“CUCIAMO SU MISURA” LA MTB WHEELER EAGLE RACELINE

vai all’indice

Questo nuovo allestimento parte da una “base” di ottima qualità, perfetta per realizzare una mountain bike di alta gamma. Il telaio, con geometrie “racing” che consentono un assetto con guida bassa (ovvero con busto inclinato di 30° sull’orizzontale, conseguente distribuzione equilibrata del peso sulle due ruote, ottimizzazione del controllo del mezzo e forte diminuzione della resistenza aerodinamica), ha una taglia adatta a biker di alta statura e pesa appena 1600g.

Nel caso di questa mountain bike, la Wheeler Eagle Raceline, era già stato effettuato l’allestimento con componentistica di alta gamma, come mostrato in questo precedente articolo. Quanto andremo a fare è pertanto una personalizzazione del mezzo in modo che risponda perfettamente alle esigenze del suo nuovo padrone, e che abbia un assetto adatto alle sue caratteristiche antropometriche.

S4990004m

Come nei precedenti allestimenti, anche questa volta diamo la possibilità di seguire “in diretta” i lavori, a cominciare dalle scelte relative ad assetto, gommatura, rapporti di cui dotare la trasmissione, e tutto ciò che è necessario valutare e scegliere per fare in modo che il biker senta la bici “perfetta per se”, ovvero per “cucirla su misura”.

Un grazie va quindi a Giovanni, che ha permesso la pubblicazione qui di seguito del nostro iniziale scambio di mail. Il resto della “chiacchierata tecnica” proseguirà qui sotto, nello spazio commenti, in modo che tutti voi che frequentate il sito possiate seguire in tempo reale tutti i passaggi che porteranno questa mountain bike a vagabondare tra le montagne del Trentino (dove Giovanni risiede).

Vi suggerisco di leggere la mail introduttiva di Giovanni, davvero molto bella, e poi di seguire la nostra chiacchierata che si svilupperà via via nello spazio commenti qui sotto.

Buona lettura, ci farete compagnia

Stefano Tuveri

(ingegnere e progettista/collaudatore meccanico)



Gentile Stefano Tuveri,

mi chiamo Giovanni, abito a Trento e le scrivo perché sono interessato ad acquistare una delle biciclette allestite nel vostro hangar. Quella Wheeler dell’ultimo post sembra molto bella!

Non voglio farle perdere troppo tempo nel leggere questa mia, ma per prima cosa desidero farle i miei complimenti e ringraziarla per il sito e per tutto il progetto Bikeplani.

Premesse doverose: le mie competenze tecniche stanno a zero e sono sempre stato imbranato sia con i numeri che con gli attrezzi in mano. 

Da ragazzino, negli anni ’90, abitavo in un paesino di montagna e la mia mountain bike (anzi, “il rampichino”!) era il mio unico mezzo di trasporto ovvero il modo migliore per raggiungere amici, campetti, lavoretti e anche per scorrazzare nei boschi. Insomma, mi faceva sentire libero. Poi crescendo, ahimè, persi quella sana abitudine; capitò così che la nuova vita in città lasciò il fido rampichino a riempirsi di polvere. Dopo qualche anno (eh, ho tempi lunghi di incubazione) “rinsavire” significò per me comprendere che potevo riguadagnare un pezzetto di libertà… semplicemente pedalando, meglio se in salita.

Comunque sia il caro fido rampichino di un tempo, quello regalatomi da mio padre alle scuole medie (ed era il suo dismesso) e che tutt’ora mi accompagna ogni mattina in stazione, non era più adatto ai giretti che tentavo di fare, poco per volta, un po’ più ambiziosi della sgambata in ciclabile. Dato che la rete promette competenze a costo zero a chiunque, prima di acquistare un nuovo bolide ho provato allora a “farmi una cultura” tra portali e forum che parlano di bicicletta. Ne ho ricavato che quella che conoscevo io non è ritenuta nemmeno una lontana parente dei ferri spaziali che sono le bici “necessarie” se si vogliono fare due pedalate in più del tragitto casa-stazione. Come “necessarie” parrebbero essere le cifre poco popolari da sborsare. Boh, forse solo per ataviche diffidenza e parsimonia, ma ne sono rimasto prudentemente alla larga.

