Riprendiamo dopo tanto tempo questa “ciclocronaca” dedicata alla Bianchi Ragno. Avevamo iniziato lo scorso inverno con le valutazioni su come intervenire per aggiornare questa mountain bike di fine anni ’80, progettando il nuovo allestimento “cucito su misura”. Il lavoro è poi rimasto in sospeso fino a quest’estate per sopraggiunte esigenze personali da parte del proprietario, e adesso è finalmente ripreso. Dico “finalmente” perché questo recupero e rinnovo di una mountain bike nata quando questa disciplina era ancora agli albori, si sta rivelando particolarmente affascinante. Fascino dato sia dal vedere tornare in perfetta efficienza una nonna delle nostre mtb, ma fascino dato anche dalle difficoltà incontrate, alcune delle quali impreviste e scoperte strada facendo.
Questo nuovo articolo della serie è pertanto dedicato proprio alla descrizione di queste difficoltà, incontrate in quella che sarebbe dovuta essere una “semplice” riverniciatura. La spiegazione di come le si è affrontate e risolte, sarà sicuramente utile a coloro che dovessero voler regalare una nuova giovinezza a una “vecchia” mountain bike cui sono affezionati.
Dicevamo quindi che il lavoro che ci è stato commissionato sarebbe dovuto consistere in due fasi: riverniciatura del telaio e aggiornamento della componentistica per portare sulla Ragno le soluzioni tecnologiche che in oltre trent’anni di evoluzione sono state realizzate nel settore mountain bike (parliamo delle evoluzioni vere, che ci sono state e sono state fondamentali, e sono altra cosa rispetto alle trovate mangiasoldi con cui ci bombardano gli slogan).
Quando abbiamo ricevuto la mountain bike (inviata, come sempre, col comodo servizio di Poste Italiane, che con 21,50€ effettua il trasporto di una bicicletta), una volta smontata abbiamo potuto analizzare meticolosamente il telaio. La prima cosa che abbiamo scoperto è stata un pezzo di tubo reggisella incastrato nel telaio (evidentemente a suo tempo, essendosi incastrato, era stato tagliato e poi battuto per spingerlo più in fondo possibile e poter infilare un altro reggisella).
La seconda cosa scoperta, ben più preoccupante, è stata un rigonfiamento (una vera e propria bolla) nel telaio, proprio in corrispondenza del reggisella incastrato.
A questo punto, abbiamo effettuato la sabbiatura del telaio, proprio per vedere quali “sorprese” si celassero sotto la vernice e… altro che se c’erano sorprese!! L’ossidazione innescatasi a causa del contatto telaio/reggisella, non si era limitata a saldarli tra loro, ma aveva corroso il telaio generando quel rigonfiamento che avevamo notato.
Chiaramente, la consistenza del telaio in quel punto era fortemente compromessa, e durante la sabbiatura la bolla si è sgretolata lasciando un foro. A quel punto, è stato chiaro che il lavoro da affrontare sarebbe dovuto essere ben più complesso di una riverniciatura.
Abbiamo pertanto operato in questo modo: il tratto di tubo verticale corroso è stato tagliato, e quindi sostituito con uno di identico diametro e spessore che è stato saldato ad arte.
Chiaramente, un’operazione di risanamento di un telaio che richieda un intervento così “importante”, non è esattamente una passeggiata, a cominciare dal trovare un elemento di tubo di identici diametro e spessore, per poi saldarlo ad arte e, infine, lisciare il telaio in modo che non resti la benchè minima irregolarità superficiale.
Diciamo quindi che il modo migliore per descrivere il lavoro fatto e il risultato ottenuto, è quello di lasciar parlare le immagini.
Qui di seguito quindi potete vedere la successione dei passaggi effettuati, arivando fino al risultato finale di un telaio che, da una condizione che sembrava non lasciare alternative all’essere venduto a peso al ferrovecchio, è tornato nuovo.
