AGGIORNAMENTO DELLA MTB BIANCHI RAGNO – 2^ PARTE: STUDIAMO LE MODIFICHE

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Proseguiamo con il “progetto preliminare” con cui studiamo come allestire la Ragno.

Il suo proprietario, che ci ha commissionato il lavoro, ci ha posto una serie di domande che pubblichiamo qui di seguito assieme alle relative risposte, perchè possono essere utili a chiunque voglia “capirne di più” su come ottimizzare la propria mtb in funzione delle proprie esigenze

C’è la necessità di una riverniciatura del telaio. Rimandata per anni perchè mi chiedevano 200/300 euro, un paio d’anni fa ho trovato un carrozziere che me ne ha chiesti 100 e mi ha convinto. Purtroppo il risultato è stato deludente e già da un pò sono apparse le prime scheggiature (con un uso tranquillo della bici, tra l’altro) e conseguente ruggine. Osservando bene pare che lo strato di verniciatura sia troppo sottile, probabilmente ci sarebbe voluto qualche strato in più. Tu che consiglieresti a questo punto? Una totale riverniciatura? Me ne devo occupare prima di inviarvi la bici o potreste occuparvene voi?

La riverniciatura è possibile effettuarla anche da noi (e forse è anche la cosa più pratica, dato che richiede lo smontaggio completo del telaio disassemblando tutti i componenti, operazione che dovremo comunque fare qui in laboratorio per procedere con l’aggiornamento della mtb).

Uno dei componenti del nostro gruppo, nonché collaboratore nel nostro laboratorio, è un verniciatore professionale che lavora presso una carrozzeria. Lavora in modo estremamente pulito (ha le classiche “mani d’oro”), e le verniciarture sono eseguite a regola d’arte (quindi niente scrostature al minimo urto o robe simili). Se vorrai, gli farò preparare un preventivo e valuterai se affidare a noi il lavoro.

Tubo sella. Quando avrai la bici tra le mani, potrai renderti conto di come il tubo sella sia ormai indistricabile dal suo alloggiamento. Come si risolve questa cosa? Forse dal carrozziere prima della verniciatura?

Purtroppo è un classico dei tubi sella rimasti in sede per troppo tempo, senza essere mai sfilati. Scaldando il telaio, riusciremo a sfilarlo

Sui pedali. Sono ancora quelli dell’epoca in cui ho comprato la bici, ma hanno perduto le cinghie regolabili nelle quali era possibile inserire la punta della scarpa (qualsiasi) per una pedalata rotonda e completa. Vorrei ricostituire questa possibilità, con i pedali esistenti o con nuovi, soprattutto perchè userò la bici anche come mezzo di trasporto in città, con abbigliamento normale.

Il mio consiglio è di sostituirli con dei pedali flat coi pin. Li utilizzo da anni, e posso dartene un giudizio preciso e circostanziato. I pin tengono il piede letteralmente incollato alla piattaforma, e questo con qualunque tipo di scarpa con suola morbida si utilizzi. Lascia perdere chi dice che senza scarpe specifiche perdono efficacia; è semplicemente una fesseria. Te lo dice uno che in mtb si butta in qualunque, ma davvero qualunque, tipo di fondo stradale (e non da ieri, ma da ventisette anni!..), e che con questi pedali non ha mai, nemmeno una volta, perso la presa, che si trattasse di pietraia, gradoni o discese a settanta all’ora.

I pin con flat consentono di spingere anche in orizzontale, sia in avanti che all’indietro. Chiaramente questo è possibile se hai una posizione di guida bassa che consente di lavorare anche con le braccia (che devono contrastare la spinta orizzontale che eserciti sui pedali, altrimenti il tuo corpo finirà per traslare orizzontalmente).

So qual è l’obiezione: “ma non consentono di tirare verso l’alto”. A breve dedicherò un’analisi della serie “diamo i numeri” per smontare questo mito: quella di tirare verso l’alto è una sensazione che discende dal fatto di avere il piede “legato” al pedale. E’ sufficiente però valutare quanta forza serva alla gamba, semplicemente per sollevare se stessa, per rendersi conto che non solo non sarà in grado di esercitare una forza motrice tirando il pedale verso l’alto, ma per sollevarsi beneficerà (perché ne avrà bisogno) anche della spinta che l’altro piede, spingendo verso il basso, trasmette al suo pedale).

La forza che invece i flat coi pin riescono come detto a trasmettere (e in modo ben più efficace dei vecchi pedali con le fascette), è quella orizzontale. Essere “agganciati” ai pedali ha invece un’altra utilità, ovvero quella di non rischiare di “perdere” il pedale. E’ fondamentale per gli sprinter che volano a oltre 70 all’ora e, spingendo, si scompongono; e può esserlo anche per chi, su veloci discese con terreno sconnesso, non si sente sicuro stando semplicemente poggiato sui pedali (ma qui la scelta è soggettiva). Però, “tirare” in alto è una leggenda analoga a quelle sull’energia dispersa dai telai in acciaio, sulla maggiore impronta delle ruote 29”, e altre perle che ultimanente hanno sostituito le leggi delle fisica con quelle dell’esoterismo.