La bicicletta moderna è un’invenzione geniale proprio perché economica, efficiente, ecologica. Permette di attraversare i luoghi con un tempo lento, con il tuo tempo, con un’impronta leggera, non invasiva, di sentirsi bene con poco… Quindi “il rampichino”, quest’aggeggio robusto, semplice (ma tutt’altro che banale) e versatile, è la summa di queste promesse di felicità  due ruote. Credo che la “filosofia” di bicicletta che ho trovato leggendo i suoi post sia quella che più realizza questo mio astratto “ideale”: elaborato ingenuamente da parte mia, ma da lei sostenuto con rigorose basi scientifiche. Da qui il proposito di scriverle.

So che ha bisogno di alcuni dati sul “biker” per allestire a dovere la bici. Non è magari il caso di scendere troppo nei dettagli con questa prima email di conoscenza, che anzi mi scuso se è un po’ debordata fuori sentiero. Comunque, proprio per darle le coordinate di massima: ho 38 anni, sono alto 1,84 m per 72 kg. A causa di qualche problema alla schiena e ai casi della vita, mentre  la mia attività fisica prevalente degli ultimi anni era la corsa, i giretti di cui scrivevo sopra datano ormai 4-5 anni. Erano uscite di 2-3 ore con qualche centinaio di metri di dislivello, su asfalto e sterrato. Il mio proposito è quello di riprendere una regolare attività fisica facendo diventare i giri in bici l’attività prevalente.

La ringrazio se ha avuto la pazienza di leggere fin qui.

Aspetto la sua risposta e la saluto cordialmente


Buongiorno Giovanni, ho letto davvero con interesse questa bella mail, e passo immediatamente a due proposte.

La prima è… ci diamo del “tu”? Sperando di non essere maleducato, faccio il primo passo e comincio io, quindi: complimenti per il modo in cui hai rappresentato ciò che è la bici, e in particolare la mountain bike, nella sua essenza. Io credo davvero che, se uno la sa guardare con gli occhi giusti, la bici abbia un’anima, che poi altro non è che l’estensione della nostra su quello che, prima ancora che un mezzo meccanico, è uno strumento di libertà.

La seconda proposta è quella di proseguire la discussione direttamente sul sito. E’ una cosa che propongo sempre a chi è interessato a farsi allestire una nostra mountain bike. In questo modo, la possibilità di dialogare “in chiaro” è una garanzia per chi si rivolge a noi (perché, se dovessi raccontargli balle ovvero, in parole povere, cercare di imbrogliarlo, il tutto avverrebbe sotto gli occhi dei tanti frequentatori del sito, e perderei immediatamente qualunque credibilità e fiducia). Ma dà anche la possibilità a tutti di leggere quello che è il percorso che conduce all’allestimento completo di una mountain bike, consentendo a tutti quanti di imparare qualcosa di nuovo. Potremmo quindi riassumere dicendo che è un criterio che permette di “fare comunità” (che è l’obiettivo principale di queste pagine internet).

Pertanto, se per te va bene, pubblico una nuova pagina dedicata a questo allestimento, e continueremo a dialogare lì utilizzando lo spazio-commenti. Se però preferisci che ci sentiamo solo via mail, non farti nessun problema, e continuiamo a utilizzare questa modalità di discussione.

Passando alla mountain bike, devo dire che hai la fortuna (ma lo sai meglio di me) di vivere in un territorio che è un autentico paradiso per le due ruote. Come hai visto, in questo caso mi son portato avanti proponendo una mtb già allestita. Tuttavia, potremo modificarla quanto vogliamo in base alle tue esigenze. Innanzitutto, ovviamente, andrà studiato l’assetto in base alle tue caratteristiche antropometriche (oltre alla statura, occorre l’altezza cavallo), e questo richiederà quantomeno di sostituire l’attuale attacco manubrio con uno della lunghezza corretta per ottenere la distanza sella-manubrio adatta a te.

Ho poi visto che il tuo rapporto statura/peso è ottimo per un biker, il che dovrebbe consentirci di non dover “alleggerire” i rapporti della trasmissione (ma di questo ne parleremo poi, in base alle tue esigenze e ai percorsi che intendi affrontare).

