L’ESCURSIONI(CICLI)SMO DI FEDERICO – SOSTITUZIONE DELLA FORCELLA DI UNA MTB 26” DI ACCIAIO DEL 1998, IL MEZZO PER ME IDEALE PER L’ESCURSIONI(CICLI)SMO

UNA PREMESSA

Ho scoperto la bici tardi, poco prima dei trent’anni. O meglio, da piccolo ho sempre girato per il paese in bicicletta, qui ai piedi delle Dolomiti bellunesi, facendo mille scorribande, salti, frenate da consumarci il copertone eccetera. Come milioni di altri ragazzini. Però al tempo non feci mai lunghi giri, forse perché disponevo di una MTB (in regalo con l’acquisto di un’enciclopedia cartacea) che era un autentico “cancello” molto pesante e con componentistica scadente. Ricordo che mi sembrava stupido arrancare con quel mezzo inadeguato sui pendii, quando a piedi – mi dicevo – salivo praticamente alla stessa velocità e con meno patimento.

Quindi l’adolescenza e i vent’anni li ho dedicati alla montagna vissuta in lunghi viaggi a piedi con grandi zaini oppure escursioni giornaliere con molto dislivello o, infine, impegnandomi in alcune classiche arrampicate su “vie” alpinistiche.

Poi, un giorno mi misi in testa di andare a piedi da Vienna a Budapest con un amico, più o meno lungo il Danubio. Fu lì che capii – lungo interminabili rettilinei pianeggianti su strade bianche – che al di fuori dei sentieri in montagna non aveva senso camminare con 18 kg sulle spalle, ma era meglio dotarsi di bicicletta, ché almeno si salvavano la schiena e le articolazioni.

A sinistra: il viaggio Vienna-Budapest, assurdamente a piedi ai margini di una pista ciclabile, 2010.

A destra: imparata la lezione, l’anno successivo viaggio in Pannonia in bicicletta (Austria, Slovenia, Croazia e Ungheria), 2011.

LA MIA IDEA DI BICI

Dopo quell’esperienza, mi dedicai a cercare una bici adatta alla mia filosofia di viaggio. Scoprii che le biciclette potevano essere decisamente più leggere e scorrevoli di quelle che avevo avuto fino ad allora nella vita. Con le mie ricerche individuai il mezzo perfetto per i miei scopi: le MTB di media ed alta gamma del periodo 1996-1999. In pratica, negli stessi anni in cui da ragazzino arrancavo in sella al “cancello” stavano producendo le mie bici preferite, ma io non lo sapevo. Il motivo per cui individuo questo particolare periodo storico è dovuto al fatto che erano gli ultimi anni in cui a catalogo c’erano i telai d’acciaio (da quel che leggo in giro, il materiale più confortevole; poi sono arrivati l’alluminio e da ultimo la fibra di carbonio) e le bici disponevano dei freni v-brake, che per esperienza ritengo superiori ai cantilever che venivano montati in precedenza, ossia fino al 1995 circa. Altri aspetti importanti: in quegli anni le MTB avevano ancora gli occhielli filettati per montarci un portapacchi, una bella tripla per salire su qualunque pendenza, forcella più robusta dello standard precedente e, ancora oggi, si possono trovare usate in moltissimi canali a poco prezzo, e con componenti di ottima manifattura.

Se i tubi e le saldature sono di qualità, anche le bici con telaio di acciaio possono essere molto leggere: si pensi all’iconica MTB Ritchey P-20 degli anni ’90, con il nome a richiamare le 20 libbre di peso, ossia poco più di 9 kg della bici montata. Una bici di altissima gamma, ovvio; comunque anche le bici attorno agli 11 kg sono godibilissime e filanti. Infine, parere strettamente personale, trovo esteticamente più belle le bici coi tubi sottili (l’alluminio ha sezioni decisamente maggiori), le ruote piccole (rispetto agli odierni “trattori” da 29”), il tubo orizzontale parallelo o quasi al terreno (non slope) e di conseguenza la posizione di guida più elegante, protesa in avanti.

Viaggio in Georgia ed Armenia, 2016. Dall’alto in basso:

1) dalle parti del lago Sevan, un gruppo di operai ci richiama da bordo strada mentre pedaliamo per offrirci un tè; 2) strade sterrate ai confini tra Armenia ed Iran; 3) uno dei nostri accampamenti in una prateria georgiana; 4) una donna armena osserva e prova il mio coltello a serramanico; 5) ospiti a colazione di due famiglie di camperisti iraniani; 6) nel villaggio di Shatin (Շատին) avevamo chiesto di poter piantare la tenda nel giardino di una famiglia, alla fine abbiamo cenato con loro e dormito nella loro casa.

