CAGLIARI-COLLINAS-URAS, IN VIAGGIO TRA CAMPIDANO E MARMILLA

Con questo diario di viaggio, inauguriamo la nuova sezione del sito dedicata agli “itinerari di viaggio in Sardegna”. Si tratta di percorsi adatti al cicloturismo, che consentono di attraversare la Sardegna in lungo e in largo, passando per sterrate con buon fondo e strade asfaltate a bassissimo traffico. Rientrano in questa tipologia di tracciati anche vari altri itinerari da noi percorsi in precedenza, e quindi potete trovare i relativi “diari di viaggio” all’interno di questa sezione.


Questo itinerario, con partenza da Assemini (e al termine del “diario” chiariremo perché NON può partire da Cagliari, essendo una criticità da risolvere quanto prima), percorre fino a Samassi il tracciato (descritto in un altro diario di viaggio) che arriva fino a Oristano passando per tutte le stazioni FS lungo linea.

mappa Collinas

Fino a Samassi, pertanto, il paesaggio attraversato è quello tipico campidanese. Anzi, tipico del basso Campidano, con campi di carciofi a perdita d’occhio. Non ci dilunghiamo nella descrizione, perché già presente nel diario di viaggio “lungo le FS da Cagliari a Oristano”, che vi invito a leggere.


Da Samassi invece è iniziata la parte di viaggio del tutto nuova anche per noi. Ho usato il termine “viaggio” non a caso, perché è tale un uscita in bici anche di una sola giornata, quando consente di staccare dalla propria quotidianità e immergersi in una realtà sconosciuta e fatta di scoperte continue, pedalata dopo pedalata.

Seguendo una strada di penetrazione agraria siamo arrivati a Sanluri, con immancabile sosta al Lounge Bar, davanti alla ex stazione delle Ferrovie Complementari Sarde (e oggi stazione dei pullman ARST). Attraversando il centro storico, abbiamo fiancheggiato il castello, meravigliosamente ben tenuto così come il museo al suo interno, e che in una tappa cicloturistica merita senz’altro una sosta con visita.

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Lasciata Sanluri, la località che avremmo successivamente incontrato sarebbe stata Villanovaforru. Durante lo studio dell’itinerario, avevo scelto di raggiungerla seguendo un tratto su sterrato che passa sulla cresta delle colline, con splendidi panorami sulla Marmilla.



Per un cicloturista carico di bagagli, tuttavia, può essere preferibile l’alternativa su asfalto, in modo da pedalare su fondo stradale più agevole (lo sterrato, in qualche punto, presenta delle brevi rampe con pendenze intorno al 15% e fondo sconnesso).

Sia sterrato che asfalto, comunque, conducono entrambi alla chiesa campestre di Santu Antiogu Becciu (Sant’Antioco Vecchio). Si trova in territorio di Sanluri, prossima al confine con Villanovaforru, e dal terrazzo naturale in cui è ubicata si gode di un panorama maestoso che spazia su tutta la Marmilla e che, nelle giornate più limpide, consente di vedere anche la cagliaritana Sella del Diavolo.

Grazie alla gentilezza di uno dei volontari che custodiscono la chiesa, abbiamo potuto visitare il suo interno. Inoltre, è stata l’occasione per parlare di quello che è, letteralmente, l’assalto degli impianti eolici in quel territorio (e, per la verità, in tutta l’Isola). Le pale sono arrivate fino al retro della chiesa, a poche decine di metri, ma quel che è peggio è che ci sono in ballo dei progetti ancora più devastanti.


Chi scrive è un ingegnere meccanico, specializzato in fluidodinamica, e che quindi non ha bisogno che gli si venga a spiegare quale meravigliosa opportunità siano le turbine eoliche. Ma qui si tratta di tutt’altro, qui si tratta di avere come unico fine (dato che manca persino un piano energetico complessivo, che consenta di quantificare questi impianti in base alle reali necessità) quello di arraffare a piene mani la pioggia di quattrini comunitari che accompagnano queste installazioni, ignorando totalmente gli altri valori che ci sono in campo, a partire da quelli ambientali e sociali. Questo non è il fine per cui noi ingegneri meccanici abbiamo studiato, e non è il fine per cui abbiamo progettato queste macchine che ci offrono l’energia del vento. Questa è una porcata. E va impedita. Punto.


Lasciata Sant’Antiogu Becciu, siamo arrivati a Villanovaforru. Quello che colpisce di tutti questi piccoli paesi della Marmilla, è la cura con cui son tenuti, che mostra quanto i loro abitanti vi siano affezionati e quanto amore vi dedichino. Son dei piccoli musei a cielo aperto, dei gioiellini architettonici tra le cui stradine è un piacere passeggiare.