Valuteremo poi la tipologia di pneumatici da installare (in funzione dei fondi stradali su cui in prevalenza pedalerai). Inoltre, valuteremo se è il caso di dare fin da subito un assetto “basso” alla mtb (e quindi con dislivello sella-manubrio marcato), o se iniziare con un dislivello minore, in modo da abituarti gradualmente alla posizione di guida bassa (mi dirai tu se è una posizione cui sei già abituato).

Riguardo alla componentistica, la Wheeler è stata pensata per un allestimento di alta gamma, montata su un telaio “racing” leggero e di ottima qualità. Nella pagina a lei dedicata son stati descritti i vari componenti installati, che comunque rivedremo insieme.

Per il momento credo di aver scritto tutto, hai già molti spunti su cui fare le tue considerazioni così da “cucirti su misura” la tua mountain bike.

A presto, e ancora grazie per le belle considerazioni che hai condiviso nella tua mail

Stefano Tuveri


Buongiorno Stefano,

va benissimo passare al tu, proposta accettata più che volentieri!

Ti ringrazio per la risposta, che ho letto davvero con piacere, oltre che per la tua disponibilità e cortesia, anche per la considerazione che hai dato al paio riflessioni sulla bicicletta che ti ho scritto. Il tuo parere ha un peso specifico notevole anche rispetto alla speculazione, come chiamarla, “filosofica” sulla bicicletta. Anche e soprattutto perché l’ironia nei tuoi post non manca mai.

Dato che attraverso bikeplani ho potuto cogliere aspetti della mtb che nemmeno sospettavo esistessero – oltre ad avervi trovato i fondamenti concreti di quella che per me era solo vaga e intuitiva diffidenza verso le manifestazioni più modaiole della bicicletta “popolare” – sono d’accordo nel pubblicare la nostra conversazione sul sito. In effetti, da lettore, la “trasparenza” nella comunicazione con gli acquirenti delle tue mtb l’ho subito apprezzata ed è uno degli aspetti che ha aiutato anche me – a digiuno di modelli e formule fisiche – a comprendere la qualità del lavoro. E’ certo uno dei modi con cui hai conquistato la fiducia mia e di tutti quelli che frequentano il sito e pertanto trovo giusto, nel mio piccolo, contribuire al “fare comunità”, che mi sembra sia un aspetto importante del modo di concepire la pratica della mtb del progetto bikeplani.

Mi hai dato molti spunti rispetto alla mtb da allestire. Per me è l’occasione sia di imparare cose nuove (ti devo chiedere un surplus di pazienza perché sulla bici non ho mai regolato altro che l’altezza della sella) sia di chiarirmi un po’ le idee su che cosa voglio fare.

Non ho ambizioni agonistiche, nemmeno con me stesso. Mi piacerebbe fare della mtb una bella abitudine, ecco, e spingermi poco alla volta più in là, perciò con un mezzo versatile, agile un po’ dappertutto, di qualità buona per durare nel tempo. Anche solo limitandomi a quello che posso raggiungere partendo in sella direttamente da casa (è la cosa che preferisco) ci sono diversi percorsi con bei boschi dove respirare, tutti con una caratteristica in comune: la salita. La città è in una sorta di “conca” sul fondovalle, per muoversi fuori dalla ciclabile (che segue il corso del fiume Adige da nord a sud) tocca scalare subito le colline. Uno dei giri che facevo in circa 3 ore mi portava filato dai 200 m ai 1100 m (caffè al rifugio e poi giù picchiata per la direttissima, aggrappato ai poveri cantilever). Anche solo limitandomi a colline e montagne dietro casa mi piacerebbe includere nelle mie sgambate le varie strade sterrate, forestali, mulattiere, da poco a mediamente sconnesse, senza però perdere troppo la scorrevolezza sull’asfalto. Certo, quando l’estate scorsa salendo a piedi sul fianco esposto di uno dei monti di casa mi sono dovuto scansare di colpo al piombare di 3 e-bikers sul sentiero a gradoni, oltre ai francesismi mi è venuto spontaneo esclamare “questi sono pazzi” e decisamente una roba del genere non mi interessa. Insomma, mi sembra che la configurazione solita che dai alle mtb con ammortizzatore anteriore (più scorrevole dietro, con più grip all’avantreno) sia quella più versatile e quindi buona anche per me.