Già, ma qual è dunque la mia filosofia di viaggio? Nel titolo parlo di escursioni(cicli)smo (parola da me inventata, tant’è), che è diverso dal ciclo-escursionismo, in cui si va su strade bianche e sentieri ma pur sempre si pedala, o al massimo si “spalleggia” per brevi tratti ma non ci si separa mai dalla bici. Forse per il mio “percorso interiore” di cui sopra, io contemplo la bicicletta per andare su strade asfaltate minori e strade bianche. Oltre (sentieri, prati e rocce) vado a piedi, gesto che comunque continua a piacermi tantissimo. Quindi io non dispongo di pedali a sgancio rapido, ma uso delle normali scarpe da escursionismo su pedali normali. E in generale mi vesto normalmente, non possiedo abbigliamento da ciclismo. Se arrivo con la bici in cima ad un passo stradale e vedo che da lì parte un sentiero per una montagna che mi attrae, mi piace la libertà di mollare la bici dentro un cespuglio e salire a piedi sulla cima con uno zainetto leggero. Poi ritorno e continuo a pedalare, o se si è fatto tardi monto la tenda nei pressi. Tutto qua.

Talvolta, sebbene mi piaccia il gesto della pedalata, l’impostazione delle curve, il brivido della discesa eccetera, penso di usare la bicicletta soprattutto come uno strumento finalizzato a trasportare i bagagli, necessario quando si sta via per lungo tempo in autonomia, con l’approccio lento di chi va a piedi. Prediligo le zone rurali e naturali con saliscendi e mi piace usare la bici anche negli spostamenti quotidiani nel luogo in cui abito. Nelle città le bici sono il mezzo migliore, c’è poco da fare.

A sinistra: l’essenza dell’escursioni(cicli)smo. Dopo una giornata di pedalate su strade rurali, occultiamo le bici nei boschi presso i laghi del Durmitor per salire a piedi gli ulteriori 900 m di dislivello fino alla cima del Bobotov Kuk, una delle montagne più alte del Montenegro, e da lì godere del tramonto. Viaggio in Bosnia, Serbia e Montenegro, 2014.

A destra: désert des Agriates, viaggio in Corsica, 2015.

A sinistra: a pieno carico nelle foreste casentinesi, Italia, 2015. In primo piano, la bici Specialized Stumpjumper Comp montata XT del 1991 della mia compagna di viaggio.

A destra: in viaggio con un amico su bici GT Karakoram del 1997, con montaggio sempre di alta gamma.

LA MODIFICA

La mia bici è una MTB di acciaio Marin Team Marin del 1998, componentistica parte Shimano Deore XT e parte LX ed una forcella ammortizzata ad elastomeri. Ho comprato la bici usata a 200 euro. Da tempo desideravo sostituire la forcella ammortizzata con una rigida in acciaio, sia perché la forcella ammortizzata mi sembrava “spompata”, sia perché, per l’utilizzo che faccio della bici, l’ammortizzazione mi sembra inutile.

Essendo delle autentiche “bestie da soma” queste bici si prestano ad essere versatili ed adattabili nel corso dei cambiamenti della vita… come ad esempio l’arrivo di due figli. Viaggio in Occitania e Massif Central, Francia, 2018.

Questi i passi che ho seguito:

