MTB TREK 4700: UN DOPPIO SALTO DI QUALITA’ (2) – ASSETTO E REGOLAZIONI

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Con le regolazioni di freni e cambio, e l’impostazione dell’assetto corretto, la Trek 4700 è adesso pronta per affrontare qualunque tipo di itinerario e fondo stradale.

La mountain bike è costata, “chiavi in mano”, 385€. Al prezzo del nuovo, una mtb con analoghe caratteristiche costa almeno tre volte tanto (parliamo quindi di una cifra ben oltre i 1000€), dato che è allestita con componentistica di alta gamma (trasmissione Shimano XT e SLX, ruote Mavic), e rispetto a un modello nuovo di negozio è come se avesse giusto un paio di mesi “d’età”, ovvero che avesse già fatto il rodaggio (dato che la componentistica è stata revisionata e riportata meccanicamente alle condizioni del nuovo, e il telaio, come si può vedere dalle foto, è praticamente fiammante)

Vediamo, col supporto delle immagini, le caratteristiche di questa mountain bike.

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PREMESSE SULL’ASSETTO

Innanzitutto, le abbiamo dato un assetto da 26”, ovvero con manubrio al di sotto dell’altezza sella. Questo diminuisce la resistenza aerodinamica, perché c’è un gran proliferare di improbabili dissertazioni tecniche su ruote, gommature e dintorni, ma ci si dimentica che, a 25km/h, il 50% della resistenza al moto è di natura aerodinamica, e persino a 20km/h, velocità che in pianura tengono anche i meno allenati, l’aerodinamica determina il 40% della resistenza al moto. Quindi curare l’aerodinamica di una mtb è FONDAMENTALE.

Forse non è chiaro alla maggior parte di coloro che usano la bici (dato che se ne parla talmente poco), ma assumere una posizione di guida col busto eretto tipica delle 29” provoca, rispetto alla posizione aerodinamica delle 26”, un aumento di resistenza al moto equivalente a quella che si avrebbe se pesassimo il 10% in più!! Ve lo dico meglio: una persona che, come me, pesa 72kg, tirando su la schiena per pedalare come sulle 29”, è come se ingrassasse istantaneamente di 7kg. Hai voglia a grattar via grammi dalla mtb, acquistando componenti ultraleggeri con mutui-casa, se poi te la piombi con 7kg in più semplicemente per non aver curato l’assetto.

Ma c’è anche un altro motivo che rende importante portare il manubrio di 4-8cm al di sotto dell’altezza sella: si parla tanto di pedalata rotonda, per la cui esecuzione l’unico consiglio che si sente echeggiare per mari monti e forum è quello di comprare i pedali con aggancio. Ma è questa la soluzione?

La pedalata rotonda consente di usare in modo più “redditizio” la muscolatura della gamba, distribuendo lo sforzo in modo più equilibrato sui muscoli coinvolti, invece che sovraccaricare (e sfiancare) solo alcuni di essi (quelli che determinano la spinta verso il basso). Lasciando perdere la leggenda che si possa pedalare “tirando” anche verso l’alto (fidatevi che basta fare due conti, come se poi non bastasse un minimo di attenzione a cosa fanno le proprie gambe, per capire che ciascuna gamba deve già fare abbastanza sforzo per riportare in alto se stessa, per poter avere anche la possibilità di applicare una trazione sul pedale), la pedalata “rotonda” invece la si realizza spingendo sui pedali anche in orizzontale, in particolare in avanti (ma anche, seppure in misura minore, all’indietro).

E come si può spingere in orizzontale sui pedali? Beh, è necessario essere ben ancorati alla bici. Infatti, se per la spinta in verticale è il nostro peso a tenerci comunque poggiati al sellino, evitando di librarci in aria a ogni pedalata, per la spinta orizzontale è necessario che le braccia tengano ben saldo il busto, che altrimenti scorrerebbe allegramente avanti e indietro sul sellino a ogni pedalata. Capite quindi bene che, perché le braccia lavorino opponendo una forza in orizzontale, gli avambracci devono essere distesi in avanti, quasi orizzontali. Altrimenti, con la classica pedalata in stile crocifisso, con busto verticale e braccia tese e larghe (e voglio vedere come fai a tenerle strette, con manubri larghi oltre 70cm), è impossibile opporre una resistenza in orizzontale (provate a spingere un armadio tenendo le braccia tese e inclinate, e vedrete che l’armadio non si muoverà di un centimetro, ma in compenso vi muoverete voi verso di lui rischiando una testata).