Le stesse considerazioni – mi rendo conto parecchio approssimative – le farei rispetto al discorso rapporti di trasmissione.

Per quanto riguarda l’altezza cavallo, porta ancora pazienza ma non mi era mai capitato di misurarla. Sbirciando in rete ho provato questo metodo, dimmi tu se è valido: mi sono messo schiena al muro a cavalcioni di un libro, l’ho appoggiato alla parete e al soprassella, fissato il punto e misurato: 84,5 cm. Rifarò la misura con metodi più ortodossi, se me ne consigli.

Ti ringrazio ancora, davvero.

Buona giornata e a presto,

Giovanni

vai all’indice

15 pensieri su ““CUCIAMO SU MISURA” LA MTB WHEELER EAGLE RACELINE

  1. Ciao Giovanni, cominciamo a “costruire” la tua mtb, adattandola alle tue esigenze. Come vedrai, comincerò rispondendoti con… delle domande! Alle risposte ci arriveremo insieme, e anche abbastanza facilmente.

    Prima che mi dimentichi, però, vediamo di determinare l’altezza cavallo esatta. Il metodo che hai utilizzato tu va bene, il risultato ottenuto però mi sembra abbastanza sottostimato. Per la tua statura. 1.84, potremmo attenderci un’altezza cavallo intorno a 88-90cm. L’errore che si fa comunemente è quello di non pressare abbastanza contro il punto di appoggio (so che detto così può suonare preoccupante 😀 ), rilevando così una misura più bassa. Una volta che avremo la misura corretta, passeremo a determinare l’assetto della mtb che ti consentirà di assumere la posizione di guida ottimale.

    Adesso passiamo ai vari argomenti che dobbiamo affrontare per ottimizzare la mtb. Per ciascun argomento, fai tutte le domande di cui hai bisogno, anche quelle che ti sembrano “stupide” (non esistono le domande stupide, mentre invece bisogna stare attenti che non lo siano le risposte)
    Stefano Tuveri

    "Mi piace"

    1. Ciao Stefano. Non solo sto imparando un sacco di cose sulla mtb ma… pure sulle mie misure antropometriche. Ho provveduto ad aggiornarle secondo il tuo consiglio. Effettivamente con la dovuta pressione i centimetri dell’altezza cavallo sono diventati 86,5. Un po’ sotto il dato atteso, ma ho ripetuto la misura diverse volte. Potrei avere il busto un po’ lungo. Inoltre, preso dalla smania misurativa, sono anche andato a rivedermi l’altezza e qui, con una punta di delusione, il metro si è fermato a 183,5 cm.

      "Mi piace"

      1. Riguardo alle proporzioni antropometriche, dalle tabelle che ho letto, le tue misure antropometriche sono da normolineo (ovvero, arti e busto proporzionati). Il riferimento di 90cm che ti ho dato, era esagerato (avevo in “memoria” uno degli ultimi allestimenti, ma il biker con quella misura è alto 189cm)

        "Mi piace"

  2. DIMENSIONIAMO LA TRASMISSIONE

    La 3x9v “standard”, ovvero con corone 44-32-22 e cassetta 11-32, fornisce tutti i rapporti di cui ha bisogno un biker abbastanza allenato. Detto così dice poco e niente, quindi per “abbastanza allenato” intendiamo chi pratica attività sportiva 2-3 volte la settimana e, per dare un riferimento pratico, in un’uscita di 2h riesce a viaggiare in piano su asfalto a non meno di 24-25km/h. Chi dispone di questa condizione fisica, non ha bisogno di un rapporto più leggero del 22/32 per affrontare anche forti pendenze (dell’ordine del 15%). Di norma non va oltre il rapporto 22/28, riservando il 22/32 come “rapporto di emergenza”, nel caso si trovasse a pedalare su salite lunghe e ripide (ad esempio superiori a 1km e con pendenze del 15%), oppure dovesse salvare la gamba in itinerari molto lunghi che richiedono di dosare bene le proprie risorse fisiche.

