Questo nuovo articolo tecnico è probabilmente il più atipico tra quelli pubblicati finora ma, come vedrete, unisce l’affetto per i nostri gatti a delle considerazioni tecniche che ci consentono di portarli con noi sia in semplici passeggiate che in escursioni non troppo impegnative.

Il copyright di “catpacking” va al mio amico Marco Cossu, compagno di mille peripezie, con cui ci divertiamo a farci beffe dei neologismi con cui il marketing battezza ciò che in realtà esiste già da decenni (ma se lo chiami bikepacking, gravel, ecc., puoi farlo pagare quattro volte tanto).
Come si sarà intuito, adoro gli animali, e in particolare il mio cane Pluto (già apparso in qualche precedente articolo) e le mie gattine Spazzola e Pallottola (la protagonista involontaria di questa analisi tecnica), cui si sono aggiunti un altro discreto numero di gatti, cui voglio altrettanto bene e di cui mi presi a suo tempo cura per “motivi umanitari”.

Così, avendo da qualche anno deciso di limitare il “raggio d’azione” delle mie micie (nate e cresciute libere, e che adesso devono “accontentarsi” di una parte del giardino che è stata messa in sicurezza, per evitargli i rischi delle adiacenti strade trafficate), ho acquistato un trasportino “da bici” per fargli comunque soddisfare l’innato bisogno di vagabondare. Si tratta di una sacca semirigida molto simile a uno zaino, che può essere sia messa sulle spalle che agganciata al manubrio.
Chiaramente, i gatti vanno rispettati nella loro natura, per cui non devono essere forzati in alcun modo a seguirci nelle uscite in bici. Dei miei, ad esempio, quella cui piace di più andare in giro in mountain bike è Pallottola, che appare nelle foto e che, quando pedalo, si sdraia nel trasportino e si gode il paesaggio (tra tutti, è quella con l’indole più selvatica e con l’istinto più forte ad andare in giro). I gatti sono molto espliciti nel far capire se una cosa gli piace o meno, e i gatti meno vagabondi della mia banda felina, dopo pochi metri di pedalata, protestano con miagolii che ti fanno capire che in bici è meglio che io ci vada da solo.

Un suggerimento per far sentire a proprio agio un gatto quando viaggia nel trasportino, è quello di farglielo usare per alcuni giorni come cuccia, in modo che lo percepisca come un ambiente suo. A quel punto, si può provare a portarlo in bici.
Vediamo allora com’è fatto questo trasportino, e come va fissato alla bici.


Come si vede dalle fotografie, è necessario installare un portapacchi anteriore, in modo che il trasportino vi possa poggiare sopra.

Avendo poi il trasportino forma e struttura di uno zaino, si passano le due cinghie sul manubrio (che vi si infila, allo stesso modo di come si infilano le braccia quando lo si mette sulle spalle). Ci sono poi due ulteriori cinghie che si fissano anch’esse al manubrio, chiudendole e tenendole ben tese, in modo che il trasportino sia ben fermo.



Poichè questi trasportini hanno una struttura abbastanza morbida, nella tasca sulla spalliera ho inserito un pannello rigido (nel mio caso, di legno multistrato da 5mm, ma va bene qualunque materiale analogo), e in questo modo il trasportino può essere pressato sul manubrio dalle cinghie, senza deformarsi.
Fissato così, il trasportino non rischia in alcun modo di cadere.


Per garantire alla gattina un po’ di comfort, sul fondo del trasportino (rivestito da un’imbottitura morbida) ho messo un cuscino, in modo da assorbire urti e vibrazioni. Nel mio caso, la mtb è in assetto “easy rider”, e quindi con forcella rigida. Se però si vogliono affrontare fondi stradali irregolari (senza esagerare, altrimenti il gatto finisce frullato), è senz’altro meglio (anzi, direi indispensabile) avere una forcella ammortizzata (anche economica, dato che ci serve giusto ad assorbire urti e vibrazioni, non a vincere il mondiale di enduro).

Se poi volete viaggiare col trasportino aperto superiormente, è necessario mettere al gatto una pettorina e agganciarla al trasportino con un guinzaglio (il mio ha un guinzaglio incorporato di circa 30cm, fissato con una cucitura al suo interno). Va da se che non tutti i gatti gradiscono la pettorina. Pallottola, da brava gattina selvatica, mi ha fatto capire con le unghie che se voglio me la metto io, non lei (e quindi viaggia con trasportino rigorosamente chiuso).

Bene, usciamo dalla modalità Geo&Geo, e passiamo alla parte tecnica.
In particolare vediamo quanto il trasportino ci penalizza in termini di maggior resistenza (e quindi di minor velocità). Come vedremo, il rallentamento c’è, ma è poca roba, e infatti spesso porto con me Pallottola nelle mie uscite d’allenamento.
Ma vediamo di quantificare questo rallentamento (altrimenti che “diamo i numeri” è?!).
Le resistenze aggiuntive riguardano il peso (e quindi l’attrito volvente) e l’aerodinamica (perché quella piccola “vela” disposta anteriormente incrementa inevitabilmente la resistenza dell’aria).
- Rallentamento dovuto al peso: il trasportino pesa circa 2kg. Ipotizzando che il gatto pesi 4kg, a 25km/h si perdono circa 0,5km/h di velocità (a 30km/h, il rallentamento sarebbe analogo, come pure a 20km/h). Se poi si dovesse portare un gattone di 8kg, il rallentamento sarebbe di 0,8km/h. Avendo invece la fortuna di avere una gattina leggera come Pallottola (poco più di 2kg), il rallentamento è di appena 0,3km/h
- Rallentamento dovuto alla resistenza aerodinamica: il mio trasportino ha una superficie frontale di 30*40cm, che a 25km/h provoca un rallentamento di 1,6km/h. A 30km/h il rallentamento è di 2km/h (come avevamo visto nell’analisi tecnica dedicata a questo argomento, maggiore è la velocità e maggiore è la resistenza aerodinamica), mentre a 20km/h si viene rallentati di 1,2km/h
Come si vede, un biker che abitualmente percorre un determinato itinerario a 25km/h, se volesse farlo in compagnia del suo micio di 4kg viaggerebbe a circa 23km/h. Certo, andrebbe un po’ più piano, ma volete mettere il piacere di pedalare liberi tra le campagne in compagnia della propria belva felina?! 🙂




Per suggerimenti, domande o curiosità, usate lo spazio commenti, Così vediamo anche quanti siamo ad avere tra i nostri amici dei meravigliosi felini
Stefano Tuveri
(ingegnere e progettista/collaudatore/gattotrasportatore meccanico)