Sulla trasmissione. Quella attuale ha corona ovale, credo una biopace, non so se dalle foto sia visibile. Se è vero che la sua efficacia, soprattutto per un ciclista non agonista, da quello che ho letto sembra non avere molto senso, è anche vero che sono ormai trent’anni che pedalo così.
Ma è anche vero che non ho mai digerito quel notevole punto morto che si verifica nella pedalata alla massima velocità in pianura e in discesa. E’ come se il mezzo, raggiunta una certa velocità, non consentisse di andare oltre anche se “gamba” ce ne sarebbe ancora. Quindi che ne dici, cambiamo tipologia senza rimpianti?

Sinceramente? Vai di guarnitura tradizionale senza pensarci due volte! Le corone ellittiche si proponevano, fin da quei tentativi di oltre trent’anni fa, di uniformare la spinta che, dalle gambe, arriva sulla ruota, compensando il fatto che, per ovvie ragioni biomeccaniche, la nostra gamba riesce a dare la spinta massima quando le pedivelle sono orizzontali (e quella minima quando sono verticali). Posta in questi termini, tra l’altro, sembra la negazione della possibilità che esista una “pedalata rotonda”. La realtà invece è che, se un ciclista è ben posizionato in sella (e qui è indispensabile pedalare col busto basso, non ci sono storie, che si utilizzino pedali a sgancio rapido o flat con pin), riesce a spingere anche in orizzontale (come detto prima), mentre in verticale spingerà solo verso il basso, ma come dicevamo precedentemente le spinte sui due pedali si compensano, per cui avremo che in orizzontale entrambe le gambe spingeranno contemporaneamente, mentre in verticale una spingerà (tanto) e l’altra si limiterà a tornare su (aiutata anche dalla spinta dell’altra gamba). Il risultato sarà che la coppia trasmessa dai pedali alla ruota posteriore sarà, con buona approssimazione per un sistema con le caratteristiche della bicicletta, uniforme (dato che le nostre gambe costituiscono un manovellismo, e quindi dobbiamo accontentarci del fatto che il moto rettilineo dato da contrazione-estensione dei muscoli, viene trasformato in moto circolare, con le inevitabili approssimazioni e disuniformità insite nella natura di qualunque manovellismo).

Poi, ok, Froome usa corone ellittiche… Domanda: avete visto il fisico di Froome? Avete visto come è stato posizionato in sella per sfruttare, con precisione scientifica, quella che è la sua (sua, esclusivamente sua) struttura fisica antropometrica e muscolare? Ha delle braccine e delle spalline che non lavorano praticamente niente, per cui niente pedalata rotonda, ma solo spinta verticale, ed ecco perché nel suo caso le corone ellittiche danno dei vantaggi.

Quindi, o avete le braccine di Froome e i tecnici della Ineos (ex Sky) che vi costruiscono una bici apposita e vi posizionano in sella, oppire andate di corone circolari e non sbagliate.

Naturalmente, una volta effettuata l’analisi personalizzata per determinare i rapporti necessari nella tua trasmissione, potremo dimensionarla su misura. Ma puoi star tranquillo fin d’ora che, con un rapporto 44/11, potrai spingere anche nelle discese pedalabili senza il rischio di pedalare a vuoto.

Sulla forcella. Ho la sensazione che sia (diventata?) troppo “elastica”. Tu non consiglieresti di provarne una un pò più rigida? O che avvicini un pò la ruota al telaio? Non so se a livello tecnico ha senso quello che chiedo ma, insomma, rinuncerei ad un minimo di stabilità in cambio di un pò di reattività in più. Si può fare?

mmmm… no Toti, qui non tanto io, ma Fisica e Meccanica con le loro leggi, smentiscono che una forcella rigida in acciaio possa col tempo ammorbidirsi. Quindi, nel caso ci sia stato un effettivo “ammorbidimento” dell’avantreno, l’unica causa può essere il fatto che i raggi si siano alentati col tempo. Questo, dopo trent’anni, è non solo possibile ma praticamente certo. Ma siccome dobbiamo “regalare” alla Ragno delle nuove ruote, il problema sarà risolto in questo modo.

Per quanto riguarda poi la reattività, intesa come capacità di trasformare in forza di trazione la forza applicata sui pedali, senza che vi siano perdite, ti/vi suggerisco questo “diamo i numeri” scritto qualche tempo fa, dedicato proprio alle perdite di energia nei telai in acciaio. So bene che gli spot e gli “articoli tecnici” ci raccontano dell’acciaio con caratteristiche simili a quelle del caucciù, con tubi che flettono paurosamente sotto la spinta dei pedali, dilapidando quantità abnormi di energia. La realtà è che sono balle, di cui si vergognerebbe anche un mediocre studente di fisica delle scuole superiori. Poi uno è liberissimo di correre usando scarpe con la suola di legno, se gli danno una maggior sensazione di reattività; io però continuo a preferire le scarpe da ginnastica con suola in gomma…

Sui ricambi che suggerisci, che mi sembrano interessanti per lo scopo, potresti darmi qualche ulteriore chiarimento, giusto per mia maggiore conoscenza?