    Chiaramente, per chi dispone di una condizione fisica inferiore, tutta la rapportatura deve essere traslata verso l’alto. Così, un biker che limita le proprie uscite a una alla settimana, avrà bisogno di utilizzare il rapportino 22/32 già alla prima salita impegnativa (ad esempio una rampa al 10% con lunghezza di alcune centinaia di metri). E’ chiaro che, in questo caso, verrebbe a mancare il “rapporto di emergenza”, e quindi per chi dispone di questa condizione fisica è bene dotare la trasmissione di una rapportatura più leggera. In teoria, uno potrebbe montare anche un rapportino 22/40, molto leggero, ma questo lo farebbe viaggiare a una velocità talmente bassa da impedirgli un buon equilibrio, sbilanciandosi alla prima irregolarità o pietra sul terreno. Diciamo quindi che, per una trasmissione 3x9v, come rapporto limite è opportuno non andare oltre il 22/36, da considerarsi come una “scialuppa di salvataggio” per chi ha una condizione fisica abbastanza bassa (ovvero, poco allenamento e/o sovrappeso “importante”). Quindi, per chi è “allenato ma non troppo”, la soluzione ottimale è un pacco pignoni 11-34, che consente un rapportino 22/34, più leggero del 22/32 e in grado di dare sollievo alle gambe.

    Quindi, Giovanni, tutta questa mia disamina non si chiude con una risposta, ma con una domanda (come ti avevo preannunciato), ovvero: con quale frequenza settimanale pensi di praticare attività sportiva (anche corsa o altra attività di fondo, che è comunque allenante anche in funzione mtb)? Non ti chiedo poi quali potranno essere le pendenze massime presenti nei tuoi itinerari, perché considerando dove vivi do per scontato che superino abbondantemente il 10% (se però la mia ipotesi è errata, valutiamo di conseguenza).

    "Mi piace"

    1. Ciao Stefano, grazie non solo per l’analisi approfondita ma anche per la pazienza nel condurre la spiegazione passo passo. Oltre alla bicicletta, mi porterò a casa un po’ conoscenze utili sulla mtb.
      Come ti scrivevo l’acquisto della mtb per me significa rendere concreto il progetto di un ritorno ad un’attività fisica regolare. Direi che 2 uscite settimanali tra corsa e bici, che talvolta possano diventare 3 quando impegni e giornate più lunghe lo permetteranno, è l’obiettivo che mi pongo. Quando potevo dirmi discretamente “allenato” (4-5 anni fa) le uscite di corsa erano 3-4 di circa 1 ora; è vero che il tempo passa e che le capacità di recupero diminuiscono, ma in questi ultimi anni ho visto che non mi serve tantissimo tempo per arrivare diciamo all’80%, facilitato in questo dal non aver messo su peso extra.
      Quindi, provo a concludere: adesso come adesso non ho il motore “ottimale” per la trasmissione standard ‘3×9′, ma credo che con la giusta gradualità e costanza potrei rientrare in non troppo tempo nella forma giusta per tale rapporto. Lo manterrei perciò così.
      Poi, preso dalla curiosità, ieri sera sono andato a contare i pignoni del mio vecchio rampichino di cui ti raccontavo, cosa che non avevo mai fatto (per farti capire se ce ne fosse ancora bisogno il mio livello di “expertise”!). Era un po’ buio e ho dovuto fare in fretta, ma il 3×7 conta 30 al più grande posteriore e 26 al più piccolo anteriore. La nuova mtb avrà un range di marce (e per me di percorsi) molto più ampio!

      "Mi piace"

      1. Direi che è perfetta la tua disamina. Con 2-3 uscite alla settimana la 3×9 “standard” è la trasmissione ideale per te. Anche perchè, nonostante l’alta statura, hai un fisico da scalatore e di pignoni sovradimensionati non te ne faresti niente.
        Pertanto, possiamo già fissare la rapportatura definitiva per la tua mtb: 3x9v 44-32-22 e 11-32