Buona visione
Stefano Tuveri- Stormo Bi(ke)plani
LA BIANCHI RAGNO COME SI PRESENTAVA UNA VOLTA SMONTATA COMPLETAMENTE
PRIME “SORPRESE” TROVATE ISPEZIONANDO IL TELAIO
ASPORTAZIONE DELL’ELEMENTO DI TELAIO FORATO DALLA RUGGINE

RIPRISTINO DEL TELAIO CON SALDATURA DI UNA PORZIONE DI TUBO

IL RISULTATO DELLA VERNICIATURA
PRIMO ALLESTIMENTO DELLA “MILLENNIAL RAGNO”








Complimenti!
Un lavoro davvero ben fatto. Il saldatore che ha fatto il lavoro sa davvero il fatto suo e lo stesso vale per la verniciatura.
Giuseppe.
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Grazie Giuseppe, mi fa piacere abbia apprezzato il lavoro effettuato. Come ho scritto nell’articolo, inizialmente per il telaio era prevista una “semplice” verniciatura, e da questo punto di vista non avevo dubbi sulle capacità di Pietro (carrozziere professionista, che per noi è una garanzia data da esperienza e mani d’oro), che conosco bene e fa parte del nostro gruppo. Il saldatore invece non l’abbiamo “in casa”, ma collabora con Pietro nel recupero di mezzi storici (in particolare motocicli), e la sua abilità è stata anche per me una piacevole scoperta. Sicuramente sarà parte della squadra anche per i futuri lavori di ripristino di “vecchie” biciclette
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Per me, benchè avessi richiesto a Stefano un’intervento “radicale” sulla ragno, la scopertà di tanta abilità é stata ancora più grande ed entusiasmante.
Non avevo consapevolezza che fosse ridotta così male. Forse solo una spiacevole sensazione negli ultimi mesi prima di decidermi ad inviargliela: il telaio aveva cominciato a “suonare” in modo sinistro. Lo sto ricordando adesso e, ora che ci ripenso, non lo avevo detto neanche a Stefano. Probabilmente i buchi nel telaio stavano trasformando i tubi in una specie di flauti (stonatissimi però) o ne avevano aumentato a dismisura le vibrazioni.
Stefano ha proprio adottato la mia anziana e amatissima ragno. Una sfida che a un certo punto a me é sembrato richiedesse uno sforzo sproporzionato. Ma Stefano, da vero biker, non ha mai mollato ed é arrivato fino in fondo; anche a prescindere dal costo degli interventi che, nonostante gli imprevisti, non si è discostato granchè da quanto stabilito all’inizio (anche di questo si deve dire e bisogna dargli merito).
Ancora non sono rientrato in possesso della bici. Ne avrei anche bisogno, ma ho ancora più curiosità che sia Stefano a provarla e a dare un’opinione sul risultato complessivo.
Aspetto con pazienza, perché a questo punto, neanche il più piccolo dettaglio estetico dev’essere lasciato al caso. Qui in Sicilia si dice: n’amu mangiatu u sceccu e n’amu a cunfunniri p’a cuda? = ci siamo mangiati tutto l’asino e dovremmo lasciare la coda? Truce, ma efficace. E anche attinente, considerato che sarà proprio questa la nuova vita della mia ragno, quella di un asino tuttofare. Forte, intelligente e testardo. Da ragno ad asino il salto evolutivo é evidente.
P.S. Forte, Intelligente e Testardo, ecco cosa significava il misterioso acronimo F.I.T. riportato sui cerchioni originali! Un destino evolutivo già scritto nel suo d.n.a.? Sarà questo il nuovo nome della ragno del nuovo millennio? La storia continua…
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Grazie Toti, mi fa davvero piacere leggere del tuo apprezzamento per come son stati portati avanti i lavori (a proposito, in serata ti invio alcune foto della Ragno per fare insieme alcune valutazioni estetiche; nello specifico, ho sostituito il manubrio con uno nero, e fa decisamente tutta un’altra figura; ora voglio farti vedere come la “Ragno” veste una coppia di ruote nere al posto di quelle argento, e poi mi dirai quali preferisci).
