MTB TREK 4300 – QUANDO UNA MTB “BASE” SI TRASFORMA IN FUORISERIE (2^ PARTE – L’ALLESTIMENTO)

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Una volta proposti i preventivi, la scelta è caduta sull’allestimento di alta gamma, incentrato sul gruppo Shimano XT. Dal dialogo col biker, è nato lo studio delle caratteristiche della mtb che rispondessero esattamente alle sue esigenze. Come sempre, quindi, è stato possibile “cucirgli addosso” la mountain bike perfetta per lui, ovvero sia per le sue caratteristiche antropometriche che per la tipologia di percorsi che dovrà affrontare. Il tutto, sempre utilizzando l’analisi personalizzata di biker e mtb, che consente di progettare la trasmissione, l’assetto, la scelta degli pneumatici, prima ancora di stringere il primo bullone per l’assemblaggio.

Qui di seguito, potete vedere le immagini della Trek 4300, nel suo “trasformarsi” da un mucchietto di componenti disposti per terra, a un autentico bolide di alta gamma in grado di garantire ottime prestazioni su qualunque tipo di itinerario e fondo stradale.

Prima, però, vi riporto il racconto (scritto peraltro benissimo e in modo estremamente gradevole) condiviso con noi dal biker, in cui descrive il “percorso” decisamente emblematico (e nel quale tanti di voi son certo che vi riconoscerete) che l’ha portato fino alle pagine di questo nostro sito, e quindi alla decisione di farsi allestire la Trek. Buona lettura!


Ho usato con molta soddisfazione, per più di dieci anni, una mountainbike di basso livello da 26″: la comprai nuova nel 2009 ed è stata la mia prima MTB con i freni a disco idraulici e la forcella ammortizzata.

Sebbene fosse una bici molto economica e pesante più di 14 kg, mi ha regalato molte ore di gioia e mi ha accompagnato in modo affidabile in lungo e in largo.

Tre mesi fa, osservando la mia bici con attenzione, mi accorgo di aver trascurato a lungo la manutenzione ed ogni componente appare molto usurato. Se penso a quando ho cambiato il liquido dei freni l’ultima volta, proprio non riesco a ricordarmelo…

Decido, quindi, di portarla presso un negoziante per una revisione completa e qui inizia il mio scontro con la realtà attuale.

Il proprietario guarda la bici con fare superficiale, sentenzia che potrei salvare solo il telaio e aggiunge che nessuno dei suoi fornitori può reperire pezzi per questo modello.

Rimango di sasso.

-“In che senso non può reperire i pezzi?”

-“Nel senso che le bici da 26″ sono ormai oggetti da museo, nessuno rivende ricambi compatibili.”

-“Capisco, ma a me andrebbero bene anche componenti usati, vorrei solo rimettere in forma la bici, non farla nuova.”

-“Mi dispiace ma non tratto usati compatibili. Poi, mi creda, anche se avessi i pezzi le costerebbero più di una bici nuova! Io le suggerisco di pensare ad un modello entry-level a 29″ perché ormai questo è lo standard. Oltre alla bici nuova avrà la certezza di trovare i ricambi per i prossimi anni e poi, mi creda, il 26 è un formato tecnologicamente superato: con le 29 si è fatto un salto di qualità notevole sotto molteplici aspetti. Una MTB di questo genere le darà più sicurezza e si troverà a pedalare  anche meglio e più velocemente!”

Nella mia ignoranza, intuisco che questo negoziante abbia più interesse a vendermi una bici nuova che mettere mano alla mia, quindi ringrazio e saluto.

Mi reco presso un altro rivenditore:

-“Ma dove vai con questo catorcio?!?”

-“Come prego?”

-“Questa la puoi buttare in discarica, è una bici di un secolo fa, nemmeno se scrivo a Shimano trovo i pezzi. Guarda, vedi? Adesso ci sono queste 29, i monocorona e poi andiamo sul futuro che è l’elettrico.”

-“Mi scusi ma non le capita di ritirare delle vecchie bici da cui magari salvare i componenti ancora in buono stato? Qualche 26 le sarà passata per mano.”

-“No no, sono cose che non hanno mercato e non le ritiro nemmeno usate.”

Non mi arrendo e invece di girare inutilmente, inuisco che forse farei prima a telefonare agli altri rivenditori.

Purtroppo in Lombardia sembra che nessuno possa procurarmi componenti per una 26″ e tutti mi suggeriscono di buttare la mia bici (chiaramente nessuno la ritira) e passare ad un formato attuale.

Un po’ demoralizzato inizio quindi ad informarmi su queste nuove bici da 29″. Scopro che il panorama MTB attuale si è ultra-specializzato: 20 anni fa con una sola bici ci facevi tutto (e te la vendevano proprio come tuttofare!), adesso sembra che per ogni percorso ci voglia una bici particolare.

Inoltre tutta la componentistica richiede costante manutenzione, regolazioni…

Faccio dei controlli sui negozi online, anche esteri, e mi rendo conto che il formato 26″ è sparito completamente e così molti (o quasi tutti) relativi componenti e ricambi.

Quasi rassegnato all’idea di dover buttare la mia vecchia bici, decido di andare a provare qualche nuovo modello e mi reco in un famoso negozio di Milano dove mi fanno provare delle bici moderne di fascia bassa. D’altronde le mie esigenze non richiedono bi-ammortizzate o forcelle da 120 mm…

-“Scusi, dopo l’acquisto fate voi il taglio del manubrio?”

-“Taglio?!? No, i manubri non si tagliano più, si usano così su queste bici.”

(Io vengo dalla scuola che vuole che il manubrio sia proporzionato all’ampiezza delle spalle)

-“Ma è esageratamente largo, mi sembra di abbracciare una sequoia, come potrei manovrare la bici in questa posizione?”