        A proposito poi del “rapportino” della tua vecchia bici, effettivamente le vecchie trasmissioni non lasciavano scampo: o avevi gamba, o le salite le facevi a piedi. Pensa che nella mia prima mtb (un’Atala OS2300 presa nel ’94 per 600.000£), il “rapportino” era un 28/30. Oggi, nelle monocorona, la maggior parte dei biker usa corone che vanno dalla 28 alla 32 (più o meno come la coroncina della mia protobicicletta), però dietro monta pignoni 50 o 52…

        "Mi piace"

  3. PEDALI FLAT COI PIN

    Sono l’alternativa a quelli con aggancio, e sono un’ottima alternativa. Se sei orientato al loro utilizzo, io ti do un suggerimento. I flat coi pin danno un’ottima aderenza piede/pedale, che consente di realizzare la pedalata rotonda. Inoltre, danno sicurezza anche nei tratti sconnessi, perché il piede si mantiene aderente al pedale. Per realizzare entrambe queste cose, tuttavia, è importante prima acquisire una buona tecnica di pedalata. In cosa consiste? Non ci si deve limitare a pigiare il piede sul pedale, come fosse un pistone, ma bisogna imparare a muovere correttamente tutta la gamba, e in particolare ad articolare la caviglia in modo che il piede eserciti sempre una pressione sul pedale, in qualunque posizione dell’arco di 360° ci si trovi (e quindi anche in orizzontale).

    Per imparare a “lavorare” bene sui pedali, pertanto, non c’è niente di meglio dei vecchi cari pedalacci con telaio metallico. Non avendo i pin che garantiscono aderenza al piede impedendogli di slittare, si deve lavorare di caviglia modificando l’inclinazione del piede e facendo in modo che lavori sempre in pressione sul pedale. Questo ne determina l’aderenza, e consente di spingere sui pedali durante l’intero arco (o meglio, durante 270°, perché nell’arco posteriore di circa 90°, col piede che si muove quasi esclusivamente in verticale, il “tirare sui pedali” è una chimera irrealizzabile anche con gli agganci, perché la gamba fa già abbastanza fatica a sollevare se stessa, e chi lo nega dovrebbe andarsi a studiare qualcosa su inerzia e dintorni).

    Una volta imparato ad articolare bene la caviglia durante la pedalata, allora il passaggio ai flat coi pin sarà davvero costruttivo, perché si sarà in grado di sfruttarne realmente le (grandissime) potenzialità. Se invece si usano i flat prima di aver imparato a pedalare, si pedalerà pistonando in verticale, col rischio anche di infiammare a lungo andare l’articolazione, a causa della resistenza opposta dal pedale cui non si contrappone correttamente un’adeguata forza di piede/caviglia.

    Ma c’è anche un altro motivo per cui è importante imparare a pedalare con dei pedalacci, ed è il saper stare in sella acquisendo la giusta tecnica. Questo vale in particolare quando si va in discesa, soprattutto (ma non solo) su terreni sconnessi. E’ infatti importante, in questi casi, assumere la postura corretta, stando leggermente sollevati dalla sella, con gambe e braccia flesse che fanno da ammortizzatori (sono loro le prime sospensioni, ancora più importanti di forcella ed eventuale ammortizzatore posteriore). I piedi devono poggiare sui pedali stando inclinati verso l’alto, in modo da esser in grado di contrastare le spinte orizzontali derivanti dagli urti, e il corpo deve assumere una posizione bassa e arretrata in modo che il baricentro si abbassi e le braccia siano in grado di assorbire gli urti orizzontali.

    In tutto questo, è fondamentale imparare ad assumere la corretta posizione piede/pedale. E anche qui, come prima, l’aderenza generata dai flat coi pin rischierebbe di supplire all’errata posizione dei piedi, abituandoci a una posizione di guida scorretta (e questo avverrebbe ancor di più utilizzando, senza aver prima acquisito la tecnica necessaria, i pedali con aggancio). Invece è fondamentale acquisire fin da subito la tecnica di guida che ci consenta di affrontare in sicurezza queste situazioni, e anche in questo caso i pedalacci con telaio metallico sono la “scuola guida” ideale per imparare ad andare in bici. I flat coi pin arriveranno dopo, e ci consentiranno (a quel punto si) di aumentare ulteriormente la nostra sicurezza.