  1. Ho passato in rassegna 5 officine ciclistiche in due città, poiché non sono esperto e non me la sentivo di fare il lavoro da solo. Tutti mi hanno risposto che il lavoro non era possibile.
  2. Per un po’ ho abbandonato l’idea.
  3. In un moto di speranza ho cercato informazioni in internet e sono finito su questo sito e Stefano mi ha pazientemente spiegato come fare. Ora gentilmente mi ospita con questo articolo che riporta la mia esperienza, sperando possa servire a qualcuno.
  4. Smontaggio della forcella ammortizzata: con chiave a brugola prima ho svitato le due viti del supporto del manubrio (detto “pipa”), poi ho svitato l’unica vite del tappo superiore, quella che si aggancia al ragnetto inserito nel cannotto forcella. Sfilati i due spessori. Smontato il freno, sempre con semplice brugola. A questo punto la forcella sarebbe dovuta scendere, ma siccome non scendeva, ho innaffiato il tutto con uno sbloccante-lubrificante, quindi ho interposto un’asse di legno ed ho battuto con una mazzetta sull’estremità superiore del cannotto finché la forcella è scesa. Probabilmente il cuscinetto superiore era un po’ impastato.
  5. Misurazione col calibro del diametro esterno del cannotto della forcella ammortizzata, per sincerarmi che fosse una forcella da 1” 1/8 (un pollice + un ottavo di pollice), ossia 28,6 mm. Un altro standard comune che vi può capitare di trovare su MTB ancora più vecchie è quello da 1”, ossia 25,4 mm.
  6. Rimozione dell’anello di battuta inferiore della forcella ammortizzata: con un piccolo cacciavite a taglio ho dato dei colpetti alternati in ogni direzione nella fessura tra l’anello e il “fine corsa” della forcella, finché l’anello s’è sfilato verso l’alto.
  7. Recuperata in un’officina ciclistica con cui avevo un credito di 20 € una forcella rigida (usata) di acciaio da 1” e 1/8. Il telaio della mia MTB è fatto per ospitare una forcella liscia mentre questa forcella è filettata nella parte superiore. Poco importa, perché una forcella filettata può essere montata anche nella sede dedicata a una forcella liscia (detta anche ahead). Attenzione, non vale ovviamente il contrario.
  8. Visto che la forcella era sverniciata ho dato una mano di fondo (colore grigio) e una verniciata di bianco con bombolette spray (gentilmente prestate da un amico), avendo cura di mettere del nastro adesivo di carta sulle parti che non andavano verniciate, ossia l’alloggiamento del v-brake e il cannotto stesso.
  9. Acquisto di un nuovo ragnetto, relativo tappo in acciaio e vite al costo di 6€.
  10. Taglio della forcella rigida: prima l’ho montata dentro il telaio avendo cura di inserire l’anello di battuta e di mantenere il verso dei cuscinetti della serie sterzo così come li avevo smontati. Quindi ho messo in posizione la pipa. A questo punto con un piccolo cacciavite a taglio ho inciso la forcella a filo con la pipa. Smontato il tutto nuovamente, ho preso una misura 5 mm più in basso del segno (la vite del ragnetto dovrà tirare sulla pipa, che si appoggia al tubo telaio, non sul cannotto stesso sennò l’accoppiata dondolerà!). Poiché non ho una tagliatubi da idraulico, ho tagliato col seghetto da ferro cercando di andare dritto e tenendomi abbondante (+ 0,5 mm) per poi limare con una lima da ferro per ottenere un taglio perpendicolare, aiutandomi con una squadra.
  11. Montaggio del ragnetto semplicemente battendo con il manico di plastica di una lima (la prima cosa che avevo a disposizione) più sottile del diametro interno del cannotto. Avevo letto degli interventi su alcuni forum che mettevano in guardia sul rischio di montarlo storto, ma tutto sommato il ragnetto entra dritto facilmente, soprattutto quando cominciano ad affondare le alette superiori. Il ragnetto deve entrare di circa 15 mm rispetto al bordo del cannotto.

La forcella rigida; le due forcelle a confronto con al centro l’anello di battuta recuperato; il manico di plastica stondato di una lima con cui ho battuto facilmente e perpendicolarmente il ragnetto (la mazzetta picchiava sull’estremità di metallo della lima, il manico di plastica dura era a contatto col ragnetto).

12.Ho messo un po’ di grasso al litio alla base della forcella rigida e sui cuscinetti.

13.Montaggio della forcella rigida e serraggio di tutti gli elementi, avendo cura di metterli nello stesso ordine e verso di quando li avevo smontati. Non sottovalutate questo aspetto: magari smontando vi cade un cuscinetto e poi vengono i dubbi su come vada rimontato. Importante: in fase di serraggio, prima va avvitato il tappo sul ragnetto, poi si avvita la coppia di viti dell’attacco manubrio, ovviamente tenendolo in linea con la ruota anteriore.

Tempo di lavoro: un’ora. Da tenere presente che non avevo mai smontato una forcella in vita mia e mi sono preso un po’ di tempo per le foto, per ingrassare i cuscinetti, pulire i freni con lo sgrassatore ecc.