-“E’ solo questione d’abitudine, mi creda! Il discorso del manubrio corto poteva andare bene una volta con le vecchie bici perché c’erano ancora i preconcetti derivati dalle bici da corsa; adesso su questi nuovi formati sono stati fatti notevoli studi di biomeccanca e tutto è correttamente proporzionato.

Eventualmente possiamo pensare di tagliare un paio di centimetri, ma non oltre altrimenti troverebbe difficoltà nella guida.”

Non sono molto convinto di questa spiegazione, e mi fanno provare la bici nello spazio sul retro del negozio: tento qualche slalom, imposto una curva stretta, simulo lo schivare rapido di qualche pietra… e no, non mi trovo per niente a mio agio.

Passano i giorni e mi trovo a spulciare spesso il web per aggiornarmi e, proveniendo da un settore lavorativo tecnico, ho questa deformazione che mi rende irritabilmente pignolo: a me non basta leggere che “questo è meglio di quello”, io voglio capire perché è meglio!

Mi faccio quindi una cultura di articoli tecnici che raccontano i progressi ingegneristici e tecnologici che riguardano i nuovi modelli di MTB. Eppure qualcosa non mi torna: più leggo e più mi convinco che i passaggi che l’industria del ciclismo ha voluto attuare siano più di marketing che di sostanza.

Mi sembra che abbiano solo voluto rivitalizzare il mercato imponendo nuovi standard.

Un pomeriggio mi imbatto in un articolo tecnico ospitato su un blog sconosciuto e… perbacco! Si parla proprio di vecchie MTB  da 26 pollici che vengono confrontate con MTB di formato attuale!

Leggo un articolo tecnico dopo l’altro e in queste pagine trovo la risposta alle mie sensazioni: ecco spiegato il motivo dei manubri larghi, dei mozzi ridisegnati, degli angoli sterzo rivisti… altro che evoluzione delle biciclette, praticamente ogni standard attuale sembra fatto per risolvere problemi tecnici derivati dal formato 29″ e non certo per offrire miglioramenti nelle prestazioni o nell’affidabilità!

Quindi, rifletto, stanno cercando di vendermi un prodotto che non ha nulla in più rispetto alla mia vecchia MTB, anzi, mi troverei a pedalare su una bici più pigra, più difficile da guidare nei sentieri stretti del bosco. E mi viene in mente anche il discorso che mi hanno fatto sulle ruote tubeless:

-“Guardi, questo è il futuro, finalmente non si usa più la camera d’aria!” mi dice un negoziante.

-“Indubbiamente una ruota tubeless è concettualmente un’evoluzione” rispondo io, “ma perché togliendo la camera d’aria devo poi mettere nel copertone il lattice e un salsicciotto? Mi sembra una soluzione imperfetta, considerando anche che periodicamente il lattice va cambiato e che, in caso di forature importanti, le cose si fanno più complesse.”

Chiaramente per il negoziante io non capivo niente e non ero in grado di afferrare i vantaggi di queste evoluzioni. Ragionando tra me e me, penso che tutte queste fantastiche novità che cercano di rifilarmi mi sembrano molto approssimative!

In conclusione, finisco per leggere molte pagine del blog “bi(ke)plani” dove scopro il piacere di una divulgazione tecnica competente, ma accessibile.

Mi convinco: vendo la mia vecchia MTB ad un amico e contatto Stefano Tuveri, l’ingegnere dietro al blog, per comprare una nuova bici da lui assemblata.

Finalmente trovo uno spazio dove parlare di MTB da 26″ senza sentirmi deriso; uno spazio dove progettare l’allestimento finale in maniera ragionata e personale discutendo problematiche, aspettative e risultati.


Che vi avevo detto? E’ o non è un’esperienza, questa così ben descritta, vissuta da tanti di voi? Questi atteggiamenti li conosco bene, per essermi ritrovato davanti più di una volta banconisti saccenti e superbi che, dall’alto della loro abissale ignoranza, volevano spiegare a me le leggi della Fisica (che tenerezza…). Questo sito internet è nato proprio grazie a loro (quindi qualche merito ce l’hanno), perché negli ultimi anni le boiate di cui sono stati infarciti gli slogan dei loro “venghino siori venghino” son diventate talmente tante e debordanti che non si poteva non rispondergli. E’ una questione di dignità, della Fisica, della Meccanica, e della professionalità acquisita in tanti anni di sacrifici (perché ci vuole una vita di studio e fatica per padroneggiare queste materie, con buona pace di quelli che diventano “istruttori” di ebike con due giorni di corso e un curriculum “sportivo” da mezze seghe, o fanno i biomeccanici dopo aver comprato due macchinari e aver fatto i carpentieri fino al giorno prima).

Bene, e adesso passiamo alla nostra Trek 4300. Direi di lasciare la parola alle immagini, limitandomi giusto a sottolineare che il risultato che potete vedere è la “materializzazione” di quanto progettato con l’analisi di biker e mtb.

Buona visione

Stefano Tuveri – Team Bikeplani

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2 pensieri su “MTB TREK 4300 – QUANDO UNA MTB “BASE” SI TRASFORMA IN FUORISERIE (2^ PARTE – L’ALLESTIMENTO)

    1. Giovanni, devo dire che, quando ho letto per la prima volta il “racconto” del biker che adesso è il nuovo proprietario di questa Trek, ho capito una volta di più di chi è il merito della mia attività “divulgativa”: è di questi banconisti, gran sacerdoti della monocorona, guru della maggiore impronta a terra, senza i quali probabilmente non avei mai trovato la voglia di buttar giù questi miei articoli anti-cialtronate

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