Quindi abbiamo proseguito per Collinas… e come in ogni viaggio, quando ci si affida alla strada senza la presunzione di esser noi a tracciare lei, anche stavolta quanto abbiamo trovato è stato quanto di più inaspettato e casuale potesse capitarci. Ma soprattutto è stato fantastico, e allora merita di essere ben descritto in questo diario di viaggio, perché son sicuro che tanti di voi viaggiatori vorranno andare alla scoperta di quest’ “isola che non c’è”.

Il nostro programma iniziale era, arrivati in paese, attraversare il centro storico e, manco a dirlo, cercare un distributore di birre e cappuccini (insomma, un bar). Ed è al bar che abbiamo incontrato un gentile signore che ci ha invitato a prendere il suo tavolo, perché lui stava andando via. Così, come spesso facciamo nei nostri vagabondaggi, l’abbiamo invitato a stare con noi per scambiare quattro chiacchiere. Questa persona si chiama Silvano Garau Tuveri, per gli amici Silvio, è un professore di lettere in pensione, e ci ha raccontato di abitare in una casa padronale di proprietà della sua famiglia dal 1600. Da come ce la descriveva, l’impressione era che si trattasse di un luogo incantato… ma mai come quello che abbiamo visto quando siamo andati a visitarla in sua compagnia!

La casa Garau-Tuveri si propone come una successione di ambienti sospesi, come nuvole, al di là dello spazio e del tempo.



All’ingresso dal portone in legno, si viene accolti dai tanti gatti che sono i veri padroni di casa, e ci si trova immersi in un cortile in pietra coperto da un pergolato che crea giochi di luci ed ombre, mentre di fronte una scala in pietra conduce a un ballatoio da cui si può ammirare tutta la residenza.

La presenza di tanti reperti archeologici tra le piante del giardino, fa subito capire che ci si trova, tra le tante cose, all’interno di un museo a cielo aperto. Oggetti reperiti dalla famiglia in quattrocento anni di storia, e che spaziano in un arco temporale amplissimo, dal periodo prenuragico a quello medievale dei templari.

Un’ala della casa è dedicata al museo di famiglia, con antiche foto e oggettistica di grande pregio, e noi abbiamo solo potuto intravvedere qualcosa, perché l’intera visita richiede alcune ore.

Siamo così entrati in un’altra stanza, anch’essa ovviamente in pietra, e con una porta che ricorda quelle dei castelli medievali. E per quanto ormai avessimo capito che la realtà di quel luogo superava la più fervida fantasia, trovarci davanti una discoteca è stato come passare attraverso uno specchio di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ovviamente, discoteca in quanto locale adibito all’ascolto di musica, ma l’aspetto di quella grande sala è un’altra delle meraviglie che casa Garau-Tuveri offre, coi suoi “divani” in pietra, maschere etniche africane, reperti giunti da continenti lontani, e un’acustica eccezionale. Quella sala, come raccontano le foto esposte, è stata frequentata nei decenni da dj di fama nazionale e internazionale, richiamati dalla magia del luogo.

In un’altra sala, non poteva mancare un antico telaio ancora funzionante, per poi passare in un giardino retrostante dove, giusto per non porre limiti al continuo sorprendere, è presente un tempio buddista attorniato da reperti nuragici e, immancabili, i gatti a scortarci durante tutta la nostra visita.

Mentre scrivo, mi rendo conto che non è possibile rendere a parole la bellezza della vista del pergolato da sopra il ballatoio, l’emozione di ascoltare Hey Joe di Jimi Hendrix in un grande salone che ha visto passare quattrocento anni di storia, e niente di tutto ciò che ci si porta via da questa visita. Provo quindi a lasciare un po’ d’immagini e di brevissimi video, che vi aiuteranno almeno a farvi un’idea di questo luogo da favola, e magari vi invoglieranno ad andare a conoscerlo.



Lasciata Collinas, abbiamo percorso quasi dieci chilometri di discesa ininterrotta, attraversando Gonnostramatza, graziosa e ben tenuta come tutti i paesi della Marmilla, e giungendo quasi senza fatica fino alle porte di Mogoro, dove una breve salita ci ha portato dentro il paese. Mogoro è conosciuta per i suoi tappeti e i suoi vini, e in un viaggio cicloturistico attraverso la Sardegna non può mancare una visita al museo e alla cantina sociale.


Ormai il viaggio stava giungendo a conclusione, e dopo pochi chilometri abbiamo raggiunto Uras, per rientrare in treno a casa. Prima però abbiamo onorato quello che è un appuntamento ormai fisso, ovvero la tappa al bar-ristorante del parco, che ha il pregio di essere aperto in qualunque orario, e più di una volta ci ha consentito di ristorarci durante i nostri raid.

