L’allestimento di questa mountain bike era stato espressamente richiesto da Fabio per farle percorrere migliaia di chilometri in giro per l’Europa e oltre.
Le caratteristiche necessarie erano tre, manco a dirlo: robustezza, affidabilità e comodità.
Per la robustezza, il telaio in acciaio al CrMo della Marin era perfetto. Prodotto nel ’93, aveva svolto fino a quest’inverno una ben poco gloriosa carriera, trascorsa tra commissioni in paese e brevi passeggiate in campagna. Questo ha consentito al telaio di esser praticamente nuovo dopo quasi trent’anni (e non solo al telaio: basti dire che i copertoni che montava quando l’abbiamo prelevata erano ancora quelli Marin Lite originali, ma soprattutto erano quasi nuovi!!).
Per l’affidabilità, la componentistica di gamma medio-alta è una garanzia. Per ottimizzare la spesa, abbiamo utilizzato la media gamma laddove avrebbe comunque garantito affidabilità senza penalizzazioni sostanziali (la guarnitura Deore, ad esempio, pesa circa 200g in più della XT, ma davvero sarebbe “bizzarro” preoccuparsene, quando sulla mtb si prevede di caricare qualche decina di kg di bagagli). I cambi e relativi comandi inceve sono di alta gamma, a garanzia di elevata precisione, così come sono di alta gamma le ruote, il che è importante non tanto per il minor peso (vale quanto detto prima), ma per la maggior resistenza (altrimenti, dovendo reggere un peso notevole, specie su terreno sconnesso rompere qualche raggio e/o decentrarsi sarebbe un evento tutt’altro che improbabile, e rischierebbe di creare grossi problemi).
Per la comodità, abbiamo valutato insieme a Fabio le sue esigenze, in modo da dare l’assetto ideale alla mtb. La si è allestita facendo in modo che gli “vestisse” perfettamente. In particolare, è stato fondamentale determinare le corrette distanza e dislivello sella-manubrio, perchè altrimenti anche un solo centimetro di errore “costringerebbe” ad assumere un assetto scorretto, che penalizzerebbe nel rendimento sui pedali e, ancor più importante quando si viaggia, genererebbe affaticamenti e dolori che a lungo andare darebbero grossi problemi.
Bene, ripercorsa schematicamente la genesi di questa “macchina da viaggio”, voglio approfittare di un messaggio di saluto ricevuto nei giorni scorsi da Fabio, per far vedere anche a voi cosa stanno combinando questi due vagabondi giramondo (Fabio e la sua Marin).

Vista la sua disponibilità, non mi son lasciato sfuggire l’occasione e ho già reclutato Fabio nello Stormo, con una sua Squadriglia. Ha accettato con piacere di darci periodicamente notizie dei suoi viaggi, pubblicando su queste pagine i diari con fotografie e notizie. Avrà quindi uno spazio tutto suo nella sezione dedicata alle Squadriglie (quella cui sono invitati a partecipare con gli “appunti di viaggio” delle loro uscite in mtb, tutti coloro che si son fatti allestire un bi(ke)plano nel nostro hangar).
In attesa che Fabio abbia modo di scrivere e inviarci i suoi bellissimi resoconti (l’ho appena sentito, e in questo momento sta superando il confine turco diretto a Istanbul), vi pubblico qui di seguito un’anticipazione, con alcune foto da cui traspare un contagioso entusiasmo!!
VAI FABIO!!!
Stefano Tuveri – Stormo Bi(ke)plani

Ricordo quando mesi fa ero sulla via verso casa e controllavo con ansia l’evolversi di questo progetto, puntualmente maledicendo la bici scassata che avevo e che mi riempiva di problemini e noie.
Adesso invece posso dire che è proprio bello vedere l’articolo sulla Marin proseguire, ma stavolta dopo un signor collaudo!!
Come già anticipato la Marin è affamatissima di km, ma proprio tanto e io sto facendo del mio meglio!! Appena riuscirò ad avere una connessione in terra turca inizierò a raccontare questo stupendo viaggio nella sezione squadriglie!
Un progetto assolutamente ben riuscito, sotto ogni aspetto perché come ho scritto a Stefano, è davvero una goduria doversi “preoccupare” solo di viaggiare!
In più di 6000 km ho dovuto fare ben poco alla bici, giusto un paio di cambi catena e copertoni, that’s it!
Ho pensato di fare un ultimo upgrade e data la disponibilità, ne approfitto!!
Si tratta del manubrio, che è un fattore molto personale e dipende fortemente dal tipo di strada e viaggio che si fa.
Io mi son reso conto che, invevitabilmente, capita di attraversare lunghi tratti noiosi di asfalto, oppure di avere giornate dove pedalo tantissime ore e in quelle occasioni mi viene da pensare alle prolunghe usate per il triathlon, magari abbinate ad un altro tipo di manubrio rispetto a quello che monto per avere ancora più possibilità di cambiare appoggio e di scaricare il peso su muscoli diversi e quindi, riuscire a stare più tempo in sella…senza però perdere troppa guadibilita nello sconnesso.
Pensi sia possibile??
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Ciao Fabio, credo che, a parità di impegno che ci si mette nell’allestire una mtb, la differenza possa farla effettuare il lavoro come se quella fosse la propria mountain bike. Non penso che questo comporti sostanziali differenze in termini di tempo impiegato o di spesa sostenuta, mentre la differenza la fa l’attenzione che ci si pone. Il rovescio della medaglia è che, ogni volta che consegno una mtb, mi dispiace separarmene!..