    "Mi piace"

    1. Anche qui debbo confessare la mia insipienza. L’esistenza dei pedali flat con i pin l’ho appresa da lettore del sito, prima pensavo che la sola alternativa fosse o scarpette (ma l’idea di avere il piede agganciato proprio non mi va) o pedali che sono semplicemente pedali. Ho sempre pedalato con il vecchio rampichino… senza pensare alla pedalata, così, a sentimento. Dovrò concentrarmi sulla consapevolezza del gesto, le prime volte.
      In discesa la tecnica che tu descrivi invece mi sembra di possederla, tanto più che il mio antico destriero ha la forcella anteriore rigida e non ho mai guidato altro e le “discese ardite” ai tempi non me le sono fatte mancare.

      "Mi piace"

      1. Direi che se hai già abbondante esperienza con forcella rigida e pedali classici, la tecnica di guida l’hai acquisita di sicuro.
        Il mio suggerimento è questo: inizia coi pedali classici (nel preventivo sono a costo zero, trattandosi di articoli di seconda mano dal valore trascurabile), così hai modo di abituarti alla pedalata rotonda spingendo anche in orizzontale (criterio che peraltro non escludo che già adotti, magari inconsapevolmente). Come vedrai, l’assetto basso che daremo alla bici (nel tuo caso, con manubrio 7.5cm sotto l’altezza sella) favorirà questo tipo di pedalata.
        Successivamente, potrai montare un paio di flat coi pin, e se vorrai ti aiuterò a sceglierli. Si trovano spesso ottime offerte (i prezzi di questo componente sono estremamente vari, ma scegliendo bene si portano a casa ottimi pedali spendendo meno di 40€)

        "Mi piace"

  4. MANUBRIO E APPENDICI

    Questo argomento ci consente sia di valutare se è il caso di installare le appendici, sia di fare alcune considerazioni sull’altezza del manubrio (ovvero, sul dislivello da dargli rispetto all’altezza sella, che sarà invece una costante determinata dall’altezza cavallo).
    Partiamo dall’ultimo punto, ovvero l’altezza manubrio. Per le tue caratteristiche antropometriche, il dislivello sella/manubrio dev’essere pari a 7,5cm (va da se che se sono 7cm, oppure 8, non ci cambia la vita) per consentirti di assumere una posizione di guida con busto inclinato di 30° sull’orizzontale, minimizzando le sollecitazioni in particolare sulle braccia (è chiaro che io potrei inclinare il busto dello stesso angolo anche con manubrio posto a una differente altezza, solo che le braccia lavorerebbero male e si sovraffaticherebbero). Se sei già abituato ad assumere questa posizione, diamo fin da subito questo assetto alla mtb. Se invece dovessi esser abituato a una posizione di guida più alta, teniamo inizialmente il manubrio in una posizione sollevata (rovesciando l’attacco in modo che abbia angolo positivo, ovvero diretto verso l’alto, ed eventualmente inserendo anche degli spessori); in questo modo, ti abituerai gradualmente alla nuova posizione, e altrettanto gradualmente abbasserai il manubrio (rovesciando l’attacco e rimuovendo eventuali spessori) fino alla posizione ottimale. Considerando però che vieni dalle mtb “old style”, do come molto probabile che sia già abituato a stare “basso” sulla bici.

    Come ti ho già accennato, assumere una posizione di guida “bassa” consente di avere effettivamente una pedalata rotonda, perché le braccia sono disposte in modo tale da poter contrastare la spinta che ricevono a causa della forza esercitata sui pedali anche nella direzione orizzontale. Inoltre, il baricentro si sposta più in basso, e questo consente di avere una guida più tecnica (ovvero, di portare la bici, invece che farsi portare).

    Passiamo poi alle barre da applicare al manubrio. Nell’analisi dedicatagli di recente su queste pagine, si è dimostrato come il loro utilizzo consenta di ottenere benefici importanti in termini di minor resistenza aerodinamica, il che significa maggior velocità (o, a parità di velocità, minor fatica). Nel caso di “itinerari di montagna”, tuttavia, questi vantaggi di fatto si annullano, dato che in salita le velocità sono basse (e la resistenza aerodinamica ha un’incidenza percentuale trascurabile) mentre in discesa, dove si fa velocità, il manubrio va impugnato alle manopole e non certo alle appendici. Per contro, quindi, ci si troverebbe un ingombro sul manubrio che è pur sempre un intralcio (piccolo o grande, ciascuno lo valuta soggettivamente).
    E’ pur vero però che c’è chi utilizza le appendici proprio in salita, non certo per fare velocità ma perché la loro impugnatura li agevola nella pedalata nelle pendenze “forti” (negli anni ’90 erano nate proprio a questo scopo). Anche qui, la scelta è soggettiva, per cui nessuno meglio di te può valutare se in questa situazione ti possono essere o meno d’aiuto.