Perchè suggerisci di sostituire gli U-brake con i nuovi V-brake?
In che senso ritieni i comandi cambio con leva integrata più adatti a questo tipo di bici?

Ti ho suggerito di sostituire gli u-brake coi v-brake, perché questi ultimi forniscono una forza frenante più che doppia. Nel momento in cui, all’anteriore, sostituisci gli attuali cantilever (che hanno una forza frenante insufficiente e non in grado di garantire sicurezza in tutte le situazioni) con dei v-brake, è fondamentale per avere una frenata equilibrata che anche nel retrotreno ci siano freni analoghi, di pari potenza. Altrimenti, nelle frenate più “forti”, l’azione frenante verrebbe svolta in larga parte dall’avantreno, con rischio concreto di impuntamento e ribaltamento in avanti. I v-brake hanno potenza frenante sovrabbondante, pari a quella dei freni a disco, in grado di bloccarti la ruota in qualunque situazione (con buona pace, anche in questo caso, delle reclame camuffate da recensioni tecniche, che vogliono passarci come migliori i sistemi frenanti come i “disco”, che non sono invece nemmeno in grado di garantire una frenata uniforme a causa del surriscaldamento, che le loro dimensioni miniaturizzate non potranno mai evitare per una questione di principi della Fisica, che dubito possano essere modificati dagli uffici marketing). Nel momento in cui si mette mano ai freni, quindi, direi di dotare la Ragno di un impianto equilibrato e potente, in grado di darti sicurezza e affidabilità in qualunque situazione.

Ti sto seppellendo di questioni, mi rendo conto. Ma credo sia pane per i tuoi denti.

Se lo ritieni utile, puoi ripubblicare tutto sul blog.

Nei prossimi giorni, appena mi “ricongiungerò” con la mia bici, ti invierò le misure e i dati che mi avevi chiesto.

A presto.

Chiedi chiedi, senza farti problemi. La Ragno va cucita su misura sulle tue esigenze. Da questo lavoro dovrà venir fuori la “tua” bici, quella perfetta per te. Quindi, tutte le domande che ti passano per la testa, pubblicale perché saranno fondamentali per avere un buon lavoro

Stefano Tuveri

(ingegnere e progettista/collaudatore meccanico)

State sintonizzati, il lavoro va avanti!..

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2 pensieri su “AGGIORNAMENTO DELLA MTB BIANCHI RAGNO – 2^ PARTE: STUDIAMO LE MODIFICHE

  1. Che dire… non solo mi convinci ma proprio mi entusiasmi. Il fatto di attraversare la ristrutturazione della bici massacrando in un sol colpo tanti luoghi comuni del marketing, aggiunge molto, molto sapore alla faccenda. D’altra parte, mi pare che sia proprio questo lo spirito di queste pagine. Benissimo.
    Allora, nel dettaglio:
    – ok , fammi sapere per la verniciatura;
    – ok per flat pin, per me è un sollievo scoprire che bastano;
    – ok per v-brake;
    – ok per corona tonda (e ci mancherebbe!). Sulle misure però, ho ancora qualche dubbio, probabilmente legato all’abitudine. Ho sempre provato grande piacere per la pedalata lunga e un bel rapportone dalla lunga distanza mi piacerebbe proprio mantenerlo. Attualmente la bici ha trasmissione 3 x 7 con 48/38/28 davanti e pignoni 13/32 dietro (cosa c’è in mezzo non so, se ti serve saperlo adesso, verifico).
    – poi ti chiedo: i cavi scoperti vanno inguainati?

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    1. Toti, diciamo che trasformare la Ragno nella “Millennial Ragno”, dotandola di componentistica e assetto all’altezza del terzo millennio, è di per se entusiasmante.
      Domani pubblicherò la terza parte dei “lavori in corso”, in cui dimensioneremo la trasmissione, sceglieremo le gomme e definiremo le geometrie.
      Nel frattempo, rispondo alle ultime tue considerazioni:
      – domani avrò anche il preventivo per la verniciatura del telaio
      – la nuova trasmissione ti metterà a disposizione il “rapportone” 44/11, che è ancora più pesante dell’attuale 48/13 (44/11=4, ovvero 4 giri di ruota per ogni giro di pedale, laddove 48/13=3,7, e quindi 3,7 giri di ruota per un giro di pedale). Col 44/11 potrai quindi sfruttare ancora meglio le situazioni (discese pedalabili, forte vento a favore) che consentano di “fare velocità”, senza rischiare di frullare come certi criceti sui monocorona
      – i cavi attualmente scoperti, continueranno a rimanere tali (più porzione di cavo copri, e maggiore è l’attrito che ne ostacola lo scorrimento; ecco perchè i cavi vanno “inguainati” solo per lo stretto necessario.
      A domani per l’ultima parte dello “studio preliminare” (e poi possiamo cominciare coi lavori)
      Stefano Tuveri

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