Ecco quindi che assumere una posizione con busto inclinato in avanti e avambracci quasi orizzontali, è fondamentale per riuscire a spingere in orizzontale sui pedali e realizzare una pedalata veramente rotonda. Altrimenti ci si può comprare anche i fantasmagorici pedalini in lega di supercazzola, gli scarpini bellini bellini che nemmeno al matrimonio, che comunque una 26” con assetto giusto permetterà una resa infinitamente migliore anche con pedali con gabbietta metallica arrugginita e scarpe da tennis ormai indecenti per qualunque altro uso.


L’ASSETTO DELLA MTB

Fatta questa premessa lunghetta e un po’ folcloristica (ma spero ne abbiate colto l’essenza), veniamo all’assetto che, nello specifico, abbiamo dato alla nostra Trek 4700. Innanzitutto, non esistono misure standard che possono essere applicate pedissequamente su qualunque biker. Per ciascuno andranno studiate appositamente, in base alle proprie misure antropometriche. Non fate quindi l’errore di riportarle pari pari sulla vostra mtb, perché saranno, molto semplicemente SBAGLIATE (altrimenti fate come qualcuno che, scaricatosi l’analisi personalizzata che vi ho messo a disposizione come esempio –quella del “biker genericus” Mario Rossi – ne sta utilizzando alcuni dati riportati, come i valori di pressione, limitandosi a rapportarli al proprio peso, quando invece quei valori vanno bene ESCLUSIVAMENTE per quegli specifici pneumatici, e inoltre la relazione col peso non è lineare, e quindi non è ottenibile con una semplice proporzione).

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Poiché questa mountain bike è destinata a un biker agli inizi, si è preferito non portare troppo giù il manubrio rispetto alla sella, in modo da dargli il tempo di adattarsi gradualmente a questa posizione che, come sanno tutti coloro che utilizzano la mtb, all’inizio appare innaturale (sentendosi invece a proprio agio nella classica “posizione-graziella”, con schiena verticale o quasi). Così, dato che la posizione corretta ricade entro un intervallo di 20mm, ed essendo nel suo caso questo intervallo compreso tra 4 e 6cm, il manubrio è stato posto 4cm al di sotto dell’altezza sella (e in futuro, quando lo vorrà, potrà sostituire l’attuale manubrio curvo con uno dritto, portando il dislivello a 6cm).

Altro componente fondamentale per l’assetto della mountain bike è la forcella, che determina il comportamento dell’avantreno.

La forcella installata è quella nativa della Trek, ovvero un affidabile modello base. In futuro potrà essere sostituita con una di gamma superiore, ma per adesso, essendo il biker agli inizi e non avendo ancora intenzione di affrontare fondi stradali troppo impegnativi, l’allestimento dell’avantreno è più che adatto a svolgere il suo compito in modo efficiente e sicuro.

Ha un’escursione di 120mm, e un angolo di sterzo di 69,7° che la colloca esattamente nel mezzo dei valori angolari ottimali per l’xc, ovvero 68°-71°. Poiché a 68° corrisponde una mtb molto reattiva, e a 71° una molto docile, si capisce come in questo caso le caratteristiche della Trek 4700 siano intermedie tra questi due estremi.


LA TRASMISSIONE

Per quanto riguarda la trasmissione, si è scelto di installare una guarnitura Shimano SLX 44-32-22 e una cassetta 11-32. Si potrebbe pensare che, essendo il biker agli inizi, sarebbe stata più adatta una cassetta 11-36. Tuttavia, dovendo il nuovo proprietario anche acquisire una tecnica di guida adeguata, inizialmente si limiterà a percorsi facili anche in termini altimetrici (perché una salita scassata e ripida puoi anche farla, ma poi ti trovi la discesa, e se non hai ancora una buona padronanza del mezzo rischi di farti male; quindi meglio avvicinarsi gradualmente a queste situazioni). Una volta acquisita tecnica e gamba (e avvantaggiato anche dal fatto di essere piuttosto leggero), il rapportino 22/32 gli consentirà di affrontare qualunque pendenza (e il 22/36 sarebbe stato non solo inutile, ma avrebbe costretto ad utilizzare una cassetta 9v con rapporti più spaziati, e quindi con un passaggio meno graduale dall’uno all’altro, e pertanto avrebbe costituito un peggioramento).