    Invece, se prevedi di utilizzare la mtb anche per itinerari da easy rider (ovvero, lunghe percorrenze senza pendenze importanti) oppure viaggi, allora le appendici darebbero dei vantaggi (quelli visti nell’analisi dedicata) e varrebbe la pena installarle.
    Fai le tue valutazioni, e poi ne parliamo insieme

    "Mi piace"

    1. Hai dedotto bene: come d’abitudine sul mio vecchio rampichino, se pur ora ridotto al ruolo di muletto urbano, tengo tutt’ora la sella più alta del manubrio (a occhio un 4-5 cm) per cui l’assetto ottimale che hai calcolato credo non dovrebbe essere un problema per me.

      Per quanto riguarda le appendici, mi vengono due considerazioni. Da una parte è vero che la mtb che stai allestendo è un mezzo in grado di affrontare percorsi di montagna “veri”; ma anche mantiene una grande versatilità d’utilizzo – e questa per me è decisamente una delle marce in più della bici secondo bikeplani rispetto alle attuali proposte di mercato. Ed è in questo modo che vorrei approcciarmi (o meglio ritornare) alla pratica dell’andare in bici.
      In secondo luogo, te l’ho scritto in diversi passaggi, il mio immaginario sentimentale legato all’mtb è quello di quando ero ragazzo, è conformato sul prototipo del rampichino che ho tuttora, e quindi pienissimi “anni ’90”, quando le appendici sul manubrio non potevano proprio mancare 😀
      Per queste due considerazioni, una ragionata e l’altra sentimentale, mi piacerebbe se la mia nuova mtb le avesse.

      "Mi piace"

      1. Allora la allestiamo senz’altro con le appendici.
        Se non mi sta sfuggendo qualcosa, dovremmo aver completato le scelte per l’allestimento, per cui adesso non resta che mettere a punto la Wheeler, darle l’assetto che te la faccia “vestire” perfettamente, e poi sarà pronta per affrontare la trasvolata tirrenica che la porterà da quest’Isola mediterranea fino alle Alpi

        "Mi piace"

  5. ANALISI PERSONALIZZATA

    Dunque Giovanni, una volta completate le scelte per l’allestimento, non ci resta che fare cenno all’analisi personalizzata, che ti invierò assieme alla mountain bike. Puoi vederne (ma probabilmente l’hai già vista) un esempio su questa pagina del sito: https://bikeplani.wordpress.com/2019/06/28/nel-nostro-laboratorio-ingegnerizzazione-personalizzata-della-vostra-mountain-bike/

    Nell’analisi che ti invierò, avrai a disposizione tutta una serie di dati e informazioni che ti saranno utili per utilizzare al meglio la tua mountain bike.
    Troverai ad esempio dei riferimenti di immediato utilizzo, come la pressione da adottare su anteriore e posteriore a seconda della tipologia di percorso (e in particolare di fondo stradale) che dovrai affrontare.

    Una sezione poi è dedicata ai rapporti da utilizzare per pedalare in agilità o di forza, e anche qui si considerano differenti situazioni, come il caso che si pedali in piano, oppure su salite con differenti pendenze.

    In generale, come vedrai, troverai praticamente tutto ciò che ti può essere utile per gestire al meglio la mtb e, soprattutto, il suo “motore”. Alcuni paragrafi sono di immediata comprensione, altri sono meno intuitivi e richiedono di dedicare un po’ di tempo agli articoli che ho pubblicato a riguardo. Ma in ogni caso, potrai sempre contattarmi per chiarimenti e suggerimenti, che ti darò ben volentieri

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a bikeplani Cancella risposta