrebbe essere una buona idea?
Intanto grazie ancora, ti saluto augurandoti un buon fine settimana!!!
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