LA “GOMMATURA”

Sono stati installati due pneumatici che vengono spesso consigliati su queste pagine, ovvero i Michelin del tipo “Grip” all’anteriore e “Race” alla posteriore. La tassellatura del “Grip” garantisce un’eccellente tenuta, in particolare laterale, alla ruota anteriore, evitando che vada in sovrasterzo (ovvero, banalmente, che slitti verso l’esterno della curva facendoci finire a terra). Il “Race” invece ha una grande scorrevolezza, abbinata a un’aderenza più che adeguata per il retrotreno. Questa coppia di pneumatici garantisce una ottima tenuta di strada su qualunque tipo di fondo stradale uno possa trovare in un’escursione, e al contempo ha anche un’ottima scorrevolezza sugli sterrati ben tenuti e sull’asfalto.

Come detto anche nel titolo, in questa fase finale dei lavori si è proceduto alla messa a punto della mtb. Quindi, oltre ad averne regolato l’assetto, si sono regolati il cambio e i freni (i v-brake sono un sistema frenante di potenza sovrabbondante, ma devono essere regolati bene, altrimenti il rendimento non può che essere inadeguato).

L’ultima fase dei lavori è consistita nella “prova su strada”, in cui si è potuto verificare che tutto quanto in fase di progettazione e di officina ha effettivamente ottimizzato le caratteristiche (e le prestazioni) della Trek 4700. La mtb è quindi tornata in “hangar”, pronta per essere impacchettata e inviata al suo nuovo proprietario.


L’ANALISI PERSONALIZZATA DEL BIKER E DELLA MTB

Come sempre, l’allestimento della mtb si è basato sui risultati dell’analisi personalizzata del biker. Assieme alla mountain bike, pertanto, verrà consegnata anche quest’analisi completa, in cui saranno disponibili tutte le informazioni, sia per gestire al meglio se stessi (rapporti da utilizzare nelle varie situazioni, passo da tenere a seconda di lunghezza e difficoltà dell’itinerario, e tanto altro) che la propria mtb (a partire dai valori di pressione da adottare, a seconda del fondo stradale che si deve affrontare).

Abbiamo così concluso, assieme alla sua descrizione, l’allestimento della mtb Trek 4700. Adesso non resta che consegnarla al suo nuovo proprietario, aspettando che anche lui ci faccia avere le sue impressioni.

Chi è interessato a un lavoro analogo, ci contatti alla mail bikeplani@tiscali.it

A presto con il prossimo allestimento su misura

Stefano Tuveri

(ingegnere e progettista/collaudatore meccanico)

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3 pensieri su “MTB TREK 4700: UN DOPPIO SALTO DI QUALITA’ (2) – ASSETTO E REGOLAZIONI

  1. Interessante, ma anche curioso, seguire il percorso di una MTB che, uscita da un lontano garage ove probabilmente inutilizzata da tempo, è entrata nel laboratorio dell’ing. Tuveri, per essere aggiornata nella componentistica e rivista nelle geometrie al fine di potersi adattare alle caratteristiche ed esigenze di un nuovo biker.
    Parlo della TREK 4700 che a breve avrò il piacere di ricevere a domicilio.
    Conclusione di un altro percorso che era iniziato con la mia scoperta del sito BI(KE)PLANI, ricco di analisi scientificamente supportate, di lavori su biciclette dettagliatamente descritti, di validi consigli come solo un appassionato biker di lungo corso può dare, oltre a schiette considerazioni sulle politiche commerciali in tali ambiti.
    Proseguito poi con la richiesta di indicazioni su quale MTB avrei potuto scegliere sul mercato, ho colto al volo la proposta di valutare una bicicletta cucita “su misura”.
    Grazie alle pazienti attenzioni nel raccogliere notizie utili per un progetto mirato e all’accuratezza del successivo allestimento in officina, la cui pubblicazione in questo sito (con la spiegazione del perché utilizzati ben precisi componenti) ne comprova serietà e trasparenza, l’ing. Tuveri consegna una MTB su cui si potrà pedalare in sicurezza e con soddisfazione.
    Con il valore aggiunto di consigli personalizzati, per gestire al meglio se stessi e la bicicletta.
    Volentieri indicherò, dopo alcune uscite sulle strade del territorio, le impressioni sull’utilizzo di questa rinata MTB.
    Saluti.