Che dire, io credo che l’unico “merito” che possiamo attribuirci è che ciascuno di noi abbia fatto il suo mestiere (cosa non scontata, in un mondo di esperti di virologia con laurea magistrale in pasta al sugo, di costituzionalisti con dottorato in maria de filippi, e via via tutto il campionario di umanità dolente di imbecilli allo sbaraglio). Un carrozziere che ha fatto il carrozziere (non limitandosi a verniciare, ma lisciando e riportando in condizioni perfette il telaio dopo la saldatura, facendone sparire la pur minima traccia), un saldatore che ha fatto il saldatore (e su spessori così sottili ci vuole mano), e infine un ingegnere meccanico che ha fatto… vabbe’, spero abbia fatto il suo.
L’obiettivo di questo recupero è stato quello di preservare l’estetica della Ragno, dotandola però delle soluzioni tecnologiche che a oltre trent’anni dalla sua nascita si son rese disponibili. Si è trattato pertanto di aggiornare la mtb tecnologicamente, ma preservando la leggerezza che caratterizza la linea di questa mitica Bianchi. Quindi, ad esempio, si è scelto una guarnitura con pedivelle sottili, così come un manubrio e relativo attacco con diametri “anni ‘90”, e in generale non si è montato nessun componente che non garantisse una sua “invisibilità” (ovvero, che avesse un impatto neutro rispetto alla filosofia estetica della Ragno) rispetto alla linea essenziale della mountain bike.
Tra l’altro, a breve la tua Millennial Ragno avrà una sorellina anche lei riportata a nuovo splendore, perché sta arrivando in hangar una sua omologa per la quale ci è stato chiesto di fare un lavoro analogo. Appena troverò il tempo per creare sul sito uno spazio in cui le Squadriglie che stanno via via nascendo potranno documentare le loro attività, ci sarà modo anche di scambiarsi foto, video e resoconti.
Bene, ora torno al lavoro, le mbike mi chiamano (e anche i loro proprietari!)
Stefano Tuveri
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Ottimo il tuo rilancio dei cerchi neri. La tua visione estetica mi pare perfettamrnte in sintonia con la mia. Trepidante attesa per le foto .
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Buonasera Stefano, vorrei chiederti una cosa: avete difficoltà a reperire i pezzi per aggiornare le bici su cui vi chiedono di compiere dei lavori?
Ultimamente comincia a divenire complicato trovare parti di un certo tipo, soprattutto i cerchi da 26″.
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Buongiorno Giuseppe, sul mercato del nuovo la disponibilità dei cerchi da 26″ è diminuita (marchi come Mavic non producono più quelli per freni a pattini), ma comunuque c’è ancora abbondanza di scelta. Nel mercato dell’usato, poi, c’è una disponibilità enorme di articoli, di tutte le gamme e anche in eccellenti condizioni.
I cerchi, così come ad esempio cambi e relativi comandi, hanno usura minima e pertanto durata lunghissima, per cui la loro reperibilità non è e non sarà mai un problema. Restando ai componenti di ultima generazione, proviamo a immaginare quante 26″ e relativa componentistica sono state realizzate negli ultimi vent’anni (un cerchio o una trasmissione 3x9v di vent’anni fa equivale qualitativamente e tecnologicamente a una produzione attuale, perchè son stati ottimizzati già da allora); quello è tutto materiale che gradualmente torna sul mercato dell’usato, man mano che le persone passano ai nuovi formati 27″ e 29″, e soprattutto al monocorona. E’ di fatto un serbatoio infinito per chi vuole invece continuare a tenere la sua 26″, o vuole allestirsene una.
Insomma, lasciate perdere gli allarmi, che hanno lo stesso valore degli slogan che raccontano le balle che smontiamo su queste pagine.
Paradossalmente, oggi è molto più facile (ed economico) allestirsi una 26″ di alta gamma reperendo componentistica in ottime condizioni nel mercato dell’usato, che acquistare una mtb o una gravel nuova, visto che per l’enorme aumento di richiesta non si riesce a produrre componentistica in quantità sufficiente
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