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Bene, e col rientro in treno, che come sempre è il mezzo ideale per rilassarsi e chiacchierare a fine escursione, mentre si viene riportati a casa, si chiude questo diario di viaggio.

Arrivederci al prossimo itinerario di viaggio, continuate a seguirci

Buone trasvolate dallo Stormo dei Bi(ke)plani



BREVI NOTE

L’ITINERARIO: da Assemini a Uras abbiamo percorso 87km con 510m d+. Circa il 70% del percorso è su asfalto, e il restante 30% su sterrato in buone condizioni. Se da Uras si vuole proseguire per Oristano, si può seguire l’itinerario “Lungo le FS” cui abbiamo dedicato un articolo sul sito, e in circa 32km pianeggianti si arriva nella città di Eleonora

PNEUMATICI ADATTI: non ci sono difficoltà tecniche, per cui vanno bene dei copertoni con tassellatura scorrevole (come i Michelin “Race” citati varie volte nel sito). Unica attenzione va posta nel tratto tra Sanluri e la chiesa campestre di Sant’Antiogu Becciu, perché nell’ultimo chilometro prima della chiesa il fondo stradale è un po’ sconnesso. Niente di complicato, ma se ci si ritrovasse carichi di bagagli durante un viaggio in Sardegna, sarebbe meglio percorrere la strada asfaltata che conduce comunque allo stesso punto panoramico in cui è ubicata la chiesa

TIPOLOGIA DI BICICLETTA: l’ideale è una “easy rider”, ovvero una mountain bike in assetto leggero, con forcella rigida e pneumatici scorrevoli. Si può utilizzare anche una gravel, prestando attenzione ai tratti un po’ sconnessi segnalati sopra

TRASPORTO BICI IN TRENO: vale la pena sottolineare quella che è probabilmente l’esigenza prioritaria al momento, ovvero: potenziare il servizio di trasporto bici nei treni. Altrimenti, tra il programma di realizzazione delle ciclabili, e l’impossibilità di caricare le bici in treno, vi è un’incoerenza talmente stridente che rende, nei fatti, impossibile lo sviluppo del cicloturismo in Sardegna, si dovessero anche fare domani mattina 10.000km di autostrade per le bici.

L’ingresso/uscita da Cagliari in bici è oggettivamente pericoloso, perchè si è costretti a pedalare nel traffico, addirittura con dei tratti di statale da percorrere (!!!). L’unica possibilità per evitare rischi è raggiungere Assemini (o almeno Elmas Aeroporto) trasportando la bici in treno.

Ed ecco il problema, grave, che fa da muro contro le possibilità di sviluppo cicloturistico dell’Isola: i posti son risicati (da due a quattro per treno), e non sempre si ha la fortuna, come invece è capitato in questo caso a noi al rientro da Uras, di incontrare Capitreno che hanno come priorità garantire i servizi ai passeggeri (e nei due posti-bici ne ha fatto stare tre). Se poi si presentasse una comitiva di 8-10 cicloturisti, neanche il più generoso dei capitreno potrebbe far niente per trasportarli. Visto che a breve ci saranno le elezioni regionali, e il tema del cicloturismo rientra praticamente in tutti i programmi elettorali, sarebbe opportuno chiedere (e infatti la chiediamo) una prova concreta di tale interesse: sostituire in ciascun treno un paio di moduli coi sedili fissi, con altrettanti ribaltabili (creando degli spazi adatti sia per sedersi che, se necessario, per riporre le bici), che è un intervento piuttosto semplice per una squadra rialzo. Sarebbe interessante, prima del prossimo voto, vedere già qualche treno modificato in questo modo. Perlomeno se si vuole mantenere una credibilità quando ci si propone per governare anche queste importanti materie

3 pensieri su “CAGLIARI-COLLINAS-URAS, IN VIAGGIO TRA CAMPIDANO E MARMILLA

  1. Esistono già questi treni: i Regionali bavaresi hanno due spazi per ogni porta dove possono alloggiare 3 bici per lato o due carrozzine o sedie a rotelle. In Sardegna potrebbero anche fare il biglietto regionale giornaliero-settimanale.

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      1. Danno un servizio molto buono, efficientissimo è forse troppo. Anche qui hanno problemi con ritardi, cancellazioni causa ghiaccio (nonostante ogni anno ci sia un periodo che rimane sotto lo zero) e così via. Penso che in Sardegna i posti in treno per le bici dovrebbero essere più che in Germania, essendo una terra legata al turismo e avendo un clima un po‘ più tiepido.

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