Prima e dopo. Nel mettere la forcella rigida ho eliminato gli spessori ed ho girato nella posizione dritta la pipa del manubrio, che prima era (consapevolmente) montata storta.

Un’altra foto a seguito della modifica.

COME VA

La bici ora è più leggera, stabile, reattiva, “pulita” nella linea, con l’assetto leggermente ribassato rispetto a prima, quindi più aerodinamico ma che rimane comunque confortevole. Le ruote da 26” X 1,5”, ossia più strette e lisce di quelle consuete sulle MTB, sono reattive e scorrevoli nelle continue soste e ripartenze in città. Per quanto mi riguarda, vanno bene in viaggio anche sulle strade bianche e non sento l’esigenza della tassellatura, tanto so che non affronterò mai sterrati impegnativi. Insomma dopo dieci anni sono ancora convinto che questo sia il tipo di bicicletta giusto per me.

Rimane un mistero il fatto che numerose officine non abbiano dato la disponibilità a fare il lavoro, visto che alla fine ce l’ho fatta anch’io che non sono un granché nei lavori manuali. Grazie a Stefano per avermi dato i consigli giusti per fare tutto.

Federico, Belluno.

16 pensieri su “L’ESCURSIONI(CICLI)SMO DI FEDERICO – SOSTITUZIONE DELLA FORCELLA DI UNA MTB 26” DI ACCIAIO DEL 1998, IL MEZZO PER ME IDEALE PER L’ESCURSIONI(CICLI)SMO

  1. Per curiosità i chiedevo se fosse possibile fare anche il contrario, cioè montare una forcella ammortizzata su una MTB concepita come rigida, ottenendo la stessa funzionalità e sicurezza di una bicicletta front alla nascita. Oppure si rischia di stravolgere le geometrie e ottenere un mezzo poco efficace sullo sconnesso?

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    1. Si, puoi fare l’intervento contrario senza che ci sia alcuna controindicazione. L’angolo di sterzo, installando una forcella da 100mm di escursione, aumenta di circa 3°. E poichè una mtb con forcella rigida DEVE avere angolo di sterzo maggiore rispetto a una front, quella differenza è non solo accettabile ma necessaria perchè l’avantreno lavori in modo ottimale (e in particolare perchè svolga la sua funzione autoequilibrante della bicicletta). Trovate spiegazioni dettagliate a riguardo, in quest’articolo dedicato alla (non) evoluzione (ovviamente, salvo voler rendere le bici inguidabili) delle geometrie delle mtb negli ultimi venticinque anni: https://bikeplani.wordpress.com/2017/09/26/diamo-i-numeri-4-geometrie-dei-telai-ieri-e-oggi-ma-nella-sostanza-son-davvero-cambiate/

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  2. Te l’ho chiesto perché mi sono ricordato della MTB che aveva da ragazzino(mi fu regalata quando avevo 13 o 14 anni, nel lontano 1999, di una taglia più grande in previsione della crescita. Se la memoria non mi inganna fu pagata 600mila lire dell’epoca, quindi non una bici da supermercato, come fascia di prezzo penso che fosse l’equivalente di una bici che oggi costa intorno ai 400euro. Con la differenza che oggi escono tutte con freni a disco e forcella ammortizzata, e quindi presumibilmente vanno più a risparmio su altri componenti come le ruote), e che sta a prendere polvere in garage da più di 15 anni(la usai intensamente solo per 2-3 anni quasi solo su asfalto, poi la dimenticai per il motorino). Guardando bene il telaio(in alluminio) non sembra tanto differente dall’Olympia Alpina usata che avevo pensato di acquistare( non ho ancora avuto tempo di andare a vederla dal vivo), e sembra anche conservata parecchio bene(meglio di quanto pensassi), eccetto la trasmissione, sia pignoni che corone, che è palesemente giunta a fine vita(un paio di denti della corona centrale sembrano addirittura spezzati!), probabilmente per colpa della catena molto stirata e mai sostituita.
    Anche la taglia penso che possa andar bene (aimè non sono cresciuto molto in altezza da quando avevo 14 anni!)l’orizzontale virtuale misura esattamente 58,5cm. Il tubo piantone circa 48 cm cento-centro, e 50 cm centro-fine. Credo possa andar bene per un uomo di 168cm di altezza, sbaglio?

    Mi chiedevo se possa valere la pena lasciar perdere l’idea di comprare l’Olympia Alpina(che oltretutto potrebbe avere il telaio molto più stressato della mia vecchia MTB) e trasformare la mia rigida in una front. Quanto potrebbe costarmi l’upgrade? Posso mandarti le foto via email?