Sono davvero contento che la Marin si sia dimostrata una fedele e affidabile compagna di viaggio, e come tutti gli altri visitatori del sito, anch’io aspetto di vedere i tuoi “diari di viaggio”.
Ma passo subito alla “questione manubrio”.
E’ davvero un “tema” molto soggettivo, ma cercherò di prendere in considerazione gli elementi oggettivi che comunque ci sono, considerando quella che è la mia esperienza in fatto di viaggi e di lunghe tappe.
Parto quindi da una sintetica descrizione del mio “assetto da viaggio”. Viaggio con zaino in spalla invece che coi borsoni (so di essere un’anomalia, anche nel mio gruppo quasi tutti gli altri utilizzano i borsoni), con peso che varia dai 9 ai 14kg a seconda della stagione, supportato poi da una borsa al manubrio. Utilizzo una posizione di guida bassa (manubrio 8cm sotto l’altezza sella, senza appendici), con peso distribuito tra manubrio e sella. Il vantaggio è di non caricare troppo peso sulla sella (che alla lunga altrimenti si paga), ma mi rendo conto che per pedalare in questa posizione ci vogliono spalle abbastanza allenate (che per te non è sicuramente un problema).
Questo è il mio modo di viaggiare, e su questa che è la mia esperienza posso darti le indicazioni (che poi tu farai tue, in base a quello che è il TUO modo di viaggiare, che innanzitutto prevede moltissimi giorni in sella e quindi un bagaglio più abbondante che non potresti mai trasportare in spalla).
La tua esigenza è quella, ogni volta che ne senti la necessità, di dare riposo a braccia e spalle, “distendendoti” sulla mtb un po’ come nelle bici da triathlon.
La funzione svolta dalle appendici da triathlon, tuttavia, la trovi disponibile (assieme alla possibilità di assumere molte altre posizioni che ti tornino comode e/o utili) in altri tipi di manubri.
Ti segnalo (ma probabilmente la conosci già) questa pagina di Life in Travel – https://www.lifeintravel.it/manubri-per-bici-da-viaggio-quali-esistono-per-il-cicloturismo.html – in cui è disponibile una esaustiva panoramica “sui manubri da viaggio”.
Per chi, come te, pedala su fondi stradali che vanno dall’asfalto allo sterrato anche con eventuali asperità (perchè, quando si viaggia, spesso bisogna prendersi la strada che c’è), le due tipologie adatte sono il manubrio a corna e quello a farfalla.
Invito te e tutti quelli che stanno leggendo queste righe, a dare uno sguardo alla pagina e in particolare alle foto di questi due manubri, in modo da seguire meglio le considerazioni che seguono.
Sono abbastanza simili, anche come posizioni che possono essere assunte. Tuttavia, il manubrio a farfalla ha la caratteristica di indietreggiare (ovvero di avvicinare verso la sella) le manopole/leve/comandi. Questo significa che, salvo montare un attacco manubrio di dimensioni sproporzionate, l’installazione di questo manubrio ti accorcia lo spazio a tua disposizione, di fatto costringendoti a una posizione di guida più alta e più contratta, snaturando il tuo assetto ottimale.
Il manubrio a corna, invece, si inserisce nel preesistente assetto della mtb in modo molto più discreto o, se preferisci, neutro. Infatti, le manopole con annesse leve freno e comandi cambio restano nella loro posizione (e quindi, in condizioni di guida “normale”). Più avanti invece, nel prolungamento del manubrio, hai a disposizione un’intera curva cui seguono altre due manopole. Un manubrio come questo, oltre alla posizione di guida “base”, ti consente una posizione di guida più alta (che vari a seconda di dove impugni il manubrio). Ma, e credo sia ciò che in particolare stai cercando tu, ti consente anche di poggiare l’avambraccio distendendolo sulle due manopole (una posizione simile a quella del triathlon, ma con braccia che possono rimanere larghe, invece che ravvicinate tra loro). Inoltre, puoi variare a tuo piacimento l’inclinazione del manubrio, in modo da trovarti in particolare la parte anteriore all’altezza che preferisci.
In definitiva, io al posto tuo monterei un manubrio a corna, mi sembra la scelta migliore. Però, siccome “al posto tuo” è una situazione teorica che non esiste nel mondo reale, dimmi le tue considerazioni (e magari qualche altro viaggiatore che frequenta il sito potrà dare anche i suoi pareri e consigli)
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Anch’io sto valutando il cambio del manubrio flat con qualcosa di diverso. Questa scelta è dovuta ad un dolore che si presenta, in maniera non continua, al polso sinistro.
Fra l’altro ho imparato a mie spese, leggasi capsulite alla spalla dx, che il mouse che si usa normalmente non permette al braccio di tenere una posizione naturale.
Se ci fate caso, le braccia e, soprattutto, le mani, nella loro posizione naturale, sono parallele ai fianchi. Infatti con l’uso di un mouse verticale, ho risolto il problema.
Questa digressione x dire che il manubrio flat ha, x quanto mi riguarda, la stessa negatività del mouse tradizionale.
E guardandomi in giro, sto prendendo in considerazione il Surly Corner Bar o qualcosa di simile.
Spero di non essere stato prolisso.
Ciao
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