MISSION IMPOSSIBLE: RECUPERO E ALLESTIMENTO DELLA BIANCHI PREDATOR 2 DEL 1989

Questa volta abbiamo davanti una sfida davvero impegnativa. E la difficoltà non è tanto legata all’età della mtb, ma al modo in cui è stata trattata (o meglio, maltrattata) nel corso della sua vita. Si è ridotta praticamente a un blocco unico saldato dalla ruggine, per cui non si riesce a smontare tubo sella, pedivelle e pipa del manubrio, nemmeno utilizzando i metodi più drastici da carpenteria pesante.

Devo dire che, per la prima volta, ho pensato seriamente di desistere, consigliando al suo proprietario (assolutamente incolpevole per le condizioni della bici, dato che l’aveva appena acquistata) di dirottare su un altro allestimento.

Ci sono però ragioni del cuore che vanno oltre quanto ci indicherebbe la mente, e questo è uno di quei casi. Questa mtb infatti era stata rubata a Pietro (l’attuale proprietario) parecchi anni fa. Era la sua prima mountain bike, con cui aveva iniziato a praticare l’escursionismo. Di recente, incredibilmente, se l’era ritrovata in vendita, riconoscendola, e così aveva deciso di “riportarla a casa”. Il passo successivo era stato quello di chiedere al nostro gruppo di biplanacci se eravamo disponibili a riportarla a nuova vita, attualizzandola e “cucendola su misura” per le sue esigenze.

Il resto è storia di oggi: visto che né martello né cannello erano stati in grado di liberare il telaio da tubo sella, pipa e pedivella, non è restato che ricorrere a quella che è l’ultima speranza per affrontare queste situazioni: la santa pazienza.

Ed ecco allora questa storia di santa pazienza, ma anche di passione e (si spera) di professionalità, che vi racconteremo come sempre attraverso queste pagine.

Per il momento, accontentatevi di queste prime immagini dove potete ammirare il rottam… ehm, la mountain bike, sottoposta all’estrazione di tubo sella, pipa e pedivelle. Per pipa e pedivelle si è andati di smeriglio, senza pietà (tanto i pezzi erano da buttare). Per il tubo sella invece si è operato effettuando dei tagli longitudinali all’interno del tubo, in modo che, battendo con una punta tra telaio e tubo, si riuscisse a distaccare pian piano le due parti (e i tagli longitudinali son serviti a far staccare il tubo a pezzi). E’ stato un lavoro lunghissimo, perché la punta, battuta col martello, poteva avanzare di pochi decimi ogni volta, altrimenti si sarebbe incastrata tra telaio e tubo.

Come ho detto a Pietro, ho prosciugato il serbatoio della pazienza, e credo che per i prossimi dieci anni non vorrò più sentir parlare di fare un intervento del genere. Questo però ha raggiunto il risultato voluto, adesso il telaio è stato completamente spogliato ed è pronto a diventare la base per una mtb che, arrivando dal passato, è pronta ad essere aggiornata secondo le migliori tecnologie oggi disponibili, in modo da affrontare al meglio tutte le sfide future.

Ma questa è un’altra storia, e la vedremo insieme a brevissimo nel prossimo articolo

Stay tuned!

(Stefano Tuveri – Stormo Bi(ke)plani)

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