    Buona sera
    Andrea

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    1. Andrea, se la mtb è ben tenuta, vale senz’altro la pena di metterci mano. Nel ’99, con 600mila lire, si portava a casa una bici montata coi classici affidabili Altus e qualche concessione all’Alivio. Come termine di paragone, equivale a una mtb che oggi paghi sui 700€. Mandami pure la foto via mail, così posso darti qualche suggerimento
      Stefano Tuveri

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    2. Ho visto le fotografie della mtb. Non conoscevo la marca Trubbiani, ho visto che è un modello semiartigianale, e la componentistica è effettivamente la più economica Shimano del tempo. Se vuoi portarla al livello della Olympia, supponendo che te la venda per 200€, ti costerebbe di più (quel modello dell’Olympia, la Alpina, acquistata tra i 100 e i 200€ è un ottimo acquisto). Potresti invece recuperarla così com’è, sostituire la catena e quasi sicuramente i pignoni (mentre invece la guarnitura è ancora buona: i denti più corti non sono spezzati, ma sono così per agevolare le cambiate). Avresti una mtb da utilizzare nei percorsi non troppo impegnativi, e te la caveresti con 10€ di catena e, eventualmente, altri 10€ per il pacco pignoni

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      1. Grazie mille per i consigli.
        In effetti, facendo un po’ di conti dopo aver dato un’occhiata ai prezzi dei vari componenti, ero giunto anche io alla conclusione che migliorarla per portarla a livello di una front “seria” non conviene!
        Buon weekend
        Andrea

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  3. Ho appena scoperto questo sito e so che qui sarò compreso se dico che sono molto affezionato alla MTB in acciaio montata Deore XT che ho da quasi trent’anni. La comprai usata, da un’amico che a sua volta l’aveva comprata da un’amico che faceva le prime gare di mountain bike, a fine anni 80, e le vinceva. Con questa bici vinse un titolo regionale. Io non sono mai stato un biker vero e proprio, quanto un fervente ciclista urbano che ha usato la bici come mezzo di trasporto singolo, con bagagli, con figlio su seggiolino, per brevi escursioni.
    Lunga premessa per dire che, anche se oggi il mercato riesce a tentarmi a passare ad una nuova bici, forse non sarei davvero capace di farlo senza aver prima provato seriamente ad aggiornare la mia. Anche per capire, dopo tanto tempo, dovo può davvero arrivare e farmi portare fin lì.
    Ho chiesto ad un bravo biker/meccanico, ma lui è un pò un integralista della conservazione e credo pensi che ogni bici è bella così com’è (non ha tutti i torti) e mi ha fatto capire che non ne valeva la pena.
    Quindi?
    Non saprei da dove cominciare e sono qui per chiedere aiuto. Che faccio, entro nel dettaglio?

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    1. Ben arrivato su queste pagine. Entra pure nel dettaglio, qui non esistono le bici vecchie, perchè le bici non invecchiano ( chi dice il contrario, o è in malafede, o si è appena venduto un rene per comprarsi una bici “innovativa”, ed è bene continui a crederci per non giocarsi anche il fegato)

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  4. ciao. di recente col bonus ho acquistato una bdc triban 500 decathlon che ho “aggiustato” come coperture e fatto un viaggio in settembre con leggeri off road che mi ha emozionato. vorrei continuare a fare viaggi in bici su terreni misti, asfalto e sterrato semplice. adesso sto facendo un corso online di meccanica bici (!!) e, stimolata da questo, ho cercato una bici usata da smontare e rimontare. ho trovato una mtb bottecchia fine anni 90, forcella rigida a 50 euro. il proprietario sostiene di averla pagata 750 (credo mila lire) all’epoca. mi sto rendendo conto che potrei forse farne un secondo mezzo da cicloturismo… ho trovato anche una bianchi 760 RS a 90 euro e una sempre bianchi 760 SF a 140 euro. Quest’ultima ha però forcella ammortizzata che vorrei evitare. poi una specialized hardrock sempre fine anni 90 a 200 euro trattabili. quale acquisto è consigliabile? Premetto che questa cosa è nata come volontà di esercitarsi per il corso e avere un mezzo molto economico per girare in città (in modo tale che, in caso di furto, perderei il giusto) ma poi, leggendo, mi sono resa conto che potrebbe essere interessante anche attrezzare un mezzo da “viaggio” cicloturismo alternativo alla mia bdc… Il mio dubbio adesso è quindi se prendere la bottecchia o se può valere la pena investire un minimo di più… grazie!