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    1. Non solo la ringrazio, ma ammetto un certo imbarazzo nel leggere queste sue considerazioni per quanto sono belle (perdoni la essenzialità dell’aggettivo, ma credo renda l’idea più di qualunque altro giro di parole), che ripagano del lavoro svolto in tutti questi anni.
      Tutto era cominciato con la pubblicazione dei “diari di viaggio” delle escursioni fatte col nostro gruppo (perchè il nucleo di questa realtà è comunque un gruppo di biker, amici da tanti anni, che continuano a vagabondare insieme per le strade del mondo).
      Era poi proseguito con lo studio, e successiva pubblicazione, di argomenti inerenti la mountain bike (e la bicicletta in generale), inizialmente “punzecchiato” da alcune assurdità “tecniche” che venivano spacciate come verità, e che non potevano che “infastidire” (eufemismo) uno che comunque ha una formazione in Fisica e Meccanica e poca voglia di farsi abbindolare da questi venditori di pentole travestiti da “esperti”.
      Si è così giunti a questi ultimi mesi, quando l’attività di “restituire dignità ciclistica e meccanica a mtb trascurate”, per anni svolta a beneficio degli altri componenti del gruppo, ha destato interesse (e richieste) al punto tale da avermi convinto a proporla nelle forme che avete potuto vedere su queste pagine.
      Nel giro di un anno, le visite giornaliere a questo spazio internet sono centuplicate (CENTUPLICATE, cento volte tanto!!), e mai mi sarei aspettato così tanto interesse (e non che non considerassi interessante la trattazione di questi argomenti, ma davvero non pensavo potessero raccogliere così tanta attenzione), e in questi ultimi mesi le richieste per allestimenti di mtb sono diventati così tanti da richiedere a breve (diciamo pure brevissimo) una ristrutturazione dell’attività in modo da poter soddisfare tutte le richieste.
      Ristrutturazione necessaria anche per farmi nuovamente trovare lo spazio per pubblicare nuove analisi tecniche (e quindi per studiare e approfondire gli argomenti di cui trattano), perchè credo che siano loro a costituire il nucleo della sezione tecnico-meccanica di questa realtà (che si affianca a quella escursionistica, senza la quale tutto il resto sarebbero lezioni teoriche un po’ scialbe).
      Ancora grazie, di cuore, e aspetto il resoconto delle “prove su strada” della Flying-Trek 4700
      Stefano Tuveri

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  2. Nell’attesa di ricevere dal corriere di Poste Italiane la TREK 4700 di cui sopra, vorrei semplicemente condividere alcune impressioni a seguito della visione, ieri sera in televisione, di un film del 2012, non so per quali scelte commerciali mai passato nelle sale cinematografiche.
    Il titolo italiano “SENZA FRENI” e la locandina del film, facevano intuire che tra i protagonisti poteva esservi anche la bicicletta, e così è stato.
    Esperti come l’ing. Tuveri e appassionati ciclisti avranno/avrebbero colto interessanti dettagli, probabilmente trascurati da buona parte degli spettatori.
    Io per primo mi sono stupito nel sentir parlare di bicicletta a “scatto fisso” e “senza freni”, comprendendo solo dopo, grazie a Wikipedia, perché il protagonista sia riuscito, con i piedi sui pedali, in una breve retromarcia, oppure a bloccare la ruota posteriore fermando il moto delle pedivelle, spostando il baricentro dell’insieme uomo-bicicletta per non cadere. E ancora il frullare come un criceto (espressione rubata ad un articolo del nostro ing. Tuveri) per mantenere alte velocità.
    Mi vien da pensare alla difficoltà nel gestire una discesa ripida …
    Concludo considerando come, quel “semplice” mezzo di trasporto chiamato bicicletta, possa esser declinato in tante varianti, ognuna delle quali è il risultato di una progettazione mirata e di componentistica dedicata per consentirne l’utilizzo in diverse modalità (magari più prudenti di quella illustrata nel film) e sui terreni più vari.
    Saluti.

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