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    1. Ciao Ilaria, come si “intuisce” da articoli e analisi pubblicati su queste pagine, non posso che approvare l’idea di “costruirti” una mtb da viaggio. Ti aiuto ben volentieri, dovresti però inviarmi tutto il materiale fotografico che riesci a reperire sulle bici che stai valutando (ed eventualmente anche altre informazioni sulle caratteristiche), alla mail bikeplani@tiscali.it (purtroppo WordPress non consente di allegare foto ai commenti). In questo modo riesco a risalire alle caratteristiche specifiche di quei modelli e a darti le mie valutazioni. Come criteri base per la scelta, la priorità va data al peso del telaio e alla qualità delle ruote; il resto della componentistica, pure importante, viene dopo.
      Una volta che mi mandi le foto, proseguiamo la discussione sempre qui, in modo che sia utile anche agli altri.
      A dopo
      Stefano Tuveri
      p.s.: complimenti per aver intrapreso la carriera di viaggiatrice

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      1. ok, intento ti metto delle caratteristiche anche qui (quelle che ho raccolto)

        1) Bottecchia a 50 euro
        un pò datata ma perfettamente funzionante e revisionata.
        acciaio hi-ten
        cambio suntour
        questa è stata la prima, l’avevo scelta per il prezzo estremamente contenuto in modo che potrei avere un mezzo da città e col quale esercitarmi nel monta-smonta.
        foto: https://drive.google.com/drive/folders/1Bby3Jeg308ChJSO9BFhotkYlwN7bB0H9?usp=sharing

        2) Bianchi Mtb 760 RS
        datazione fine anni 90
        in acciaio, peso indicativo sui 12-13 kg
        cambio shimano – dovrebbe essere 8 x 3
        Bici in ottime condizioni

        Da un forum del 2005: “io con una ‘banale’ Bianchi (RS 750 o qualcosa del genere) cambio Shimano 11 Kg pagata all’epoca 550 mila lire ci ho fatto + di 15000 Km… il 98% su strada bella dissestata però.
        Quello che rimpiango in effetti sono solo telaio in alluminio e ammortizzatori davanti, il resto va alla meraviglia, intendo cambio e freni. In giro si vedono anche freni a disco, ma i V-brake secondo me sono perfetti, poco sforzo e si regolano in un minuto”

        3) Specialized Hardrock a 200 euro trattabili
        Mountain bike fine anni ’90,
        condizioni ottime
        cambio shimano (8 rapporti posteriori, 3 anterori)
        Predisposta per contachilometri (assente).
        Prezzo leggermente trattabile.

        4) Bianchi 760 SF a 140 euro, in taglia M che forse per me può andare
        Tenuta molto bene, funziona perfettamente.

        da un forum del 2005: “Io ho una bianchi 760Sf
        a parte i cerchi che sono un po’ fragilini il resto è ok.. non è una bici per percorsi assurdi però per cose “normali” o cmq come le hai descrtte tu ci vai benissimo, io la uso da 4 anni e mi trovo bene, è anche leggerina (nell’annuale cavalcata del mio paese me la porto a spalle per un sentiero in salita per un buon 15 minuti .. poi risulta scomoda.. ma a livello di peso non si sente)

        Questa bici necessiterebbe di sostituzione con forcella rigida per cui tenderei a escluderla

        Questo quel che ho in mano al momento
        la preferita è la bianchi rigida 760RS

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        1. Ciao Ilaria, ho controllato le mtb che hai preso in considerazione.
          La prima nota è che l’unica differenza sostanziale è… il prezzo.
          Nel senso che si tratta di bici sostanzialmente dello stesso livello qualitativo, ma valutate diversamente (molto diversamente) dai rispettivi proprietari.
          Questo è abbastanza classico quando si ha a che fare con l’acquisto di un usato, e per questo è importante avere dei prezzi di riferimento.
          Vediamo di dare una valutazione: si tratta in tutti e 4 i casi di “affidabili modelli base” (considerando anche la Bottecchia come tale, dato che è un marchio affidabile).
          Il “valore di mercato” di mtb usate di questa fascia qualitativa e di quest’età è di 40-60€. Tieni conto che, già con 100€, ti porti a casa modelli usati di fascia media (a parità di età della bici).
          In quanto a caratteristiche, hanno i telai in accaio tipici dei modelli base di allora, e quindi con un peso di circa 3,2kg. Tieni conto che le due Bottecchia e la Legnano, di cui son descritti gli aggiornamenti nella sezione “l’officina dell’hangar”, son state pagate 50€ essendo modelli base, ma hanno dei telai in alluminio che pesano 2,1kg. Costituiscono pertanto una valida base per “costruire” una mtb leggera. Per contro, l’acciaio ha caratteristiche meccaniche nettamente superiori a quelle dell’alluminio, e tra esse la maggiore elasticità che lo rende nettamente più confortevole rispetto all’alluminio, il che è importante nelle lunghe escursioni e, soprattutto, nei viaggi.
          I miei suggerimenti?
          Innazitutto per l’utilizzo che intendi farne, punta su una mtb con telaio in acciaio (come del resto hai già fatto).
          Per la tua statura (che è circa come la mia, quindi riesco ad essere ancora più preciso) la mtb deve avere un’orizzontale (distanza tubo sella/cannotto sterzo, misurata tra i rispettivi assi) di 57-58cm (quindi escludi la mtb con misura 54cm, troppo piccola per te).
          Se il tuo scopo principale è quello di avere subito una bici su cui esercitarti per i lavori di meccanica, allora potrebbe essere valida la Bianchi 760RS. Però prima fatti inviare delle foto dei particolari fondamentali per poterla valutare, ovvero: innanzitutto il pacco pignoni, per vedere se è un 8v (che significherebbe che, in futuro, se vorrai potrai montarci anche una cassetta 9 o 10v); poi i comandi cambio, il cambio posteriore e il deragliatore, le ruote (in particolare l’etichetta da cui si veda che ruote sono), la guarnitura (e possibilmente il numero dei denti delle tre corone), i freni. In base a tutte le caratteristiche che possiede la bici, potrai innanzitutto valutare se è una bici adatta ai viaggi, e poi sarai anche in grado di contrattare il prezzo.
          Se però non hai fretta, allora potresti cercare una mtb come la Marin descritta in quest’articolo, che con un po’ di pazienza si trova per 150-200€, ed è una mtb di tutt’altro livello, a cominciare dal telaio che pesa intorno ai 2kg. Ti ritroveresti una bici da circa 10kg di peso, rispetto ai 13-14kg di quei modelli base, e in un viaggio questa differenza si sente.
          Per il momento, comunque, puoi cominciare a chiedere più foto al venditore della Bianchi 760RS (putroppo queste piattaforme su cui vengono inseriti gli annunci di vendita delle bici sono totalmente inadatte, perché le foto sono dei francobolli, e i venditori sono spesso totalmente inesperti e descrivono le loro biciclette in un modo che definire vago è un eufemismo).
          Quando hai le foto, le valutiamo insieme
          Stefano Tuveri

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  5. Salve! ti ringrazio molto dei consigli. Purtroppo la Bianchi 760RS è esattamente la bici che ha misura 54 cm sella-sterzo… forse è il caso di procedere con maggior calma… continuerò a cercare…

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    1. Allora ti sta piccola, Ilaria. Specie per i viaggi, hai bisogno di una bici su cui stare comoda. Se non hai particolare urgenza, è davvero meglio aspettare l’occasione giusta (che tanto capita). Il mio suggerimento, come ti avevo scritto, è di puntare a una mtb di fascia alta come la Marin. Alla fine, la porti a casa con una spesa tra 100 e 200€, che è comunque un’inezia rispetto ai 600€ che costa un modelllo base da 17kg nel mercato del nuovo, e hai una bici che è, ancora oggi, di alta gamma (con buona pace degli slogan del marketing, che ormai hanno abbondantemente travalicato il limite della mistificazione della realtà, che a casa mia si chiama truffa)

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      1. ti ringrazio moltissimo… si infatti preferisco aspettare un po’. tutto è nato non tanto per avere una nuova bici, quanto per cominciare a capire come funzionano le bici… poi la cosa è cresciuta spontaneamente. in particolare mi interesserebbe avere un mezzo in acciaio e con rapporti mtb/tripla. al momento sto in zona rossa peraltro, quindi anche andare a prendere le bici è un problema.
        grazie ancora! continuerò a capire, ho molta strada da fare ancora

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